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DUT Call 2026: le città europee alla prova della transizione urbana

Alessandra Carlo

Alessandra Carlo

Laureata in Giurisprudenza all'Università Cattolica del Sacro Cuore con esperienze maturate nell'ambito della professione forense. Fa parte del Centro Studi di Sef Consulting
dutcall2026
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La DUT Call 2026 non è ancora aperta, ma è già disponibile il draft del testo ufficiale. Il documento consente di comprendere la struttura progettuale, i topic, i requisiti dei partenariati e il tipo di innovazione che l’Europa intende portare nelle città.

L’apertura della prima fase è fissata al 1° settembre 2026. Le pre-proposte dovranno essere presentate entro il 17 novembre 2026 mentre la seconda fase, riservata ai consorzi selezionati, si aprirà nei primi mesi del 2027 e si concluderà il 15 aprile. La decisione di finanziamento è prevista per luglio 2027, mentre l’avvio dei progetti dovrebbe avvenire tra la fine del 2027 e l’inizio del 2028.

Il testo pubblicato resta un draft. Il budget complessivo non è ancora definito e anche l’elenco dei Paesi e delle agenzie nazionali finanziatrici potrà essere integrato fino all’apertura della call. La struttura tematica e i requisiti transnazionali sono però sufficientemente precisi per avviare la costruzione delle proposte.

La conferma dei tre Transition Pathways

La DUT Call 2026, cofinanziata nell’ambito di Horizon Europe, conferma i tre Transition Pathways della partnership: 15-minute City, Circular Urban Economies e Positive Energy Districts. La novità non consiste tanto nella conferma di questi tre percorsi quanto nel maggiore orientamento verso l’implementazione, la dimostrazione e la diffusione delle soluzioni.

Il bando distingue tra Research-Oriented Approach e Innovation-Oriented Approach. Il primo è destinato soprattutto alla produzione di conoscenze, all’analisi dei fenomeni urbani, alla modellizzazione e allo sviluppo di strumenti utili alle amministrazioni e ai decisori. Il secondo riguarda invece soluzioni operative, tecnologiche, organizzative o sociali da sperimentare, dimostrare, validare e portare verso un’applicazione più ampia.

Ogni progetto dovrà scegliere l’approccio prevalente, anche quando le attività comprenderanno componenti sia di ricerca sia di innovazione. La call dichiara però esplicitamente di voler aumentare il peso dei progetti capaci di passare dalle idee all’applicazione nei quartieri, negli edifici, nei sistemi energetici e nelle infrastrutture urbane.

Un topic trasversale per riutilizzare la città esistente

La principale novità della call è il topic trasversale “Adaptive reuse of existing urban structures and spaces”, dedicato al riuso adattivo di edifici, infrastrutture e spazi urbani esistenti.

Si tratta di un topic autonomo che attraversa 15-minute City, Circular Urban Economies e Positive Energy Districts. Le proposte dovranno scegliere un percorso principale ma integrare aspetti riconducibili ad almeno due dei tre Transition Pathways.

Il topic è riservato esclusivamente a progetti Innovation-Oriented Approach. Sono quindi richieste iniziative sufficientemente mature da produrre sperimentazioni, dimostratori e interventi in contesti urbani reali. Oltre alla presenza obbligatoria di un’autorità urbana il consorzio dovrà comprendere almeno un’organizzazione privata finanziata come un’impresa, una PMI o un soggetto rappresentativo di un settore economico.

Il riuso adattivo viene interpretato in senso ampio. Riguarda edifici vuoti o sottoutilizzati, aree industriali dismesse, parcheggi, infrastrutture della mobilità, spazi pubblici, coperture, aree verdi e blu. L’obiettivo è evitare che la transizione urbana continui a coincidere con la costruzione del nuovo e mostrare come il patrimonio esistente possa essere riconvertito per rispondere alla crisi climatica, alla povertà energetica, alla carenza di abitazioni accessibili, alle disuguaglianze spaziali e alla necessità di ridurre il consumo di suolo.

La call chiede di affrontare anche le condizioni che spesso bloccano questi interventi: proprietà frammentate, norme urbanistiche ed energetiche, difficoltà finanziarie, sistemi di appalto, modelli di investimento e rapporti tra amministrazioni, proprietari, imprese e comunità locali.

In questo quadro entrano esplicitamente design, patrimonio culturale, qualità estetica e identità dei luoghi. Il richiamo ai principi del New European Bauhaus indica che il riuso deve essere inclusivo, riconoscibile e coerente con la storia materiale e sociale delle comunità.

Sette topic per la transizione urbana

Accanto al topic trasversale, la DUT Call 2026 individua due temi specifici per ciascun Transition Pathway.

Per la 15-minute City, il primo topic riguarda l’allineamento delle politiche di mobilità tra amministrazioni, imprese, grandi luoghi di lavoro, ospedali, università, centri commerciali e altri soggetti capaci di incidere quotidianamente sugli spostamenti. La transizione verso trasporto pubblico, mobilità attiva ed elettrica richiede una convergenza tra politiche pubbliche e organizzazione privata del lavoro e dei servizi.

Il secondo topic riguarda le economie di quartiere e l’innovazione nell’offerta quotidiana locale. La città dei 15 minuti viene considerata come un sistema economico di prossimità: commercio, servizi, produzione culturale, lavoro, spazi condivisi e attività capaci di ridurre la necessità di spostamenti e rafforzare la vitalità dei quartieri.

Per le Circular Urban Economies, un topic è dedicato alla manutenzione innovativa degli spazi verdi, blu e blu-verdi. Parchi, alberature, fiumi, canali, stagni e zone umide non producono benefici automaticamente: la loro efficacia dipende dalla manutenzione, dalle competenze, dai sistemi di finanziamento e dalla capacità di coinvolgere cittadini, imprese e amministrazioni.

La call invita a superare una manutenzione orientata soltanto alla pulizia, all’ordine apparente o alla riduzione dei costi. Occorrono pratiche capaci di tutelare biodiversità, raffrescamento urbano, gestione delle acque, sicurezza, accessibilità e resilienza climatica.

Il secondo topic CUE riguarda il ripensamento della produzione urbana. Le città possono tornare a ospitare agricoltura urbana, laboratori di riparazione, manifattura leggera, makerspace, industrie culturali e creative e attività che impiegano i rifiuti e i materiali di scarto come nuove risorse.

La rilocalizzazione di alcune produzioni può ridurre la lunghezza delle filiere, creare occupazione, aumentare la capacità di risposta alle crisi e rafforzare economie più circolari. Per farlo però occorre intervenire su urbanistica, autorizzazioni, disponibilità degli spazi, logistica, modelli di impresa e convivenza tra funzioni produttive e residenziali.

Per i Positive Energy Districts, il primo topic specifico riguarda l’applicazione delle soluzioni PED nell’edilizia residenziale privata e nei differenti contesti urbani. La transizione energetica dei quartieri deve confrontarsi con condomini, proprietà frammentate, capacità economiche differenti, povertà energetica e difficoltà decisionali.

Il secondo topic affronta la flessibilità dei sistemi energetici e l’integrazione tra tecnologie. L’obiettivo non è finanziare una singola tecnologia, ma dimostrare come sistemi diversi possano funzionare insieme, ridurre la congestione delle reti e distribuire in modo equo costi e benefici.

Non soltanto tecnologia

La call comprende esplicitamente tra i possibili candidati università e centri di ricerca, imprese, amministrazioni urbane, organizzazioni della società civile, soggetti non profit e attori dei settori culturali e creativi, come architetti, artisti e designer.

L’ammissibilità effettiva dipenderà però dalle regole delle singole agenzie nazionali. Un soggetto può essere considerato ammissibile a livello transnazionale ma non finanziabile dalla propria agenzia.

La presenza della cultura non è soltanto formale. I progetti devono considerare cultura e valori, governance, infrastrutture, tecnologie e modelli economici come dimensioni interdipendenti della trasformazione urbana. La sostenibilità allo stesso modo comprende comportamenti, identità locali, accettazione sociale, accessibilità, inclusione e capacità delle comunità di partecipare alle decisioni.

Come deve essere costruito il partenariato

Ogni proposta dovrà essere presentata da almeno tre partner finanziabili appartenenti a tre differenti Paesi partecipanti. Almeno due dovranno provenire da Stati membri dell’Unione europea o Paesi associati a Horizon Europe ammessi al cofinanziamento europeo.

È obbligatoria la presenza nel consorzio di almeno un Comune, un’autorità locale o un soggetto pubblico che eroghi servizi urbani essenziali. L’autorità urbana potrà essere coordinatore, partner finanziato oppure cooperation partner a seconda delle regole nazionali.

I consorzi dovranno essere equilibrati per distribuzione delle attività e del budget. Nessun singolo partner potrà rappresentare più del 50% del lavoro complessivo calcolato in mesi-persona. La DUT Partnership indica come configurazione ordinaria consorzi medio-piccoli, generalmente collegati a tre-cinque agenzie finanziatrici, pur senza stabilire un numero massimo di partecipanti.

Durata e dimensione dei progetti

I progetti potranno durare al massimo 36 mesi. A livello transnazionale non esistono soglie minime o massime fisse perché finanziamenti, intensità di aiuto e limiti per ciascun partecipante dipenderanno dalle regole nazionali.

La partnership indica tuttavia che la maggior parte dei progetti dovrebbe presentare una richiesta finanziaria complessiva nell’ordine di uno-due milioni di euro.

I consorzi dovranno inoltre prevedere risorse per le attività comuni del programma DUT: incontri, networking, comunicazione, diffusione dei risultati e partecipazione ai Knowledge Hubs. Per queste attività viene indicato un budget massimo complessivo di 30.000 euro comprese le eventuali spese di viaggio.

La candidatura seguirà una procedura in due fasi. La pre-proposta dovrà contenere il partenariato, una descrizione sintetica del progetto, i principali risultati attesi, le tappe essenziali e le indicazioni finanziarie richieste dalle agenzie nazionali. Soltanto i consorzi selezionati potranno presentare la proposta completa.

La partecipazione italiana non è ancora confermata

Per i potenziali candidati italiani resta un elemento decisivo da chiarire. Nel draft pubblicato a luglio l’Italia e il Ministero dell’Università e della Ricerca non compaiono ancora nell’elenco delle agenzie finanziatrici confermate.

La pagina ufficiale della call precisa che la composizione definitiva dei Paesi partecipanti sarà resa nota il 1° settembre. Non è quindi ancora possibile stabilire quali soggetti italiani potranno ottenere il finanziamento, quali attività saranno ammissibili, quale sarà il budget nazionale e quali percentuali di contributo verranno applicate.

Università, imprese, Comuni ed enti italiani possono già lavorare sul concept progettuale, cercare partner e individuare i casi urbani da sviluppare. Non devono però considerare acquisita la disponibilità del finanziamento nazionale.

Qualora l’Italia non fosse inserita tra i Paesi finanziatori, i soggetti italiani potrebbero partecipare soltanto come cooperation partner, sostenendo le proprie attività con altre risorse e senza concorrere al requisito minimo dei tre partner finanziabili. È dunque necessario seguire contemporaneamente gli aggiornamenti della DUT Partnership e le comunicazioni del MUR.

Dalla città sostenibile alla città che sa trasformarsi

La DUT Call 2026 mostra una direzione ormai evidente nelle politiche europee. La transizione urbana viene valutata per la capacità di produrre interventi applicabili, misurabili, replicabili e finanziariamente sostenibili.

Le città diventano il luogo nel quale politiche energetiche, mobilità, circolarità, cultura, housing, biodiversità e innovazione industriale devono dimostrare di poter funzionare insieme. La call comprende contesti urbani e periurbani e può considerare anche le relazioni tra città e territori rurali, purché il problema centrale resti urbano.

Per costruire una proposta credibile occorrerà partire da un bisogno concreto, disporre di un contesto nel quale sperimentare, coinvolgere l’autorità urbana fin dalla progettazione e dimostrare come risultati, strumenti e modelli potranno essere utilizzati dopo la conclusione del finanziamento.

L’apertura del 1° settembre sarà quindi il momento in cui una progettazione già matura dovrà trasformarsi in candidatura.

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