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La morte di Papa Francesco ha segnato la conclusione di un pontificato che ha profondamente influenzato il rapporto tra fede, economia e società. Il suo insegnamento ha lasciato un segno importante nel mondo del lavoro e dell’impresa promuovendo una visione etica e sostenibile dello sviluppo umano.
Fin dall’elezione nel marzo 2013, Jorge Mario Bergoglio ha scelto il nome “Francesco” per indicare una rottura con le logiche del potere abbracciando la sobrietà, la vicinanza ai poveri e un impegno concreto per la giustizia sociale e ambientale. La sua visione ha saputo dialogare non solo con i fedeli ma anche con imprenditori, economisti, sindacalisti e giovani lavoratori in tutto il mondo.
Una storia di radici imprenditoriali
Papa Francesco, nato Jorge Mario Bergoglio il 17 dicembre 1936 a Buenos Aires, discendeva da una famiglia italiana di origini piemontesi proveniente da Portacomaro, un piccolo centro in provincia di Asti. I Bergoglio, pur non vivendo in condizioni di indigenza, coltivavano una forte aspirazione alla crescita e un dinamismo imprenditoriale che li rese protagonisti del grande fenomeno migratorio verso l’Argentina tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento.
Il nonno Giovanni, proprietario di una panetteria, fu figura chiave nella storia familiare. Animato da ambizioni più grandi, Giovanni trasferì la famiglia a Torino verso la metà degli anni Venti, dove aprì un bar. Tuttavia il suo obiettivo era quello di raggiungere i fratelli già emigrati in Argentina, che a Paraná gestivano una fiorente impresa di costruzione di strade e marciapiedi, poi spazzata via dalla Grande Depressione.
Nel gennaio 1929 Giovanni partì con la moglie Rosa e il figlio ventiquattrenne Mario Giuseppe Francesco – il futuro padre di papa Francesco – a bordo del piroscafo Giulio Cesare. È documentato che Rosa indossasse un cappotto pesante, nonostante fosse estate, per nascondere al suo interno i risparmi della famiglia. Una volta giunti a Buenos Aires Mario Bergoglio trovò impiego come ragioniere e successivamente come impiegato nelle ferrovie argentine. La casa Bergoglio, radicata nel quartiere popolare di Flores, era un ambiente dove il lavoro, la sobrietà, l’intraprendenza e la fede si fondevano quotidianamente.
Il lavoro come vocazione e diritto umano
Non è difficile immaginare come la storia della famiglia Bergoglio, pur essendo la storia di migliaia di altri italiani che “cercavano la Merica” (modo di dire piemontese che, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, indicava il desiderio di emigrare in America, specialmente in Argentina, alla ricerca di migliori opportunità di vita e lavoro), abbia influito sul futuro papa facendo sì che uno dei cardini del suo pensiero sia stato proprio il valore del lavoro come espressione della dignità umana. Francesco ha più volte ribadito che il lavoro non è solo un mezzo di sostentamento ma una dimensione costitutiva della persona, via maestra per la giustizia e la coesione sociale.
“Come fare del lavoro un luogo di vocazione?”. Andare verso la prima chiamata, la chiamata che ognuno di noi riceve e che è la stessa che ha ricevuto l’umanità in Adamo: andate, coltivate la Terra, moltiplicatevi, assoggettatevi la terra, lavorate… “Come fare del lavoro un luogo di vocazione?”. Forse la parola più forte qui è lavoro. Una cosa è lavorare e un’altra è fare cose per profittare e anche per approfittarsi degli altri. La cultura del lavoro. In tanti Paesi sottosviluppati c’è la cultura del sussidio: si aiuta, ma non si insegna a lavorare. A me fa tanto bene pensare a Don Bosco, alla fine dell’Ottocento, in quella Torino massonica, mangiapreti, povera, dove i ragazzi erano per la strada… Cosa ha fatto, lui? E’ andato con l’acqua benedetta? No. Ha fatto educazione di emergenza, ha fatto studiare per imparare mestieri semplici, e così entrare nella cultura del lavoro. Ha visto in quel rischio una opportunità, in quella crisi religiosa una opportunità; e ha aperto un orizzonte umano e religioso, a quelle persone. Lavoro. Che non è la stessa cosa che “fare cose”. La vocazione del lavoro, lavoro creativo. Il lavoro ci rende simili a Dio, che è Creatore, ed è anche un Artigiano. E il lavoro è un luogo di vocazione, non è un luogo di stallo, di parcheggio. La mia vocazione mi porta ad andare avanti nel lavoro, nella creatività.
Discorso di Papa Francesco in visita a “Villa Nazareth – Sabato, 18 giugno 2016 [1]
[1] https://www.ulsa.va/it/pubblicazioni/bollettini/bollettino-n–24—2016/alcune-parole-di-papa-francesco-sul-lavoro-.html
Un’economia al servizio dell’uomo
Nel suo magistero sociale Francesco ha denunciato la “globalizzazione dell’indifferenza” e l’idolatria del denaro affermando che “questa economia uccide” (Evangelii Gaudium, 2013 [1]). E ha al contempo proposto un nuovo paradigma: un’economia che serva l’uomo, che crei valore condiviso e promuova il bene comune.
Ha invitato gli imprenditori ad essere “artigiani del bene comune“, riconoscendo il valore della libera iniziativa quando radicata in principi etici. L’impresa, secondo Francesco, è una comunità di persone, non una macchina di profitto. “Ogni imprenditore è chiamato a essere un attore del bene comune” affermò nel 2023 in un messaggio ai capi delle aziende francesi riuniti all’ippodromo di Longchamp a Parigi.
[1] Il testo integrale: https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html
Creatività e responsabilità nell’impresa
In un’intervista del 2018 al Sole 24 Ore [1] Francesco parlò di “lavoro e genio creativo per un nuovo ordine economico“. L’impresa deve essere luogo di innovazione, inclusione e relazioni. Ha esortato a superare la logica dell’usa e getta promuovendo welfare autentico, leadership etica e sostenibilità sociale.
Da questa visione nacque, ad Assisi nel 2019, The Economy of Francesco [2]. Iniziativa lanciata dal papa stesso con l’obiettivo di coinvolgere giovani economisti, imprenditori, changemakers e studiosi da tutto il mondo in un processo di rinnovamento del pensiero economico e dei modelli di sviluppo. Il progetto mira a promuovere un’economia più giusta, inclusiva e sostenibile, che metta al centro la persona, i poveri e il pianeta. L’evento inaugurale, inizialmente previsto ad Assisi nel 2020, si è svolto in forma digitale a causa della pandemia coinvolgendo migliaia di partecipanti provenienti da oltre 100 Paesi. Da allora The Economy of Francesco è diventato un vero e proprio movimento globale con forum, laboratori permanenti e progetti concreti in ambito sociale, ambientale e imprenditoriale. Papa Francesco ha definito questa rete di giovani come “una nuova generazione di economisti”, chiamata a “riparare l’economia”, sulle orme del santo di Assisi che sentì l’invito di Cristo: “Francesco, va’ e ripara la mia casa”.
[1] L’intervista integrale: https://www.ilsole24ore.com/art/intervista-papa-francesco-i-soldi-non-si-fanno-i-soldi-ma-il-lavoro-AEf2V5lF [2] Il sito: https://francescoeconomy.org/it/
Oggi il progetto si fonda su 12 “villaggi tematici” che affrontano questioni cruciali come il lavoro dignitoso, la finanza etica, l’economia della cura e la giustizia sociale. Nel 2025, l’iniziativa culminerà con l’evento globale Restarting the Economy [1], previsto dal 28 al 30 novembre a Castel Gandolfo vicino a Roma. Questo incontro, ispirato al Giubileo della Speranza e all’800° anniversario del Cantico delle Creature, offrirà tre giorni di riflessione e azione con la partecipazione di giovani da tutto il mondo, esperti e leader del cambiamento. Il programma includerà sessioni tematiche, workshop, momenti spirituali e spazi di dialogo, focalizzandosi su temi come il debito ecologico, la dignità del lavoro, la finanza inclusiva e la sostenibilità delle relazioni economiche. In preparazione all’evento, il movimento promuove iniziative locali denominate Living the Economy of Francesco [2] che si svolgono in varie parti del mondo. Queste attività, organizzate da università, associazioni, imprese e gruppi informali, comprendono workshop, seminari e incontri comunitari, mirati a concretizzare i principi dell’economia di Francesco nelle realtà territoriali.
[1] Il sito: https://francescoeconomy.org/towards-restarting-the-economy-2025/ [2] Il sito: https://francescoeconomy.org/living-eof/
La Laudato sì e l’ecologia integrale
Con l’enciclica del 2015 Laudato si’ [1], Francesco ha posto le basi per una nuova alleanza tra etica, ambiente e sviluppo. “Non ci sono due crisi separate, una ambientale ed una sociale, ma una sola e complessa crisi socio-ambientale” (n. 139).
La sua proposta è l’ “ecologia integrale”: un approccio che unisce la giustizia sociale alla cura del creato. L’essere umano è parte della natura, non dominatore. Francesco ha denunciato la “cultura dello scarto” e ha indicato nella conversione ecologica un percorso personale e collettivo.
Il suo messaggio ha avuto un tale impatto che ha ispirato il Laudato Si’ Movement [2]. Organizzazione cattolica globale fondata nel gennaio 2015 in concomitanza con la visita di Papa Francesco nelle Filippine, inizialmente ha acquisito il nome di Global Catholic Climate Movement per poi cambiare nell’attuale denominazione nel 2021, proprio per riflettere meglio la missione ispirata all’enciclica Laudato Si’ del 2015.
Il movimento mira a mobilitare la comunità mondiale per affrontare la crisi climatica attraverso tre dimensioni principali: spiritualità ecologica, promozione di stili di vita sostenibili e advocacy per la giustizia ambientale. Già nel 2022 il Laudato Si’ Movement contava più di 900 organizzazioni membri e oltre 11.500 animatori certificati. Attualmente la sua mission include: programmi per la conversione ecologica; programmi di sostenibilità; programmi di mobilitazione su biodiversità e crisi climatica, zero combustibili fossili (disinvestimento, Trattato di non proliferazione di combustibili fossili, bombe di carbonio), e campagne regionali di mobilitazione.
[1] Il testo integrale: https://www.vatican.va/content/dam/francesco/pdf/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si_it.pdf [2] Il sito: https://laudatosimovement.org/it/
Un’eredità da vivere con radici profonde e mani operose
Papa Francesco ha lasciato nei suoi 12 anni di pontificato molto più di un messaggio spirituale: ha consegnato una visione concreta, esigente e attuabile. Non si è limitato a indicare valori ma ha chiamato all’azione imprenditori, educatori, amministratori e cittadini offrendo una rotta chiara verso un’economia che cura, include, innova e trasforma. Ha mostrato che è possibile coniugare impresa, vita e lavoro, ambiente e giustizia sociale, non solo in teoria ma nella pratica quotidiana di chi costruisce modelli sostenibili, reti solidali e sviluppo umano integrale. La sua eredità vive nelle scelte di chi rimette l’uomo al centro non per ideologia ma per convinzione operosa. E questo è un messaggio che travalica la fede stessa e chiama a raccolta le coscienze di qualunque credo e provenienza. Anche nel mondo dell’economia e dell’impresa.
