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EIC ed Eurostars, due leve europee per l’innovazione italiana

Alessandra Carlo

Alessandra Carlo

Laureata in Giurisprudenza all'Università Cattolica del Sacro Cuore con esperienze maturate nell'ambito della professione forense. Fa parte del Centro Studi di Sef Consulting
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Nel dibattito europeo su innovazione e competitività compaiono oggi due strumenti che meritano particolarmente attenzione soprattutto per i soggetti italiani. Il primo è l’European Innovation Council (EIC), l’architettura Horizon Europe pensata per accompagnare una tecnologia dalla ricerca di frontiera fino alla crescita d’impresa. Il secondo è Eurostars, programma dell’European Partnership on Innovative SMEs che finanzia progetti internazionali di ricerca e innovazione guidati da PMI innovative.

Per capire davvero il peso di questi due strumenti bisogna partire da un dato di fondo: oggi l’Europa vuole costruire vere e proprie traiettorie: ricerca di frontiera, validazione tecnologica, industrializzazione, accesso al mercato e crescita internazionale. È dentro questa logica che EIC ed Eurostars assumono un rilievo particolare: il primo prova a costruire una filiera europea del deep tech, il secondo rende più accessibile e concreta la cooperazione internazionale in ricerca e innovazione guidata dalle PMI.

EIC: la filiera europea che prova a portare una tecnologia dal laboratorio al mercato

L’European Innovation Council è una struttura collocata dentro Horizon Europe con la missione di identificare, sviluppare e far crescere tecnologie breakthrough e imprese innovative. L’EIC copre l’intero ciclo dell’innovazione dalla ricerca scientifica avanzata fino alla commercializzazione e alla scala industriale.

Sono cinque gli schemi principali dell’EIC nel 2026. Pathfinder (HORIZON-EIC-2026-PATHFINDEROPEN e HORIZON-EIC-2026-PATHFINDERCHALLENGES, quest’ultima ancora non pubblicata nel portale europeo ufficiale F&T), dedicato alla ricerca deep-tech nelle fasi iniziali. Transition (HORIZON-EIC-2026-TRANSITIONOPEN), rivolto alla validazione tecnologica e alla preparazione all’applicazione. Advanced Innovation Challenges (HORIZON-EIC-2026-AIC-01 e HORIZON-EIC-2026-AIC-02, attualmente scadute), nuovo schema pilota per innovazioni deep-tech ad alto rischio e forte potenziale trasformativo. Accelerator (HORIZON-EIC-2026-ACCELERATOR-01), per commercializzazione e scale-up delle imprese. STEP Scale Up (HORIZON-EIC-2026-STEP), per round molto più grandi su tecnologie strategiche. A questi si aggiunge la componente trasversale delle Business Acceleration Services entro cui rientrano anche azioni specifiche come Eic Scaling club 2.0 (HORIZON-EIC-2026-BAS-02-SCALEUP) che costituiscono una misura di accompagnamento e rafforzamento dell’ecosistema. Si tratta di azioni specificatamente pensate per sostenere la crescita delle migliori scale-up e deep-tech europee attraverso networking, accesso a investitori, corporate, competenze e percorsi di accompagnamento alla scala.

Nel 2026 i numeri mostrano bene questa ambizione. EIC Pathfinder dispone di 262 milioni di euro di cui 166 milioni per Pathfinder Open e 96 milioni per Pathfinder Challenges. EIC Transition vale 100 milioni. EIC Accelerator dispone di 634 milioni divisi in 414 milioni per l’Open e 220 milioni per le Challenges. EIC STEP Scale Up mette a disposizione 300 milioni per investimenti equity-only da 10 a 30 milioni di euro. La logica di fondo è chiarissima: dal TRL 1-2 verso TRL 3-4 per Pathfinder, dal TRL 3-4 verso 5-6 per Transition, fino alla fase TRL 6-9 per Accelerator.

Perché l’EIC è strategico per l’Italia

Per le università e i centri di ricerca italiani l’EIC finanzia il tratto più fragile dell’ecosistema nazionale: il passaggio dalla scoperta scientifica alla sua maturazione tecnologica e poi alla valorizzazione economica. Pathfinder Open è uno strumento quasi unico nel panorama europeo perché finanzia ricerca ad altissimo rischio e alto potenziale, senza priorità tematiche predefinite, su qualsiasi campo di scienza e tecnologia purché il progetto sia radicale, interdisciplinare e orientato alla futura proof of principle. Nel 2026 Pathfinder Open ha una scadenza fissata al 12 maggio 2026 e un budget indicativo di 166 milioni di euro. Il contributo per progetto è normalmente fino a 4 milioni con possibilità di superare questa soglia se adeguatamente giustificata.

Per il sistema italiano questo appare decisivo. In Italia la qualità della ricerca non manca ma spesso mancano i capitali e gli strumenti per sostenere quelle fasi in cui un’idea non è più pura scienza e non è ancora un prodotto. L’EIC, soprattutto con Transition, coglie esattamente questa necessità: trasformare risultati promettenti in casi tecnologici e industriali più credibili. È il tipo di sostegno di cui hanno bisogno università, enti di ricerca, spin-off e laboratori che vogliono uscire dall’orizzonte della pubblicazione e avvicinarsi a un percorso di trasferimento tecnologico concreto.

Per le imprese italiane la centralità dell’EIC sta nella combinazione fra finanza e accompagnamento. L’Accelerator non offre soltanto grant e investimenti ma un sistema di contracts, contacts, skills, cioè accesso a clienti e investitori, comunità ed esperti, mentoring e programmi educativi. È un elemento essenziale perché per molte startup e PMI innovative italiane il problema è acquisire visibilità europea, agganciarsi a corporate e investitori, uscire dal mercato domestico e diventare credibili in una dimensione internazionale.

In questo senso l’EIC è rilevante soprattutto per il tipo di disciplina che impone. Costringe a ragionare per TRL, per readiness tecnologica, per business model, per proprietà intellettuale, per mercato e per scala. Quasi una pedagogia istituzionale che integra e completa il meccanismo di finanziamento.

Eurostars: la via più pragmatica alla ricerca collaborativa internazionale

Eurostars è lo strumento più pragmatico per finanziare progetti internazionali di R&S e innovazione guidati da PMI innovative. Il programma fa parte della European Partnership on Innovative SMEs ed è cofinanziato dall’Unione Europea attraverso Horizon Europe. È progettato per sostenere lo sviluppo di nuovi prodotti, processi e servizi con una prospettiva concreta di commercializzazione.

Le regole internazionali sono molto lineari. Il progetto deve essere guidato da una PMI innovativa di un Paese Eurostars, deve coinvolgere almeno due entità indipendenti di almeno due Paesi Eurostars, almeno una organizzazione deve provenire da un Paese UE o associato a Horizon Europe, il budget delle PMI dei Paesi Eurostars deve rappresentare almeno il 50% del costo totale, nessun partecipante o Paese può sostenere oltre il 70% del budget, il progetto deve avere esclusivamente applicazioni civili. Possono partecipare, accanto alla PMI leader, anche grandi imprese, università, research organisations e altri soggetti.

Eurostars in Italia: il cuore della partita sta nei soggetti finanziatori e nelle regioni coinvolte

Per molte PMI innovative italiane, soprattutto quelle che hanno una tecnologia o una competenza forte ma non sono ancora pronte a competere su strumenti come l’EIC Accelerator, Eurostars è una porta di ingresso molto concreta alla dimensione internazionale della R&S.

Eurostars va letto inoltre con particolare attenzione perché la dimensione nazionale e territoriale conta moltissimo. La pagina ufficiale Italia di Eureka indica infatti MUR e MIMIT come primi punti di contatto per le organizzazioni italiane interessate al programma.

Ed è qui che emerge la vera specificità italiana: Eurostars non si traduce automaticamente in una copertura uniforme su tutto il territorio nazionale. La logica del programma è decentrata, sono i National Funding Bodies a decidere quali organizzazioni finanziare, quali attività ammettere e a quali intensità di aiuto. La call 2026 lo ribadisce in modo molto netto: l’importo di funding, le regole di ammissibilità e i massimali dipendono dal funding body nazionale o regionale del Paese partecipante.

Alla data della presente verifica non risultano ancora reperibili sui siti ufficiali del MUR o del MIMIT le regole nazionali 2026. Per questo motivo le condizioni italiane effettive della nuova finestra andranno verificate non appena saranno pubblicate dai soggetti competenti.

Nelle più recenti condizioni italiane comunque, ufficialmente pubblicate da Eureka, il MUR risultava attivo solo per attività di R&S localizzate in Campania, Molise, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Per le organizzazioni italiane situate in queste regioni il MUR copriva il 70% dei costi di ricerca industriale e il 25% dei costi di sviluppo sperimentale, con un massimale di 400.000 euro per progetto e con una pre-erogazione del 90% all’avvio.

Questo dato è estremamente importante per almeno tre ragioni. La prima è che mostra come, per l’Italia, Eurostars possa diventare una leva particolarmente interessante per il Mezzogiorno. La seconda è che chiarisce come il valore del programma non stia solo nella sua dimensione europea ma anche nella sua capacità di collegare territori italiani specifici a partenariati internazionali di innovazione. La terza è che obbliga chi progetta a leggere sempre con attenzione le condizioni nazionali e regionali di funding.

Perché Eurostars conta per imprese, università e centri di ricerca italiani

Per le PMI innovative italiane Eurostars è importante perché consente di costruire progetti di R&S internazionale in cui l’impresa è realmente leader. La PMI innovativa guida il progetto e lo orienta verso un risultato commercializzabile.

Per le università e i centri di ricerca Eurostars permette ad atenei o enti di ricerca di entrare in consorzi industriali e internazionali in cui la ricerca è immediatamente legata a una traiettoria applicativa. Nelle condizioni italiane pubblicate da Eureka per la call precedente, ad esempio, università e organismi di ricerca potevano essere finanziati solo se nel consorzio c’era almeno una PMI italiana e se i costi sostenuti dalle PMI italiane superavano quelli degli altri partner italiani.

In questo senso Eurostars risponde a una debolezza storica del sistema italiano: la difficoltà di costruire rapporti stabili fra PMI innovative, università e centri di ricerca. Lì dove l’EIC aiuta soprattutto la crescita di tecnologie breakthrough lungo una filiera europea, Eurostars costringe a costruire partenariati industriali e scientifici credibili con una chiara finalizzazione al mercato e una forte apertura internazionale.

Uno sguardo agli altri Paesi: Eurostars è europeo ma resta fortemente territoriale

La specificità territoriale non riguarda solo l’Italia. Eurostars è un programma europeo ma la sua attuazione concreta passa ovunque attraverso i singoli funding bodies nazionali o regionali. Il caso più evidente è il Belgio, che nella documentazione Eureka compare articolato separatamente in Brussels, Flanders e Wallonia. Questo dettaglio dice molto: in Eurostars bisogna considerare la geografia amministrativa del finanziamento.

Due strumenti diversi, una lezione comune

Messi uno accanto all’altro EIC ed Eurostars mostrano la stessa cosa ma da due lati diversi. L’EIC promuove un sistema europeo che vuole costruire una vera filiera del deep tech, dalla ricerca di frontiera alla scale-up. Eurostars promuove invece un modello di innovazione collaborativa che funziona solo se PMI innovative, partner scientifici e sistemi nazionali e territoriali di finanziamento riescono a muoversi in modo coordinato.

La questione oggi è capire che l’innovazione europea vive negli spazi in cui ricerca, impresa, finanza e territori riescono finalmente a dialogare. Una conversazione che deve diventare strategia.

I bandi EIC hanno scadenze differenziate: Pathfinder Open chiude il 12 maggio, Transition Open il 16 settembre, Accelerator il 17 dicembre, STEP Scale Up il 25 novembre. Eurostars invece è prevista in apertura dal 9 luglio 2026 al 10 settembre 2026.

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