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Creative Europe MEDIA 2027 sposta una parte decisiva dell’innovazione audiovisiva dai contenuti alle infrastrutture che li rendono visibili, distribuibili e sostenibili. La call Innovative Tools and Business Models mostra come intelligenza artificiale, dati, diritti e modelli di business siano ormai parte integrante della politica industriale europea per la cultura.
Per molto tempo l’innovazione nell’audiovisivo è stata identificata soprattutto con ciò che accadeva davanti alla macchina da presa: nuovi linguaggi, nuovi formati, nuove tecniche di produzione. Il programma Creative Europe MEDIA 2027 mostra invece con chiarezza che una parte sempre più importante dell’innovazione si sta spostando dietro le quinte, nei sistemi attraverso cui i contenuti vengono prodotti, finanziati, distribuiti, scoperti e monetizzati.
La call Innovative Tools and Business Models
Nella call Innovative Tools and Business Models, aperta il 30 settembre 2026, la Commissione europea mette a disposizione 14 milioni di euro per progetti capaci di aumentare la competitività dell’industria audiovisiva europea attraverso tecnologie e modelli di business innovativi, con una particolare attenzione all’intelligenza artificiale. La scadenza è fissata al 14 gennaio 2027.
Il campo individuato dalla call è molto più ampio e riguarda uno dei problemi strutturali delle industrie culturali europee: l’Europa produce moltissimi contenuti ma dispone di infrastrutture tecnologiche e commerciali meno forti rispetto ai grandi operatori globali che ne governano sempre più spesso distribuzione, visibilità e accesso al pubblico.
La call cita espressamente strumenti per la sottotitolazione, l’accessibilità, la discoverability e i sistemi di raccomandazione. Oltre a tecnologie per automatizzare la gestione dei diritti, strumenti per la raccolta e l’analisi dei dati, nuovi modelli in grado di integrare festival, sale cinematografiche e piattaforme VOD. A questi si aggiungono applicazioni dell’intelligenza artificiale, dei big data, della blockchain e degli ambienti virtuali oltre a tecnologie capaci di accompagnare la transizione ambientale dell’industria audiovisiva.
Un vero e proprio cambio di paradigma
Finanziare un film o una serie significa sostenere un prodotto. Finanziare un sistema di gestione dei diritti, un algoritmo per rendere visibili le opere europee o una tecnologia che permetta di conoscere meglio il comportamento del pubblico significa intervenire sull’infrastruttura del mercato.
La questione della discoverability, in particolare, è destinata a diventare centrale. Nell’economia delle piattaforme non basta che un contenuto esista e sia disponibile: deve essere trovato. La quantità di opere accessibili online è ormai tale che i sistemi di raccomandazione determinano in misura crescente ciò che viene visto, ascoltato e acquistato. Per il cinema e l’audiovisivo europeo, tradizionalmente frammentati tra lingue e mercati nazionali, la capacità di costruire strumenti propri di accesso e raccomandazione diventa quindi anche una questione di competitività e autonomia culturale.
Lo stesso vale per i dati. Sapere dove circola un’opera, quali pubblici raggiunge, come viene utilizzata e attraverso quali canali genera valore non è più una funzione accessoria ma diventa parte integrante del modello economico. Non sorprende quindi che la call richiami esplicitamente la raccolta e l’analisi dei dati e chieda ai progetti di migliorare efficienza e trasparenza del mercato audiovisivo.
L’inserimento della IA
L’intelligenza artificiale entra in questo scenario come tecnologia trasversale. Il documento collega espressamente la misura all’adattamento dell’industria audiovisiva europea alle opportunità offerte dall’AI e all’implementazione della Apply AI Strategy.
Esiste tuttavia un altro elemento interessante. La Commissione non considera sufficiente dimostrare che una tecnologia sia innovativa. I progetti devono costruire un modello economicamente credibile capace anche di attrarre investimenti privati e risorse proprie. Il finanziamento europeo può coprire fino all’80% dei costi ammissibili e non è previsto un tetto generale al contributo richiesto, ma la capacità di proporre un livello di sostegno pubblico inferiore al massimo consentito rientra espressamente tra gli aspetti considerati.
È forse questo il dato più significativo della call. L’Europa non sembra interessata a finanziare sperimentazioni tecnologiche destinate a esaurirsi con il progetto. Cerca strumenti e modelli capaci di restare sul mercato.
Crea MEDIA: da call a politica europea
In questa prospettiva Creative Europe MEDIA comincia ad assomigliare sempre meno a un programma destinato soltanto a sostenere cinema e cultura e sempre più a una componente della politica industriale europea. Produzione culturale, tecnologia, dati, proprietà intellettuale, sostenibilità e capitale privato vengono portati dentro la stessa architettura.
La domanda che emerge è quindi più ampia della singola call: se una parte crescente del valore economico della cultura passa dagli strumenti che permettono di organizzare, distribuire e rendere visibili i contenuti, l’Europa non può limitarsi a produrre opere europee. Deve anche costruire le infrastrutture attraverso cui quelle opere possono competere.
