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La cultura si progetta per i cittadini, i ragazzi, le imprese e lo sviluppo territoriale, individuale, collettivo, economico e neuronale; il turismo deve diventare esplorazione e non può essere l’obiettivo di artisti e curatori mentre immaginano i destinatari delle loro opere. Come avevamo ben spiegato nel progetto IL FU TURISMO, l’obiettivo della cultura evolutiva è immaginare nuovi mondi possibili, non consumo effimero.
Cultura ha origine etimologicamente dal termine coltivare. Su questo assunto l’arte e il conseguente approccio artistico, che noi chiamiamo Art Thinking, sono una possibile quanto autentica e ormai testata infrastruttura dinamica che innova i nostri paesi, le nostre città, le imprese e i territori. Questo perché ne indaga, ne interpreta e ne traduce in modo geniale non solo i significati più nascosti e vitali, ma anche quelli originari di contesti, tempi, attività e tradizioni che devono evolvere e che sono il vero punto di forza di ogni Paese dove le radici identitarie sono state affidate alle immagini intelligenti.
L’arte come condizione di sperimentazione
Dice l’artista Giulia Piscitelli, artista napoletana presente a Ravello Lab: “«L’arte diviene una sorta di condizione sperimentale in cui si sperimenta il vivere» scriveva John Cage, e questa condizione dovrebbe essere scritta ma anche messa in campo nei programmi della scuola primaria e secondaria. È fondamentale comunicare ai futuri fruitori dell’arte come leggere, vivere, usare l’arte”.
Il patrimonio materiale e immateriale non può e non deve quindi essere dedicato al turismo, cioè azioni e innovazioni non possono nascere con questo obiettivo in mente; i primi destinatari sono i cittadini che hanno diritto alla cultura evolutiva delle arti, che hanno bisogno di palinsesti culturali quotidiani, di qualità e collegati ai contesti internazionali, che hanno dei figli da nutrire con l’intelligenza emotiva dell’arte ogni giorno e ogni sera, che hanno imprese che si alimentano delle idee e delle visioni di artiste e artisti da sempre e che hanno esclusi ed emarginati che, proprio attraverso le arti, devono ritrovare dignità, ruoli, identità e pari opportunità, come avviene in quei luoghi dove l’arte pubblica e i distretti culturali producono aumenti di PIL annuali a due cifre e fanno emergere nuovi lavori o vecchi mestieri dimenticati che tornano in auge.
Le sfide della governance turistica
Le sfide della governance turistica nel XXI secolo includono il fatto di conoscere come funziona la mente: se dici che un bene è turistico gli abitanti non lo leggeranno mai più come patrimonio proprio, né come dispositivo di senso connesso alla propria nutrizione di intelligenza e conoscenza: questa è la cosa più grave. Lo leggeranno come mero e vacuo oggetto da vendere e la mente si ammalerà di passatismo.
Ancora Giulia Piscitelli sul tema: “L’arte può essere un vettore che allena non solo i cittadini del luogo, ma anche i turisti, educandoli a fruire del tempo nel proprio tempo, trasformando nei cittadini il senso di cura del proprio territorio e mutando i turisti in viaggiatori”.
Una questione di visione e intuizione utili al presente
Noi curatori mettiamo in opera una progettazione orientata ad obiettivi antropologici ogni giorno, e lo facciamo partendo con gli artisti per poi coniugare visioni e competenze indispensabili come quelle degli architetti, degli urbanisti, dei designer, dei musicisti, del teatro, della danza, del cinema, della letteratura, della sociologia, dell’education: lo scopo è di portare in emersione le valenze e il senso di archeologia e arte classica per poterli vedere alla luce del pensiero laterale dell’arte contemporanea che ne aggiorna gli scopi etici e poetici, generando nuova sapienza, ricerca, scoperta, know how, visione e intuizione utili al presente, non a glorificare il passato né a produrre montagne di selfie inutili ed effimeri.
Certo, si deve preservare l’integrità del patrimonio garantendo accessibilità e sviluppo, ma questo non può portare alla conservazione che, per anni, ha mortificato il genio e il genius loci dei nostri avi, oltre che di chi oggi vive nei luoghi dell’arte. Fermare lo sviluppo è il contrario di cultura. L’esatto opposto; una contromisura all’evoluzione. Troppa eredità ferma la fantasia imprenditoriale e quella che genera nuova società.
Il passato come esperienza acquisita
Giulia Piscitelli ci offre un’ulteriore, geniale spunto di riflessione: “Il passato deve essere percepito come esperienza acquisita, in arte nulla nasce dal nulla, tutto è come una catena del DNA. Permanere nel passato annulla e distrugge il passato stesso”.
Per questo motivo si può e si deve rispondere ai nuovi bisogni ma non solo a quelli del turismo, che noi chiamiamo esplorazione, apprendimento nomade e lo colleghiamo ai Flaneur e al detto latino errare humanum est, che traduce esattamente il doppio senso della vita: cercare vagando fidandosi del proprio istinto, sbagliare strada come errore rivelatorio di nuove Vie fuori dai circuiti prestabiliti. Ci si deve concentrare sui bisogni identitari dinamici di luoghi e persone, attivando trasmissione di micro e macro storie nascoste in ogni angolo, tutela evoluta delle ricchezze storiche, artistiche, etiche, naturalistiche e professionali, ripristinando così la relazione fertile e immaginifica tra passato e presente, anziani e bambini, eredità e mondi inediti.
La vera sfida è un presente responsabile
La sfida del XXI secolo diventa custodire il passato per costruire un presente responsabile, lucido, consapevole e visionario. Il modello Olivetti e i luoghi come Lipsia, Linz e tutti gli altri distretti culturali dove impresa e arte fanno ricerca del bene pubblico insieme, e dove la crescita di individui e società sono il faro illuminante di ogni progettazione che rispetti, valorizzi e abbia a cuore cittadini, viaggiatori, investitori e la FeliCittà delle persone, sono il modello che seguiamo da sempre.
Conclude l’artista Giulia Piscitelli, alla sua maniera autentica e poetica: Avere la visione del futuro significa avere una “Visione”.
L’immagine di copertina è tratta da Il Fu Turismo. Campagna di comunicazione culturale del patrimonio italiano
