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Archivio di Stato di Napoli: una “Casa di storie”

La storica istituzione ospiterà “Ricomincio dai Libri”, Fiera del Libro di Napoli. È un’ulteriore occasione per scoprire un luogo unico e aperto a tutti, come ci racconta la direttrice Candida Carrino.

 

di Andrea Ballocchi

 

Da memoria storica a luogo aperto a nuove iniziative, l’Archivio di Stato di Napoli conferma la sua vivacità ospitando Ricomincio dai Libri, fiera del libro della città partenopea, giunta alla nona edizione.

Mai luogo è più indicato per celebrare un evento culturale di questo tipo: con i suoi quattro piani e i suoi depositi di oltre 70 chilometri lineari di documenti, quest’istituzione, ufficio periferico del ministero della Cultura, è finalizzato a conservare, tutelare e promuovere il patrimonio documentario, favorendone la fruizione da parte degli studiosi e dei cittadini. Non solo: l’Archivio di Stato napoletano rappresenta “un punto di riferimento imprescindibile per la ricerca nel settore della storia medievale, moderna e contemporanea d’Italia e d’Europa”, e la storia del Meridione d’Italia.

Quello che oggi è soprannominato “Casa delle storie” è un’istituzione fondata nel 1808 e ubicata dal 1845 nel cuore più antico di Napoli. Si trova, infatti, all’interno del complesso monumentale dei Santi Severino e Sossio, uno dei più importanti e antichi centri della spiritualità benedettina del Mezzogiorno. Iniziato a essere edificato sin dal IX secolo, vanta uno spazio importante, con una superficie di 24mila metri quadrati. In questo spazio sono ospitati l’archivio (che contiene documenti antichi e preziosi, tra cui l’Archivio Borbone, e la «Carta lapidaria», un documento dell’VIII secolo inciso su marmo) e la biblioteca, costituita da manoscritti, libri antichi e moderni, opuscoli, periodici. Conta poi sulla sede sussidiaria di Pizzofalcone.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è un luogo antico e astratto. La stessa iniziativa “Ricomincio dai Libri” lo sta a dimostrare. Ma non è l’unico evento organizzato e ospitato all’interno dell’Archivio di Stato di Napoli: vi sono iniziative e mostre, che hanno registrato un significativo successo. Lo dimostra, per esempio, il riscontro di pubblico ottenuto dalla mostra sui giocattoli che in tre mesi ha attirato 22mila persone. Il merito va innanzitutto alla direttrice, Candida Carrino. Laureata in lettere e specializzata in Biblioteconomia e Archivistica, è una storica e autrice di numerose pubblicazioni di inventari di archivi storici e di saggistica.

 

Direttrice Carrino, come nasce l’idea di ospitare “Ricomincio dai Libri” nell’Archivio di Stato di Napoli?

«Da tre anni stiamo facendo una politica controcorrente rispetto a tutti gli altri archivi di Stato che, tradizionalmente, sono aperti a un pubblico assai ristretto di persone, fruitori specializzati come docenti universitari o ricercatori. Da subito ho inteso non “usare” l’Archivio di Stato di Napoli semplicemente per il suo contenuto. È ubicato in uno dei monasteri più grandi della città nel cuore antico, con uno spazio a disposizione pari a 24mila metri quadri. Al di là del pregio architettonico e storico-artistico, è definibile dai progettisti moderni come un “monumento passante”, con i suoi chiostri. L’impegno costante è stato finalizzato a renderlo uno spazio fruibile, ma non in maniera asettica. L’idea è che contenuto e contenitore possano essere raccontati e aperti a un più ampio pubblico. Gli stessi documenti non devono essere concepiti  come “oggetti misteriosi” ma come testimonianze in cui è raccontata la vita, anche la nostra, recuperando squarci del passato, utili per comprendere il presente o per notare e trovare affinità e parallelismi con il contesto contemporaneo. Da qui nasce l’intenzione di chiamare l’archivio “Casa delle storie”. E qui si collega con la fiera del libro. I libri raccontano infatti storie, in maniera più semplice che i documenti di archivio che occorre decodificare, ma svolgono un’analoga funzione. “Ricomincio dai Libri” è quindi l’occasione non solo per far conoscere questo spazio a un pubblico che non si avvicina usualmente a questi spazi, ma anche per parlare insieme agli organizzatori e agli autori di prospettive e criticità vissute dall’editoria, cercando di comprendere i veri i problemi che allontanano dalla lettura. Occorre tornare a far apprezzare i libri. Pensiamo solo alla gestualità del tenere in mano un libro, sfogliarlo, studiarlo, viverlo».

 

Quali sono i punti forti di “Ricomincio dai libri”?

«È un’operazione che ha tre finalità, ossia aprire un luogo emblematico della città, far avvicinare le persone a esso e ai libri e mettere in mostra i documenti che possano raccontare loro qualcosa. A questo proposito, stiamo preparando un evento molto interessante, per evidenziare il valore e l’interesse dei documenti. SI tratta di “Pasión Picasso 1953-1973-2023. Quando l’Italia imparò a vedere il mondo in modo diverso”. Abbiamo recuperato all’interno del nostro archivio documenti sull’affaire politico nel 1953 legata alla mostra monografica su Pablo Picasso, che avrebbe potuto spostare gli equilibri elettorali. In occasione del 50esimo anniversario della morte del grande artista, abbiamo pensato di ricordare questa ricorrenza mettendo in mostra carte e documenti. Non solo, abbiamo anche svolto un’operazione di indagine, ricercando i diritti attraverso la Siae e dei musei che detenevano i diritti delle grandi opere del ‘53 e ricreando la famosa mostra in maniera virtuale. Proporremo così una mostra immersiva dei capolavori di Picasso a Napoli, raccontando al contempo le polemiche e i problemi emersi in quel periodo storico. È organizzata in collaborazione con il Consolato di Spagna a Napoli, l’Ambasciata di Spagna in Italia, l’Istituto Cervantes di Napoli e la Regione Campania. Tornando alla fiera del libro di Napoli, uno dei punti di forza è data dal potere evocativo del luogo. Poter presentare libri in un ambiente ricco di documenti cartacei crea i presupposti per un maggiore coinvolgimento. Inoltre, all’interno dell’Archivio, da tre anni abbiamo avviato l’iniziativa di allestire uno spazio di book sharing, attrezzando per questo due librerie antiche al secondo piano. L’iniziativa intende quindi essere un libero e gratuito scambio di libri ed è stato apprezzato ottenendo un lusinghiero successo e aprendo ai fruitori più disparati».

 

Come si sostiene l’Archivio di Stato di Napoli e che ruolo hanno i mecenati?

«L’Archivio non ha un’autonomia gestionale, dipende dal ministero. Ma negli anni abbiamo saputo creare un circolo virtuoso che, oltre all’Art Bonus, vede al centro persone ed enti aperti alla donazione. Un esempio, Hermès Parigi ci ha “regalato” il restauro di un affresco. È un’importante testimonianza del seguito che siamo riusciti a creare grazie a due fattori, la massima apertura e tempi rapidi e certi di realizzazione. Abbiamo ottenuto la donazione di una grossa biblioteca specializzata e siamo riusciti a completare la trafila per il suo inserimento, anche in Isbn, in poco più di quattro mesi. Ciò significa che l’impegno profuso è concreto e porta a risultati. La pianista Kiki (Francesca) Bernasconi ha donato all’Archivio di Stato di Napoli il suo pianoforte Steinway Gran Coda da Concerto del 1901. Ci siamo mossi subito per far sì che questo dono potesse essere accolto al meglio. Ciò ha implicato vari passaggi, anche legali, compreso un atto notarile, anch’esso realizzato a titolo di dono grazie a persone che ci sono vicine proprio perché apprezzano come stiamo lavorando».

 

Quale valore ha oggi un archivio basato su faldoni antichi e documenti storici in un mondo sempre più digitalizzato?

«La digitalizzazione la possiamo pure fare effettuare, ma le carte non potranno mai essere sostituite. Può andar bene sicuramente per i libri, soprattutto quelli a stampa, ma digitalizzare un manoscritto non ha senso se non si allenano le persone a imparare a leggere i documenti antichi. Un documento cancelleresco del Quattrocento credo che lo sappiamo leggere oggi solo in cinque, qui all’Archivio. Passati noi, chi saprà farlo? Il nostro impegno, quindi, deve essere finalizzato a insegnare alle giovani generazioni a leggere i documenti, tramandando un’importante missione. Altrimenti il rischio è di avere, sì, immagini sempre più sofisticate, ma il documento non potrà essere decifrato. Stiamo an che facendo dei tentativi per addestrare un sistema di intelligenza artificiale in modo che, opportunamente allenato, possa riuscire a trascrivere un documento. Tuttavia le grafie sono peculiari e caratteristiche, quindi sarà assai complicato. Serve quindi una adeguata opera di formazione per allenare altri a comprendere i documenti antichi. In ogni caso, ben venga la digitalizzazione per molti aspetti, specie per il patrimonio documentale a stampa, che può essere utile per molti utenti, anche per chi ha disabilità che ostacolano la possibilità di fruire dei documenti».

 

 

 

 

 

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