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Art Thinking, come l’arte sta ridisegnando l’innovazione

Marco Amore

Marco Amore

Scrittore, poeta, curatore indipendente di mostre per istituzioni pubbliche e private. Spazia dalle arti letterarie a quelle visive.
ogr-Torino
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Negli ultimi anni, parlare di arte contemporanea è diventato un esercizio di equilibrismo tra polemica e fascinazione. Da un lato, i soliti detrattori affermano che il mondo dell’arte sia dominato dal denaro, dalle speculazioni di mercato e da operazioni di marketing ben più sofisticate di qualsiasi pennellata su una tela – come l’ormai celebre banana di Cattelan. Un’analisi più attenta suggerisce che l’arte non solo resiste, ma si è trasformata in qualcosa di ancora più influente.

Lontana dai riflettori delle aste milionarie e dagli scandali museali, l’arte sta trovando una sua collocazione nei settori meno ovvi: l’industria, la progettazione urbana, l’innovazione tecnologica. Sta plasmando il modo in cui pensiamo al lavoro, allo spazio pubblico, alla sostenibilità, perfino all’economia.

Le città europee sono disseminate di esempi di questa metamorfosi. Luoghi un tempo abbandonati, ex fabbriche e impianti industriali stanno rinascendo sotto il segno dell’arte. Alle Officine Grandi Riparazioni di Torino, dove un tempo si smontavano e riparavano treni, oggi si organizzano mostre, concerti e residenze creative. A Lipsia, lo Spinnerei, un’ex filanda di cotone, è diventato uno dei più importanti poli artistici d’Europa. E poi ci sono iniziative come I Muri di Mirafiori, che non si limitano a decorare vecchie strutture con graffiti accattivanti, ma creano narrazioni visive che riconnettono la comunità con il proprio passato industriale.

L’arte come nuova linfa all’impresa

C’è qualcosa di quasi ironico in tutto questo: per decenni, l’industria ha considerato l’arte come un accessorio superfluo, un’area di investimento marginale da riservare alle pubbliche relazioni. Oggi, l’arte è diventata uno strumento per dare nuova linfa all’impresa, non solo in termini di estetica o branding, ma come leva strategica per ripensare i processi produttivi.

Questo cambio di paradigma ha un nome: Art Thinking. Il termine è meno noto rispetto a concetti più celebrati come il design thinking, ma la sua portata è altrettanto rivoluzionaria. L’Art Thinking si basa sull’idea che l’arte non debba essere un elemento decorativo, bensì un metodo per ripensare i problemi, spostare i confini dell’innovazione e creare soluzioni radicalmente nuove. In altre parole, si tratta di importare il pensiero artistico nei processi aziendali e decisionali, liberandosi dall’ossessione per l’efficienza a breve termine e recuperando la capacità sperimentare senza paura di fallire.

Non è un caso che diverse aziende stiano già esplorando questa direzione. Capgemini, Capware e Nutreco Corporate stanno investendo in programmi che mescolano arte e innovazione per riformulare i propri modelli di business. Studi di progettazione urbana come Next Urban Solutions stanno incorporando artisti nei team di lavoro per trasformare la pianificazione delle città in un processo più umano e meno burocratico. Hypercast Studio sta applicando tecniche proprie dell’arte contemporanea allo sviluppo di ambienti immersivi per la realtà aumentata.

I giganti

E poi ci sono i giganti della tecnologia, che hanno capito che la creatività non può essere confinata nei laboratori di ricerca e sviluppo. Airbnb, ad esempio, ha avviato un programma per ridisegnare gli spazi abitativi con il contributo di artisti e designer locali, trasformando gli interni in esperienze narrative. Adobe ha istituito un programma di residenza per artisti digitali, finanziando sperimentazioni che potrebbero un giorno ridefinire il modo in cui interagiamo con il software. Google ha ampliato il proprio Arts & Culture Lab per digitalizzare migliaia di opere d’arte, ma anche per esplorare come l’intelligenza artificiale possa diventare una nuova forma di espressione artistica.

Nel settore automobilistico, BMW ha portato questa filosofia su un livello ancora più visibile: le Art Cars, affidate alla creatività di artisti come Andy Warhol, David Hockney e Jeff Koons, non sono solo operazioni di marketing, ma dichiarazioni di intenti. Il messaggio è chiaro: anche un’auto può essere un’opera d’arte, non solo per il suo design, ma per la capacità di raccontare una storia attraverso il colore, la forma, il movimento.

Lungi dall’essere un semplice trend passeggero, l’integrazione tra arte e impresa è ormai un fenomeno strutturale. Non si tratta solo di migliorare l’immagine di un’azienda, ma di investire in qualcosa che va oltre la produttività immediata: la capacità di immaginare il futuro. In un’epoca dominata da algoritmi e automazione, ciò che distingue un’organizzazione è la sua capacità di reinventarsi.

La cultura e la creatività, per troppo tempo relegati a settori separati da quelli scientifici, tecnologici e industriali, sono oggi riconosciuti come componenti essenziali in una vasta gamma di ambiti, dalle politiche economiche alle strategie di sviluppo sociale. Eppure, questa evoluzione non è un processo isolato, ma un sintomo di una transizione più ampia, che vede l’arte come un potente motore per la risoluzione delle sfide globali.

In parallelo alla crescente valorizzazione dell’arte nell’ambito dell’innovazione, le istituzioni governative e sovranazionali hanno cominciato a riconoscere il suo valore, non solo come componente accessoria ma come elemento fondante in molte delle politiche pubbliche dedicate allo sviluppo e al progresso economico. Nello specifico, l’integrazione dell’arte e della cultura nei bandi di finanziamento, sia nazionali che europei, sta diventando sempre più diffusa, aprendo spazi a progetti che uniscono discipline diverse, spesso lontane tra loro, ma unite dalla capacità di generare impatti tangibili.

In questo contesto, la metodologia dell’art thinking, che integra il pensiero artistico e creativo nei processi di innovazione, sta trovando un crescente spazio. L’art thinking non è soltanto un insieme di tecniche e approcci progettuali, ma una filosofia che incoraggia la creatività, l’esplorazione e la sperimentazione, elementi essenziali per stimolare l’innovazione in qualsiasi settore. Sebbene la tecnologia e la scienza abbiano da sempre dominato la scena dell’innovazione, è evidente che la complessità delle sfide odierne – che spaziano dal cambiamento climatico alla digitalizzazione, dalla transizione energetica alla globalizzazione – richieda approcci nuovi, che possano andare oltre le soluzioni tecniche tradizionali.

È in questa intersezione che l’arte offre un contributo unico, spingendo le istituzioni a considerare soluzioni più olistiche per affrontare i problemi della contemporaneità.

La finanza agevolata

L’introduzione dell’art thinking nei bandi di finanziamento si configura come una svolta fondamentale. I progetti che integrano l’arte con la scienza, la tecnologia, l’educazione e la sostenibilità hanno oggi la possibilità di ottenere risorse, in quanto vengono riconosciuti per la loro capacità di apportare soluzioni trasversali a problematiche comuni. Ciò significa che non sono più solo i progetti puramente scientifici a essere premiati, ma anche quelli che, attraverso un approccio interdisciplinare, sanno unire il rigore delle scienze con la fluidità della creatività artistica.

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“La nostra mission consiste nel dotare i lettori di un magazine in grado di decifrare il vasto mondo della gestione d’impresa grazie a contenuti d’eccezione e alla collaborazione con enti pubblici e privati.”

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