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Coniugare cultura e finanza agevolata per generare valore

Mariano Iadanza

Mariano Iadanza

Dirigente in SEF Consulting, collabora attualmente anche al progetto EDI Global Forum, la più grande piattaforma internazionale dedicata alle metodologie educative nell’arte contemporanea, istituita nel 2021 dalla Fondazione Morra Greco di Napoli.
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Gli operatori della Cultura investono troppe energie nella stesura di progetti che restano spesso nelle graduatorie degli Avvisi a cui sono stati adattati. Formule varie accompagnano questo meritorio sforzo intellettuale: idonei e non finanziabili, idonei e non finanziati per carenza di risorse, progetti collocati in posizione utile in graduatoria. Tutte locuzioni più o meno burocratiche per dire che la coperta è corta e si è fatto quanto si è potuto.

Sia chiaro. La logica di premiare iniziative lungimiranti è da condividere. Soprattutto in un ambito, come quello culturale, in cui i risultati degli investimenti pubblici (e privati) si misurano almeno sul medio periodo. Tuttavia, il medesimo risultato potrebbe essere raggiunto con griglie di valutazione meno complesse e soprattutto con una procedura in due fasi che esima sia i proponenti che i valutatori da una complessa opera di scrittura e da una ancor più difficile azione di chirurgica costruzione degli esiti istruttori.

Occorre un nuovo paradigma

Nell’epoca in cui le sezioni descrittive di un progetto possono agevolmente essere redatte col supporto nemmeno troppo velato dell’Intelligenza artificiale, occorre cambiare paradigma. Gli Enti gestori devono virare verso una responsabile valutazione dell’idea e del suo potenziale, prima di trasformarla in un progetto definitivo – o esecutivo – accompagnato da preventivi, lettere di incarico, elementi di innovazioni e complessi indici economico-finanziari. In altri termini, chiedere ai proponenti di avanzare una proposta redatta in poche battute, costituire un panel per valutarla, redigere una short list delle proposte meritevoli di approfondimento e chiedere poi solo ai proponenti di queste ultime di compilare un formulario complesso e articolato.

Naturalmente, questo implica la capacità dei valutatori di assumere decisioni, reagendo alla cultura dell’asetticità per cui si affida a un complesso sudoku di criteri oggettivi il compito di restituire il punteggio di una proposta. Una nuova associazione culturale, ricca di talenti più o meno giovani ma priva di una esperienza specifica, potrebbe ben presentare una proposta più innovativa di una rodata Istituzione, pur accompagnata da progettisti esperti.

Questo richiede un cambio di paradigma della Pubblica Amministrazione: la capacità di assumersi responsabilità, superando l’accusa di una più o meno velata faziosità e spostando le energie dalla lettura di voluminosi progetti, preventivi, dichiarazioni e formule alla selezione di esperti indipendenti e plurali, magari non provenienti esclusivamente dal mondo della Cultura.

D’altro canto, sul fronte dei proponenti, si deve uscire dalla logica di sfruttare gli Avvisi attraverso un approccio adattivo: trovare cioè il modo di vestire su di essi programmi più o meno ordinari dell’Ente proponente.

Alleanza sociale, cultura come motore di riflessione

Per creare valore servono tecnici capaci di reperire risorse pubbliche ma soprattutto private, in un’alleanza sociale per la quale la cultura è motore di riflessione; strumento che consente di fare strame delle voci urlanti (nelle piazze o sul web) per selezionare fonti attendibili (anche tra le piazze e sui social, certo); volano di uno sviluppo che è anzitutto umano nell’accezione più profonda di questa umanità. In lotta con se stessa e con la propria capacità di progredire senza restare vittima del progresso generato. Insomma, una competizione in cui a vincere sia la nostra intelligenza collettiva, non quella artificiale.

Per progettare cultura serve oggi distribuire le energie in maniera sapiente. Nel sempre complesso mondo della finanza agevolata, uno sforzo che produce valore ma resta affisso ad un Albo pretorio, pur vestito coi nuovi panni di un sito internet accessibile a tutti, è tutto sommato vano.

Osino le Istituzioni. Cambino rotta. Sappiano rischiare anche gli operatori culturali, con investimenti in capacity building e l’attuazione di iniziative trasversali, con operatori di altri settori, volte a contaminare le competenze. Acquisire qui un po’ di management e finanza in più, per dare lì un afflato più ampio, maggiormente prospettico.

I massimi sistemi servono. Ma a volte si può progettare cultura, generare valore anche con gesti semplici. Anzi, con scelte chiare. Scegliere, appunto. È quel che ancora ci resta come umanità.

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