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È il momento del rilancio dell’associazionismo

Claudia Fiaschi

Il mondo dell’associazionismo soffre pesantemente per l’emergenza pandemica, ma mai come in questo momento è divenuto consapevole del proprio, insostituibile, ruolo sociale. E attende un giusto riscatto. Intervista a Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo settore.

di Alessandro Battaglia Parodi

Dopo aver scongiurato il pericoloso articolo 108 in Commissione Bilancio pochi mesi fa, il mondo del Terzo settore si ritrova oggi ad affrontare una congiuntura davvero drammatica che potrebbe spazzare via buona parte del piccolo associazionismo, il più radicato sul territorio ma anche il più fragile. Sono infatti ancora molte le operazioni da portare a temine per riformare il comparto e riuscire a costruire una vera rete di protezione sociale: dal difficile accesso al credito fino al Codice del 2017, mai decollato per l’assenza di norme attuative, passando infine per l’opacità dell’attuale materia fiscale. La portavoce del Forum del Terzo Settore Claudia Fiaschi ci racconta quali sono le priorità più urgenti oggi sul tavolo.

Di recente avete sventato l’approvazione dell’articolo 108 che avrebbe parificato il regime delle associazioni a quello delle attività commerciali, evitando così la chiusura di moltissime realtà del Terzo settore. Ma i tempi che viviamo sono spietati e molti enti sono destinati comunque a chiudere per l’emergenza Covid. Che cosa si può fare?

«La prima misura sulla quale stiamo richiamando l’attenzione del Governo è quella dell’apertura al Terzo settore non commerciale delle garanzie pubbliche per l’accesso al credito. È chiaro che oggi la possibilità di far fronte alla crisi passa anche dalla capacità di gestire gli impegni economici e finanziari delle organizzazioni, incluse quelle del Terzo settore non commerciale. Ricordiamoci che il Terzo settore occupa 850mila lavoratori: la metà di questi non lavora in imprese sociali propriamente dette, ma in enti di tipo associativo, con una natura che attualmente preclude loro l’accesso alle misure ordinarie del credito garantito dalla pubblica amministrazione».

Il problema del peso fiscale è un elemento cruciale per molti enti, e si ricollega in qualche modo al Recovery Plan e alla sua riscrittura. Qual è la richiesta del Forum al Governo su questa materia?

«Direi che i temi sul tavolo sono due. Uno è appunto il tema fiscale: la riforma ha introdotto delle modifiche dell’inquadramento fiscale degli enti che hanno bisogno di essere corrette in parte, e armonizzate, per poter consentire agli enti di avere continuità rispetto al loro lavoro, e al tempo stesso offrire la possibilità di sprigionare al meglio il loro potenziale trasformativo nelle comunità. Per il Pnrr invece il tema è più articolato. Noi stiamo richiamando l’attenzione del Governo, abbiamo avuto molti incontri con quasi tutti i ministeri interessati da questo percorso, in particolare con il Ministero del Lavoro sia nel percorso del Governo precedente sia di quello attuale. Il nostro obiettivo è quello di riuscire a ottenere misure che sostengano l’innovazione del Terzo settore, sia quello associativo che quello imprenditoriale, con un richiamo particolare ma non esclusivo all’asset dell’Innovazione digitale. Perché il tema del digitale rappresenta una sfida da vincere anche per il Terzo settore. Su questo abbiamo presentato alcune proposte, insieme alla richiesta di poter rafforzare in qualche modo, attraverso una misura dedicata, le reti di collaborazione nel territorio tra il mondo del Terzo settore, il mondo delle amministrazioni pubbliche e il mondo delle imprese».

In tanta incertezza c’è stato però anche qualche elemento positivo e del tutto inatteso…

«Sì, durante il Covid abbiamo visto che, laddove ciò è stato possibile, si è prodotto un grande impatto in termini non solo di qualità degli aiuti, ma anche di efficientamento delle risorse, evitando sovrapposizioni e migliorando l’impatto sia delle misure pubbliche sia delle misure private. Riteniamo che costruire una vera e propria rete della protezione sociale rappresenti una delle sfide riformatrici alla portata del nostro Paese, perché c’è un Terzo settore diffuso in tutto il territorio, in particolare nelle aree più deboli, ed esso è il partner naturale delle pubbliche amministrazioni per generare impatto».

Sappiamo che senza norme attuative il Codice del Terzo settore non può offrire quei benefici che rappresenterebbero il punto di svolta nel reperimento di risorse economiche. Come stanno le cose?

«Qui le questioni sono due. La prima è quella di una fiscalità che, così come è disegnata oggi nell’articolo 79 del Codice del Terzo settore, mette fuori gioco l’associazionismo italiano, e che quindi richiede una modifica strutturale per uscire fuori dalle incertezze applicative oltre che dai rischi di un’applicazione restrittiva che penalizzi gli enti. La seconda questione è la vigilanza dell’impresa sociale, perché è impensabile varare un dispositivo applicativo di agevolazioni fiscali a vantaggio di un soggetto che rimarrebbe l’unico agevolato dalla fiscalità pubblica, senza un adeguato impianto di vigilanza. Oggi il mondo dell’associazionismo vive all’interno di un contesto vigilato, la cooperazione sociale vive a sua volta in un contesto vigilato, e bisogna quindi che anche l’impresa sociale abbia un solido impianto di vigilanza per evitare approcci speculativi a questo istituto. Questo perché anche un soggetto tipicamente profit, come una società per azioni, può acquisire la qualifica di impresa sociale».

Questo famigerato decreto attuativo è ancora così lontano? Perché ci sono tante resistenze politiche?

«Non parlerei di resistenze politiche, ma di un tempo complesso in cui si sono succedute molte crisi economiche e molte emergenze, inclusa quella del Covid-19, e in cui purtroppo la sensibilità verso il Terzo settore non è stata così alta da mettere in primo piano la necessità di dare attuazione a queste riforme. Noi auspichiamo però che si sia finalmente giunti a un cambio di passo: il Ministro del Lavoro Andrea Orlando ha tenuto per sé le deleghe per il Terzo settore, e il suo intento è quello di andare a costruire rapidamente le soluzioni ai problemi che noi gli abbiamo posto. Confidiamo che sarà così, e che quindi nei prossimi mesi riusciremo a costruire soluzioni positive alle questioni che ancora rimangono in sospeso, per dare finalmente slancio a una riforma che ha un grande potenziale».

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“La nostra mission consiste nel dotare i lettori di un magazine in grado di decifrare il vasto mondo della gestione d’impresa grazie a contenuti d’eccezione e alla collaborazione con enti pubblici e privati.”

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