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La Commissione Europea presieduta da Ursula Von Der Leyen si avvia all’esaurimento del proprio mandato che scadrà il 24 ottobre di quest’anno anche a seguito delle elezioni per il rinnovamento del Parlamento Europeo che andranno in scena nei Paesi della Comunità dal 6 al 9 giugno 2024.
di Stefania Annese
Dal 2019 al 2024 gli avvenimenti che hanno compromesso gli equilibri europei sono stati molteplici: la pandemia di Covid-19, che ha innescato una grave emergenza di salute pubblica e un notevole rallentamento economico; l’abbandono dall’UE da parte del Regno Unito; l’invasione dei militari russi del suolo dell’Ucraina, situazione che ha messo di nuovo alla prova l’UE e i suoi partner internazionali, determinati a condannare fermamente la guerra di aggressione, anche adottando una serie di sanzioni severe nei confronti della Russia.
Dopo il quinquennio del cambiamento
Analizzando la situazione attuale, l’Europa, chiamata ad affrontare ulteriori importanti sfide, per questioni geopolitiche potrebbe farlo disunità al suo interno. Se è vero così come dimostrato dai fatti, che l’Europa ha dimostrato una notevole capacità di risposta e solidarietà durante la pandemia, tuttavia, mantenere questo slancio per lungo termine richiederà un impegno costante e un’adeguata gestione.
Proprio per queste ragioni le prossime elezioni saranno un banco di prova importante per valutare se l’UE sarà in grado di mantenere la sua dinamicità e coesione sia nel contesto interno che in quello internazionale più complesso e di difficile decifrazione. Certamente, il conflitto tra Israele e Hamas ha portato tensioni significative a livello geopolitico, con implicazioni anche economiche. Per non parlare della questione delle migrazioni per il quale l’immobilismo determinato in particolar modo dalle disomogenee politiche nazionali che si spera possa essere scosso e messo nel dimenticatoio in particolar modo dopo l’approvazione nelle scorse settimane del nuovo ‘Patto Migrazioni e Asilo’ che si propone di riformare la politica di accoglienza della Comunità Europea e dei paesi che ne fanno parte. Tutto quanto detto contribuisce a un clima di incertezza e può influenzare le decisioni economiche a livello globale.
Si può ancora parlare di mercato comune?
Per quanto riguarda l’attuazione del Piano Nazionale per la Ripresa e Resilienza (PNRR), i progressi si sono registrati, ma appaiono limitati visto che la partita andrebbe chiusa entro il 2026. Allo stato attuale gli Stati membri dell’UE hanno raggiunto il 15% degli obiettivi nell’ambito del pilastro ‘transizione verde’ e il 13% di quelli nell’ambito della ‘trasformazione digitale’. Il 2024 dovrà essere dunque l’anno della svolta per le imprese, soprattutto per l’Italia seconda beneficiaria dopo la Spagna per mole di contributi UE da NextGenerationEU, il programma di ripresa post pandemico da 750 miliardi di euro e il suo Recovery Fund da 672,5 miliardi, che finanzia il PNRR. In questo assetto europeo, dopo la Grecia, l’Italia risulta il Paese con il secondo livello più alto di debito/Pil nell’UE. La normativa sugli aiuti di stato, rivista quest’anno, rischia di mettere in crisi l’intera costruzione del Mercato Unico. In pratica, Bruxelles permette fino al 2025 aiuti ai settori verdi (pannelli solari, batterie, turbine eoliche ecc.). Le nuove proposte, come gli atti per la transizione verde e digitale, potrebbero essere compromesse dalla mancanza di fondi ed esacerbare le divisioni tra i paesi membri, evidenziando la mancanza di una visione condivisa sulla politica industriale, energetica e commerciale europea.
