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L’Europa torna a investire sulle industrie culturali e creative ma con un’indicazione molto precisa: non basta avere una buona idea. Occorre averla già trasformata in una soluzione funzionante, sufficientemente matura per confrontarsi con clienti, mercato, proprietà intellettuale e crescita.
È questa la logica della nuova call Innovation Projects 2026 di EIT Culture & Creativity, aperta il 25 settembre e dotata complessivamente di 10,5 milioni di euro. L’obiettivo è accompagnare innovazioni già mature dal TRL 7 al TRL 9, cioè dalla dimostrazione di un prototipo in un ambiente operativo fino alla piena validazione e al suo impiego sul mercato. La prima scadenza è fissata al 30 ottobre 2026 alle ore 17.00.
La call riguarda tre comparti: moda, architettura e media audiovisivi. Una scelta che racconta anche la strategia di EIT Culture & Creativity: concentrare risorse sui settori nei quali transizione digitale, sostenibilità ambientale e nuovi modelli produttivi stanno già modificando profondamente le catene del valore.
Non un bando per le idee, ma per ciò che è già vicino al mercato
Il punto centrale è proprio la vicinanza al mercato. EIT Culture & Creativity lo ha chiarito fin dalla presentazione dell’iniziativa: il programma nasce per finanziare imprese che dispongano già di un’innovazione validata e siano pronte a costruire una credibile strategia di ingresso e crescita sul mercato. Il progetto deve quindi partire da TRL 7, il livello in cui un prototipo è già stato dimostrato in un ambiente operativo, e arrivare fino a TRL 9, quando la soluzione può considerarsi pienamente dimostrata nelle condizioni reali di utilizzo.
La ricerca può essere presente ma deve avere una funzione circoscritta e strumentale. Il programma è costruito soprattutto intorno alla capacità di trasformare una tecnologia o un’innovazione già matura in un prodotto o servizio commercializzabile.
È probabilmente questo il tratto più significativo dell’intervento: affrontare uno dei passaggi nei quali molte innovazioni europee si fermano, quello che separa un prodotto tecnicamente valido dalla sua adozione effettiva da parte del mercato.
Fino a 900 mila euro per progetto
La procedura si sviluppa in due fasi, seguite dall’implementazione dei progetti selezionati.
Nella prima viene presentata una proposta sintetica attraverso la quale vengono valutati il concetto innovativo, la sua effettiva maturità a TRL 7 e i primi elementi relativi a mercato, proprietà intellettuale e quadro regolatorio.
Potranno essere selezionati fino a 30 progetti. Ciascuno riceverà 20 mila euro per affrontare la fase preparatoria successiva e realizzare un Business Development Plan più approfondito comprendente validazione del mercato, proprietà intellettuale, aspetti normativi e strategia di commercializzazione. Al termine della seconda selezione potranno essere finanziati fino a 11 progetti con un contributo massimo di 900 mila euro ciascuno e una durata fino a 18 mesi.
EIT Culture & Creativity potrà coprire fino al 70% dei costi ammissibili. Il restante 30% dovrà essere sostenuto dai componenti del consorzio attraverso risorse proprie o altre fonti ammissibili che non producano doppio finanziamento europeo.
La dotazione complessiva arriva così a 600 mila euro per la fase preparatoria e a 9,9 milioni di euro per l’implementazione dei progetti.
Rispetto alla Main Innovation Call 2025 il salto di scala è evidente: il precedente programma prevedeva un contributo massimo di 350 mila euro per progetto mentre il nuovo impianto porta il massimale a 900 mila euro e accentua decisamente l’orientamento verso innovazioni mature e scalabili.
Moda circolare, nuovi materiali e intelligenza artificiale
Nel settore Fashion trovano spazio tecnologie per la circolarità tessile, passaporti digitali di prodotto, strumenti di progettazione assistita dall’intelligenza artificiale, modelli di business legati a noleggio, riuso, riparazione e resale, insieme a soluzioni per rendere più sostenibili le catene di approvvigionamento.
Per l’Architecture il bando guarda invece a materiali innovativi e bio-based, circular design e progettazione per il disassemblaggio, interventi di adattamento climatico economicamente accessibili, strumenti capaci di migliorare la coesione sociale negli ambienti urbani e piattaforme di standardizzazione rivolte alle PMI.
Particolarmente significativo è il capitolo dedicato agli Audio-Visual Media nel quale l’intelligenza artificiale generativa entra direttamente nel perimetro della call: strumenti responsabili per la produzione di contenuti, nuovi modelli di monetizzazione digitale, sistemi di analisi delle audience conformi al GDPR, tecnologie per l’identità e la sovranità digitale e strumenti per proteggere la proprietà intellettuale nell’era dell’AI.
Ogni proposta deve dimostrare un percorso credibile verso la commercializzazione e contribuire alle transizioni verde, digitale e sociale dell’Unione europea.
Prima si parte soli, poi serve chi sappia portare l’innovazione sul mercato
Nella prima fase può presentare la candidatura un singolo soggetto giuridico: startup, scaleup, PMI o anche un’impresa di maggiori dimensioni, purché operi direttamente in uno dei tre settori interessati o al loro servizio. Università, organismi di ricerca e istituzioni culturali non possono invece presentarsi da soli come applicant nella prima fase. Chi supera questa selezione dovrà costituire per la seconda fase un consorzio formato da almeno due e non più di tre soggetti indipendenti.
Il soggetto che ha presentato la prima candidatura rimane coordinatore. Il secondo componente deve obbligatoriamente essere un commercialisation partner, vale a dire un partner capace di portare competenze concrete nell’accesso al mercato, nella distribuzione, nel licensing, nelle relazioni con gli investitori, nello sviluppo commerciale o nella valorizzazione della proprietà intellettuale. Un terzo partner può eventualmente completare il consorzio.
La struttura della call cerca deliberatamente di mettere nello stesso progetto chi sviluppa l’innovazione e chi possiede gli strumenti per trasformarla in mercato e ricavi.
Il Business Development Plan pesa quanto la tecnologia
Nella prima fase le proposte devono raggiungere almeno 23 punti su 30, rispettando contemporaneamente specifiche soglie per eccellenza, impatto, qualità dell’implementazione e dimensione europea. Nella seconda fase serviranno almeno 70 punti su 90 nella valutazione esterna. I progetti che supereranno questa soglia accederanno poi alla selezione di portafoglio, dove sarà necessario raggiungere almeno 24 punti su 40.
A valutare le proposte complete saranno anche esperti economico-finanziari. Entrano così direttamente nella selezione la credibilità del Business Development Plan, la sostenibilità economica, il percorso verso i ricavi e la capacità di scalare la soluzione.
La stessa EIT Culture & Creativity sottolinea che il sostegno non si esaurisce nel contributo finanziario: i progetti selezionati potranno accedere alla rete europea dell’organizzazione presente in oltre trenta Paesi, a iniziative di matchmaking con imprese, investitori e partner strategici, ai Demo Days e all’Innovation Forum.
Revenue Sharing e sostenibilità finanziaria: il punto da leggere con attenzione
C’è poi un aspetto meno immediato ma particolarmente importante per le imprese interessate: il cosiddetto Financial Sustainability Mechanism. La versione 1.0 delle Guidelines pubblicata il 25 settembre prevede per i progetti finanziati dopo la seconda fase la sottoscrizione di un Revenue Sharing Agreement (RSA). Le condizioni descritte nel bando indicano un ritorno a EIT Culture & Creativity compreso tra il 3,5% e il 5% dei ricavi qualificanti per un periodo fra 48 e 60 mesi. Nel calcolo possono rientrare i ricavi netti prodotti dalla commercializzazione dell’innovazione, inclusi licensing, abbonamenti, personalizzazioni e servizi professionali collegati.
La pagina della call utilizza però una formulazione più ampia parlando di sostenibilità finanziaria attraverso Revenue Sharing o meccanismi SAFE. Il template definitivo del Revenue Sharing Agreement è inoltre annunciato per metà ottobre.
È quindi un aspetto che le imprese interessate dovranno seguire con attenzione nelle prossime settimane verificando la documentazione aggiornata prima della seconda fase.
Una politica industriale per le industrie creative
Moda, architettura e audiovisivo vengono trattati non semplicemente come settori culturali ma come industrie nelle quali creatività, tecnologia, proprietà intellettuale e capacità imprenditoriale devono convergere.
Nell’audiovisivo occorre affrontare l’intelligenza artificiale generativa, la concentrazione delle piattaforme digitali e la tutela della proprietà intellettuale. Nella moda bisogna ripensare materiali, filiere produttive e modelli di consumo. Nell’architettura occorre tradurre transizione climatica, circular design e nuovi materiali in soluzioni realmente replicabili.
Non è casuale che l’EIT collochi l’iniziativa nel quadro di una strategia che, fra il 2026 e il 2028, prevede 30 milioni di euro di cascade funding per l’innovazione nei settori culturali e creativi collegando questi interventi anche al Competitiveness Compass, all’AI Continent Action Plan e alla transizione verde europea.
Per chi guarda alla call la domanda è esigente: c’è già qualcosa che funziona, chi potrebbe comprarlo e si è in grado di trasformarlo in un mercato europeo?
Per le imprese che possono rispondere positivamente il contributo massimo di 900 mila euro per progetto rende Innovation Projects 2026 una delle opportunità più consistenti attualmente disponibili nell’ecosistema europeo dedicato all’innovazione nelle industrie culturali e creative.
La candidatura alla prima fase deve essere presentata entro il 30 ottobre 2026. Prima della scadenza EIT Culture & Creativity terrà inoltre una sessione informativa online il 7 ottobre, dalle 10.00 alle 12.00, dedicata ai contenuti della call, ai requisiti e alla procedura di candidatura.
