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Il cibo non è più soltanto nutrimento. È identità, etica, stile di vita. Eurispes lo conferma con dati precisi: gli italiani stanno ridisegnando le proprie abitudini alimentari in modo profondo, spinti da una crescente attenzione alla salute, alla sostenibilità e a un nuovo rapporto con il corpo.
«Nell’Italia contemporanea, il cibo ha trasceso la funzione di mero nutrimento, assurgendo a linguaggio, identità e riflesso dei valori sia individuali che collettivi.» Sono parole del 37° Rapporto Italia 2025 dell’Eurispes, l’istituto di ricerca che da quattro decenni misura il polso della società italiana. Poche frasi fotografano con altrettanta precisione la trasformazione in atto nel nostro Paese: mangiare è diventato un atto simbolico e politico, oltre che biologico.
Il rapporto, strutturato in sei capitoli e sessanta schede fenomenologiche, dedica un ampio spazio ai «nuovi stili alimentari», rilevando dati che fino a pochi anni fa sarebbero apparsi sorprendenti. La maggioranza degli italiani (l’84,9%) si dichiara ancora onnivora, ma questo dato va letto con attenzione: dentro quella percentuale si nascondono i cosiddetti flexitariani, i riduttori di carne, chi evita certi alimenti per convinzione personale pur senza adottare etichette identitarie. Il quadro reale è assai più sfumato e in rapida evoluzione.
Ciò che stupisce di più è la crescita delle scelte non motivate da prescrizioni mediche. Eurispes documenta che le «diete senza» si stanno diffondendo trasversalmente, in assenza di intolleranze certificate: una vera e propria scelta culturale che il mercato ha saputo intercettare con tempestività.
La rivoluzione free-from: i numeri di un mercato in espansione
Il termine free-from — «senza» in italiano — identifica un universo di prodotti alimentari privi di uno o più ingredienti: glutine, lattosio, zucchero, lievito, uova, nichel. Secondo i dati Eurispes 2025, il 28,2% degli italiani consuma alimenti senza zucchero, il 27,3% senza lattosio, il 18% senza glutine, il 16,4% senza lievito e il 15,4% senza uova. Un dato cruciale: queste scelte sono in larga misura indipendenti da certificazioni mediche. Solo il 3,6% degli acquirenti di prodotti senza zucchero, per esempio, è effettivamente intollerante.
La conferma arriva anche dai dati dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy: nel 2023, il fatturato dei prodotti «senza» nella grande distribuzione ha superato gli 8,1 miliardi di euro, con una crescita del +9,7% rispetto all’anno precedente. Il solo comparto senza glutine ha generato 3,2 miliardi di euro di vendite, mentre i prodotti senza lattosio hanno incassato oltre 1,9 miliardi. Dati che raccontano un mercato maturo, non più di nicchia.
A livello globale, le prospettive sono ancora più significative: il mercato dei prodotti free-from è valutato 114 miliardi di dollari nel 2025 e si prevede raggiunga i 212 miliardi entro il 2030, con un tasso di crescita annuo composto del 13,25%. In Italia, il solo segmento del senza glutine potrebbe toccare 1,6 miliardi di euro entro il 2030, crescendo a un ritmo dell’8,5% annuo.
Vegetariani, vegani e flexitariani: l’Italia che cambia a tavola
Il Rapporto Eurispes 2025 certifica una trasformazione lenta ma inarrestabile: il 9,5% degli italiani adulti non mangia carne, ripartito tra il 6,6% di vegetariani e il 2,9% di vegani. Un dato stabile rispetto all’anno precedente, ma la lettura storica è illuminante: i vegani sono quasi quintuplicati rispetto al 2014. E la percentuale di chi non ha mai seguito diete prive di carne è scesa ai minimi degli ultimi dieci anni (-2,9% tra il 2023 e il 2025).
Le motivazioni dietro queste scelte sono molteplici e intrecciate: etica animale, impatto ambientale, salute, giustizia sociale. Non a caso, il 71,4% degli italiani si dichiara contrario agli allevamenti intensivi e oltre il 78% alla vivisezione. Il cibo diventa così uno strumento di coerenza valoriale, un modo per «votare con la forchetta» ogni giorno.
In questo contesto, il mercato plant-based registra numeri straordinari. Secondo l’Osservatorio Veggie, il 9% degli italiani segue una dieta vegetariana o vegana, e il mercato dei prodotti alternativi alla carne ha superato i 500 milioni di euro nel 2024. I formaggi vegetali hanno fatto registrare un +77% nei volumi di vendita, una performance che racconta di una domanda ormai strutturale.
