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L’Avviso pubblico per startup a conduzione femminile costituite e costituende nell’ambito di laboratori di innovazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento del Tesoro, riapre la partita per le startup guidate da donne: contributi a fondo perduto, laboratori di validazione e sei mesi per trasformare un progetto anche embrionale in una soluzione credibile per il settore pubblico.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze torna a puntare sulle startup femminili con una misura che non si limita a finanziare, ma prova a ridurre uno dei veri colli di bottiglia dell’innovazione in Italia, cioè la validazione delle idee. La nuova Misura 64 – 2026, inserita nel programma FinTech Factory MEF, si rivolge infatti a startup a conduzione femminile già costituite oppure ancora da costituire, purché orientate all’innovazione tecnologica e alla cybersicurezza e con possibili applicazioni negli ambiti di interesse del Ministero e delle autorità economico-finanziarie.
Il cuore dell’avviso è chiaro: accelerare la nascita e lo sviluppo imprenditoriale di startup guidate da donne, sostenendo la validazione di soluzioni innovative, anche se ancora in fase embrionale, e accompagnando il consolidamento del progetto d’impresa. Non si tratta, quindi, di un bando pensato per realtà già mature o già pienamente industrializzate. Al contrario, il Dipartimento del Tesoro dichiara di voler intercettare anche proposte non definitive, purché abbiano un perimetro tecnologico coerente e una prospettiva concreta di utilizzo nel settore pubblico.
Questo è forse l’aspetto più interessante della misura. In Italia continua il chiacchiericcio su quanto bisognerebbe spingere a proposito di donne nell’innovazione, però il punto non è soltanto aumentare il numero delle imprese femminili, ma quello di costruire strumenti che consentano alle founder di passare dall’idea alla prova di mercato, e soprattutto alla prova istituzionale. Qui il MEF prova a farlo con un modello che unisce validazione, accompagnamento e contributo economico, collocando le startup selezionate dentro laboratori virtuali di innovazione dove la soluzione può essere testata, perfezionata e misurata rispetto a funzionalità, performance, vantaggi ed economie potenziali per la pubblica amministrazione.
Dal punto di vista operativo, l’avviso prevede per i soggetti selezionati un percorso di validazione della durata massima di sei mesi. A questo si aggiunge la possibilità di ottenere un contributo a fondo perduto fino a 50mila euro per singolo beneficiario. In base alla dotazione disponibile e al tetto massimo concedibile, il numero teorico dei progetti finanziabili arriva a 14. È un importo inferiore rispetto alla prima edizione del 2025, quando il contributo massimo previsto arrivava a 75mila euro, ma resta pur sempre una leva non trascurabile.
Il perimetro delle soluzioni ammissibili è piuttosto ampio, ma non generico. Il bando guarda a innovazioni applicabili all’analisi e ricerca economico-finanziaria, all’analisi del debito pubblico, alla regolamentazione e vigilanza del sistema finanziario, alla prevenzione dell’uso illecito del sistema finanziario e alla valorizzazione del patrimonio pubblico. Accanto a questo primo blocco, l’avviso apre anche a innovazioni utili ai processi operativi, alla gestione amministrativa e a quella documentale. In altre parole, non è una misura riservata alla sola finanza in senso stretto, ma interessa anche chi lavora su automazione, gestione dei dati, interoperabilità, sicurezza, efficienza dei processi e strumenti digitali per la macchina pubblica.
C’è poi un secondo punto da sottolineare: rientrano non solo le startup con più della metà delle socie donne e/o con una donna amministratrice delegata o amministratrice unica, ma anche persone fisiche che si impegnino a costituire la startup femminile in caso di ammissione. È una scelta importante, perché allarga l’accesso anche alle progettualità ancora non formalizzate, fase in cui spesso si concentra la maggiore fragilità finanziaria delle iniziative promosse da team femminili.
Interessante anche il fatto che il programma non si esaurisca nella validazione tecnica. Nella pagina ufficiale del FinTech Factory MEF si richiama infatti, per le startup femminili, anche un ciclo di sessioni seminariali dedicato alla messa a punto e allo sviluppo del progetto imprenditoriale. Nel venture e nel public procurement l’asimmetria non è solo di capitale, ma anche di accesso a reti, linguaggi, competenze regolatorie e confronto con la domanda pubblica. Un percorso che affianchi tecnologia e crescita imprenditoriale è, almeno sulla carta, una scelta sensata.
I dati della prima edizione raccontano che sulla Misura 64 del 2025 sono arrivate 63 domande e i contributi sono stati assegnati a 11 aziende, di cui 5 costituende. È un segnale duplice: da un lato esiste una domanda reale di strumenti pubblici mirati all’imprenditoria femminile innovativa; dall’altro, la selezione resta competitiva e impone candidature molto ben costruite.
La finestra temporale, del resto, è stretta. I chiarimenti possono essere richiesti con quesiti scritti entro le ore 12 del 6 marzo 2026 all’indirizzo PEC indicato dal Ministero, mentre la scadenza dell’avviso è fissata al 16 marzo 2026 alle ore 12. Per chi è interessata, è il momento di chiudere il progetto, dimostrando perché quella soluzione merita di essere validata.
La Misura 64 non risolve da sola il problema del sottofinanziamento delle imprese guidate da donne, anzi, ma prova almeno a trasformare l’innovazione femminile da promessa a evidenza.
https://sefconsulting.eu/Ldn/Landing-Ext-Light/1772615731 : FinTech Factory MEF, nuova chance per l’imprenditoria femminile
