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Donne, denaro e stereotipi: una sfida per tutti

Stereotipi femminili

Un’interessante ricerca condotta dall’Università Cattolica di Milano ha indagato sulle differenze di genere legate al denaro. Ne è emerso un quadro sfaccettato e complesso, fatto di pregiudizi e stereotipi di origine culturale che influenzano i comportamenti delle donne limitandone le scelte finanziarie.

 

di Edmondo Giroud

 

La ricerca Donne e denaro: una sfida per l’inclusione promossa da Banca Widiba e realizzata dal dipartimento di Psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ha portato alla luce un insieme complesso di credenze stereotipiche che influenzano le scelte e gli atteggiamenti della popolazione femminile in ambito finanziario. L’indagine psicosociale ha indagato un campione rappresentativo equamente diviso tra uomini e donne attraverso interviste, focus group e surveys qualitative e quantitative, consentendo di individuare, e anche di smentire, alcuni stereotipi che pesano sui comportamenti poco efficaci delle donne in ambito economico e finanziario. Lo scopo di questa interessante ricerca multimetodo è quello di identificare e analizzare i fattori che ostacolano, ma anche quelli che favoriscono, il coinvolgimento attivo e consapevole delle donne nella gestione finanziaria del loro patrimonio. L’obiettivo finale è quello di riuscire a realizzare azioni concrete a supporto dell’educazione finanziaria per lo sviluppo di una nuova cultura inclusiva.

Una ricerca in progress

Il progetto, della durata di circa un anno, è iniziato a settembre 2021 e si articola in quattro fasi di ricerca. La prima ha analizzato le attuali conoscenze sulle differenze di genere nei comportamenti associati all’uso del denaro. La seconda fase è stata caratterizzata da focus group che hanno indagato le rappresentazioni delle donne relative al denaro, agli stereotipi e al legame con l’identità di genere. Con la terza fase si è poi proceduto a uno studio quantitativo rispetto alle variabili che influenzano gli atteggiamenti che le donne hanno rispetto al denaro insieme al ruolo fondamentale degli stereotipi di genere. Infine la quarta fase, che concluderà il progetto, punta a progettare interventi utili ad abbattere le differenze di genere in ambito finanziario e a favorire un maggiore coinvolgimento delle donne nella gestione del proprio denaro.

Quel che rileva maggiormente di questa ricerca è il ruolo delle credenze stereotipiche che sono alla base dei differenti atteggiamenti delle donne nei confronti del denaro. È da queste evidenze empiriche di origine culturale che occorrerà partire per progettare innovativi programmi di intervento volti a superare il divario di genere, ancora molto forte e persistente in ambito finanziario.

I dati quali-quantitativi

A dispetto delle attese il divario tra uomini e donne nell’esperienza pratica non è così forte. Il deficit di conoscenze finanziarie percepito dalle donne non deriva da una differenza di genere nell’educazione finanziaria ricevuta in famiglia, quanto piuttosto nelle conoscenze che le donne hanno l’opportunità di acquisire fuori dall’ambiente famigliare. Infatti non esistono differenze su quanto dichiarato dagli uomini e dalle donne sulle buone pratiche di gestione del denaro trasmesse dalla famiglia. Inoltre, tra le donne che hanno condotto studi economici, solo la metà ha esperienza in investimenti finanziari a fronte di due terzi degli uomini con uguale ordine di studi. Le donne con studi di economia hanno però meno esperienza nelle varie forme di investimento rispetto agli uomini.

Si potrebbe pensare che queste differenze siano legate alla quantità di denaro posseduto. Ciò viene tuttavia smentito dal fatto che la tendenza a investire è molto meno forte nelle donne del campione rispetto a quanto dichiarato dagli uomini, nonostante il denaro posseduto. In soldoni, e in linea con quanto trovato in letteratura, le donne sono più restie a investire e tendono a evitare i rischi, a pari possibilità di guadagno.

La ricerca di informazioni

Questa differenza può essere spiegata con l’ipotesi che le donne siano disorientate o non sappiano bene a chi rivolgersi quando decidono di gestire il proprio denaro. A parità di consulenti finanziari disponibili, le donne sembrano preferire il consiglio di parenti e amici attivando i propri canali informali. In sostanza, le donne non riescano a trovare nei canali formali una comunicazione efficiente che favorisca l’acquisizione di conoscenza. Questo le allontana dalla possibilità di raccogliere le giuste informazioni e di acquisire sicurezza e consapevolezza, alimentando la percezione di non essere pronte a compiere le scelte giuste quando si tratta di investire il loro denaro.

Il ruolo degli stereotipi di genere

La ricerca fa emergere due importanti nuclei tematici, o meglio, due ostacoli al coinvolgimento delle donne nella gestione finanziaria. Il primo è rappresentato dagli stereotipi di genere, talmente radicati e interiorizzati da essere riproposti senza quasi rendersene conto. In sostanza, le donne hanno il compito di occuparsi della gestione delle spese quotidiane mentre gli uomini della gestione dei grandi patrimoni e degli investimenti. Gli stereotipi riguardano anche le motivazioni che spingono uomini e donne verso il guadagno: gli uomini con il denaro acquistano prestigio, sicurezza e potere. Per le donne, invece, il denaro è strettamente intrecciato alla realizzazione di altri progetti di vita, soprattutto una realizzazione nell’ambito affettivo-relazionale, come ad esempio mettere su famiglia, acquistare una casa, fare studiare i figli ecc.

Il secondo ostacolo è legato a un’insicurezza di base che le donne avvertono nel rapportarsi ai soggetti che operano nel settore della finanza, vale a dire i consulenti, considerati indispensabili ma al tempo stesso troppo distanti e intimidenti. Viste dalla prospettiva dei consulenti, portatori anch’essi di credenze stereotipiche, le donne vengono solitamente percepite come semplici amministratrici delle spese famigliari e hanno meno voce in capitolo rispetto alle questioni finanziarie più importanti, specialmente quando si tratta di conti condivisi. Insomma anche per i consulenti finanziari le donne vivono una condizione di dipendenza dal compagno, delegando a lui molte delle questioni economiche più complesse.

Gli stereotipi dei consulenti

Nello specifico, dai dati emerge che i consulenti finanziari maschi, soprattutto quando hanno radicati stereotipi sul genere, modificano le proprie scelte di portafoglio personalizzato e le strategie comunicative in base al genere del cliente. Propongono infatti prodotti semplificati alle clienti donne, mentre riservano quelli più complessi e con maggiori informazioni ai clienti uomini. Gli stereotipi di genere dei consulenti finanziari impediscono quindi tendenzialmente l’accesso alle informazioni da parte delle clienti donne, accrescendo le lacune sistematiche che impediscono alle donne di relazionarsi correttamente con il contesto finanziario.

Stereotipi relativi al potere

Un aspetto molto interessante dell’indagine riguarda la diversa incidenza che il denaro ha nelle relazioni di coppia. Nell’immaginario comune l’uomo è infatti incaricato di guadagnare di più della donna, e questa regola non scritta favorisce l’equilibrio della coppia, conferendone stabilità. Laddove questa prescrizione viene disattesa, con la donna che guadagna di più del compagno, l’equilibrio sembra essere minacciato. Inoltre una donna che vive una relazione con un uomo benestante è percepita come “arrivista”.

Un altro elemento di riflessione è relativo al fatto che le donne riportano con maggior frequenza la presenza di alcuni tabù nel parlare di soldi con familiari e amici. Queste interdizioni e questi imbarazzi legati al denaro potrebbero essere determinati da fattori educativi che consigliano la discrezione nel parlare della propria situazione finanziaria. Le donne indicano infatti una minore propensione a discorrere apertamente di denaro in pubblico.

In conclusione, questi primi risultati fanno emergere quanto gli stereotipi di genere condizionino le donne nella gestione del denaro portandole ad avere una minore percezione della propria competenza in materia finanziaria. Impattando negativamente sulla propria identità e sul modo in cui si relazionano con il denaro.

 

L’intera ricerca è consultabile qui.

 

 

 

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