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Banche fondamentali per la crescita del Terzo settore

L’ultima edizione dell’Osservatorio su Finanza e Terzo settore conferma il rafforzarsi della relazione tra le realtà del non profit e gli istituti di credito.

 

di Franco Genovese

 

Giunto alla dodicesima edizione, l’Osservatorio su Finanza e Terzo Settore è promosso dal Gruppo Intesa Sanpaolo e si pone l’obiettivo di monitorare in modo continuativo l’evoluzione dell’offerta e della domanda di risorse finanziarie dedicate al Terzo settore. L’indagine annuale è condotta da Aiccon, il Centro Studi promosso dall’Università di Bologna, dall’Alleanza delle Cooperative Italiane e da numerose realtà, pubbliche e private, operanti nell’ambito dell’Economia Sociale, con sede presso la Scuola di Economia e Management di Forlì – Università di Bologna. Per il terzo anno consecutivo l’Osservatorio beneficia inoltre dell’Outlook Intesa Sanpaolo dell’Impresa Sociale, un’analisi curata da Ipsos Italia e Aiccon avviata con il patrocinio di Confcooperative-Federsolidarietà e Legacoopsociali e Cgm, volta a rilevare il sentiment e le prospettive future di sviluppo delle imprese.

Le tre dimensioni della ricerca

L’indagine campionaria è stata realizzata nei mesi di febbraio e marzo 2023 tramite questionario somministrato a 250 figure scelte tra i responsabili di cooperative sociali, di consorzi di cooperative sociali e di S.r.l. con qualifica di impresa sociale, prevalentemente presidenti, direttori e responsabili amministrativi. La ricerca si è focalizzata su tre temi fondamentali per l’imprenditorialità sociale: il rapporto con le banche, la finanza ad alto impatto sociale e infine i fabbisogni finanziari e le loro prospettive future.

Per quanto riguarda il primo focus, l’analisi rileva come la collaborazione tra le imprese sociali e le banche sia molto soddisfacente, con oltre l’86% del campione che si dichiara soddisfatto della relazione. I fattori chiave di tale soddisfazione includono la presenza di personale dedicato e formato (34%) e di un’area strategica di servizio dedicata (circa il 21%). La banca viene percepita non solo come erogatore di un’offerta di servizi di credito (40%), ma anche quale soggetto che svolge consulenza e accompagnamento (34%). In particolare, oltre il 41% delle organizzazioni chiede supporto e accompagnamento alle banche anche in ambito formativo su temi di strutturazione di nuovi modelli organizzativi (44,1%, + 4,2% rispetto all’anno precedente) e valutazione d’impatto (20,7%).

Il rapporto tra finanza e impatto sociale

Dall’analisi emerge un miglioramento in termini di conoscenza dei singoli strumenti finanziari, anche se con un minor ricorso: 2 organizzazioni su 5 conoscono gli strumenti di finanza a impatto sociale, mentre 1 su 3 li utilizza o è interessata a farlo. Tra gli strumenti di finanza ad impatto sociale conosciuti, i più noti sono i finanziamenti agevolati (82,5%), le obbligazioni solidali/social bond (51,5%), il venture capital (41,7%), gli strumenti ibridi (33%) e il “pay for success” (25,2%).

I soggetti giuridici che maggiormente dichiarano di essere a conoscenza degli strumenti di finanza a impatto sociale sono i consorzi di cooperative sociali (50%) e le S.r.l. imprese sociali (46,7%). Rispetto poi alla distribuzione geografica, le organizzazioni che hanno sede nelle Regioni del Centro sono quelle che mostrano di avere maggiore conoscenza di tali strumenti (55,3%). È interessante notare che le organizzazioni del Sud evidenziano livelli di conoscenza superiori rispetto a quanto osservato in media nel campione (+3,2 punti percentuali), con il 44,4% che dichiara di conoscerli, mentre quelle del Nord riportano valori inferiori alla media (37,7% per il Nord-est e 35,8% per il Nord-ovest).

La conoscenza degli strumenti di finanza a impatto sociale varia al variare della longevità delle organizzazioni. Più di 1 realtà su 2 tra quelle di età operativa compresa fra 11 e 20 anni è informata rispetto a tali strumenti (57,1%), a fronte di meno di 2 su 5 tra quelle più giovani (36,8% quelle con non più di 10 anni di età), ma anche di quelle più longeve (39,4% quelle con 20 anni o più di attività).

I fabbisogni finanziari durante l’ultimo triennio

Nel triennio 2020-2022, ben il 67,2% delle organizzazioni ha dichiarato di aver effettuato investimenti, anche se in calo rispetto alla rilevazione precedente di quasi 3 punti percentuali. Nonostante le principali fonti di finanziamento rimangano il credito bancario e l’autofinanziamento, entrambe fanno registrare un calo rispetto all’ultima rilevazione, a fronte di un trend in crescita nell’utilizzo di risorse da investitori privati (+3,3 punti sul 2020) e istituzioni pubbliche.

I consorzi di cooperative, più delle altre organizzazioni presenti nel campione, hanno fatto ricorso al credito bancario durante il triennio per finanziare i propri investimenti (2 su 3, cioè il 69%), mentre sono le cooperative di tipo B ad aver fatto maggior ricorso all’utilizzo di risorse proprie per soddisfare il proprio fabbisogno (51,7%).

Le realtà di più recente costituzione (meno di 11 anni di attività) sono quelle che hanno effettuato negli ultimi due anni un minor numero di investimenti rispetto alla media del campione: il 52,6% di esse dichiara infatti di aver investito nel periodo considerato, contro il 75% delle realtà tra gli 11 e i 20 anni di operatività. L’analisi territoriale evidenzia inoltre che i soggetti del Nord-Est, insieme a quelli delle Isole, hanno effettuato investimenti più di tutti nel periodo considerato, rispettivamente il 72,7% e il 72,2% dei soggetti localizzati in queste aree geografiche.

Le attese per il futuro

Per quanto riguarda infine le prospettive di sviluppo futuro, poco più di 2 organizzazioni su 5 prevedono nuovi investimenti nel corso del 2023. Le cooperative sociali di tipo A sono i soggetti maggiormente orientati in questa direzione. Per quanto riguarda le fonti di copertura finanziaria, in linea con quanto rilevato nella precedente edizione, si conferma per il 2023 una generale diminuzione della propensione all’utilizzo di risorse proprie. Al contrario, risulta in crescita lenta ma costante la disposizione all’impiego di risorse da investitori privati, trainata dalle S.r.l. imprese sociali ma che sempre più riguarda anche il comparto cooperativo. Meno della metà delle organizzazioni del campione dichiara di prevedere nuovi investimenti per il prossimo anno.

Esiste, infine, una correlazione positiva tra chi ha effettuato investimenti nell’ultimo biennio e chi dichiara di volerne effettuare nel corso del 2023: 2 organizzazioni su 5 tra quelle che hanno investito in passato, infatti, lo farà anche nel prossimo futuro. Si tratta soprattutto di cooperative sociali di tipo A e di inserimento lavorativo che investiranno principalmente nel potenziamento del proprio capitale umano facendo registrare anche un incremento di interesse per il ridisegno dei servizi offerti, il ripensamento dei modelli organizzativi e la ristrutturazione del debito. Investire su questi aspetti, infatti, risulta essere fondamentale per affrontare le sfide che si prospettano per il Terzo settore che richiederà un importante lavoro di ridisegno organizzativo e un aggiornamento e integrazione in termini di skills delle risorse umane.

 

 

 

 

 

 

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