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Il prossimo Programma Quadro per la Ricerca e l’Innovazione in Europa (FP10) si prepara ad affrontare una delle sfide più grandi in termini di struttura e finanziamenti. Durante il vertice di Varsavia dell’11 marzo, i ministri europei responsabili della ricerca hanno messo in evidenza il concetto chiave di questo nuovo programma: la necessità di una struttura indipendente e di un budget adeguato a rispondere alle sfide globali di oggi
La questione della potenziale integrazione di FP10 con il Fondo europeo per la competitività ha sollevato alcune preoccupazioni, con i paesi membri che chiedono una maggiore autonomia per la ricerca e l’innovazione in Europa. Il nuovo programma segue il ciclo del bilancio a lungo termine dell’Unione europea (UE). Con una dotazione finanziaria complessiva di 95,5 miliardi di euro a prezzi correnti, FP10 rappresenterà una risorsa fondamentale per il finanziamento delle attività di ricerca e innovazione. Di questi, 5,4 miliardi sono destinati al piano per la ripresa Next Generation EU, un’iniziativa che si concentra sulla ripartenza economica post-pandemia. FP10, quindi, non solo consolida il ruolo dell’Europa come leader globale nella ricerca e nell’innovazione, ma si propone anche di dare un impulso deciso alla crescita economica e alla sostenibilità attraverso la scienza. Ricordiamo che l’Unione europea punta a mobilitare 200 miliardi di euro per investimenti nell’intelligenza artificiale e nella ricerca in Europa. L’annuncio è stato dato dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, durante il recente vertice di Parigi sull’IA.
EU AI Champions Initiative
La Commissione intende promuovere un’alleanza pubblico-privata che coinvolgerà oltre 60 aziende, in un’iniziativa denominata “EU AI Champions Initiative”, con l’obiettivo di posizionare l’Europa come uno dei principali attori globali nell’ambito della ricerca tecnologica e innovativa. Il piano di investimento si compone di 50 miliardi di euro a carico dell’Unione Europea, che si aggiungono ai 150 miliardi già impegnati dai principali gruppi industriali partecipanti all’iniziativa. L’Europa mira a sviluppare tecnologie di IA affidabili, con un focus particolare sulle Gigafactory, che beneficeranno di un investimento iniziale di 20 miliardi di euro. Horizon Europe, anche quest’anno, finanzierà attività di ricerca e innovazione attraverso inviti aperti e competitivi a presentare proposte. Queste attività copriranno vari ambiti, dai settori scientifici all’industria, con l’obiettivo di promuovere soluzioni innovative per affrontare le sfide globali, tra cui i cambiamenti climatici, la transizione digitale, la salute globale e la sicurezza alimentare. Una delle principali novità sarà la necessità di concentrarsi esclusivamente su applicazioni civili.
Ciò significa che tutte le attività finanziate dovranno avere un impatto positivo sulle società europee, senza coinvolgere applicazioni militari o di difesa. Questo rappresenta un chiaro indirizzo verso ricerca e innovazione finalizzate a migliorare la vita quotidiana dei cittadini europei, attraverso soluzioni tecnologiche e scientifiche che favoriscano la sostenibilità e il benessere.
Le concrete opportunità per le imprese
Le imprese e i ricercatori stanno vedendo nuove opportunità emergere, con un maggiore supporto per l’innovazione e la cooperazione scientifica a livello continentale. Il programma Horizon Europe, che attualmente sta orientando la ricerca e lo sviluppo nel continente, ha posto solide basi per una cooperazione scientifica di successo. Tuttavia, è la pianificazione per il periodo post-2027 che sta generando un ampio interesse. La Commissione europea, riconoscendo l’importanza strategica di questi programmi, ha incaricato un Gruppo di esperti di alto livello di esaminare il futuro della ricerca europea, con un focus sui settori chiave e le priorità per il programma che guiderà l’Europa dal 2028 al 2034.
Il Gruppo di esperti, composto da 15 specialisti provenienti da tutta Europa e con competenze trasversali nel campo della ricerca, dell’innovazione e dello sviluppo tecnologico, ha lavorato per un anno – dal dicembre 2023 al dicembre 2024 – raccogliendo evidenze e conducendo consultazioni con una vasta gamma di attori del settore.
Lo studio che ne è derivato non si limita a proporre raccomandazioni per migliorare il programma Horizon durante il triennio restante (2025-2027), ma fornisce anche orientamenti cruciali per il periodo successivo, dettando le linee guida per il prossimo ciclo di programmi che definirà la ricerca e l’innovazione in Europa per gli anni a venire. Con la crescente enfasi sulle tecnologie emergenti e il miglioramento della cooperazione tra settore pubblico e privato, il programma quadro successivo rappresenta una chiara chiamata a chi desidera essere protagonista del progresso europeo.
Le imprese che investono in ricerca e sviluppo, così come i ricercatori che cercano di innovare, dovrebbero prepararsi a cogliere queste opportunità, perché la ricerca non riguarda solo il futuro della scienza, ma anche l’evoluzione dei settori industriali e delle politiche economiche in Europa. Il sistema italiano di R&I presenta alcuni elementi di forza ma molte criticità.
Tra i punti di forza si segnalano una rete universitaria diffusa e capillare, la qualità della produzione scientifica, l’elevata produttività per ricercatore, l’esistenza di alcuni poli di eccellenza di livello mondiale. Dal confronto internazionale, gli esperti registrano alcune criticità che da tempo caratterizzano il sistema: tra queste lo scarso numero di laureati, specie in campo STEM; la fuga dei cervelli, che negli ultimi anni ha assunto proporzioni sempre più inquietanti; l’esiguo numero di ricercatori; l’insufficienza degli investimenti pubblici e privati; la relativa carenza delle infrastrutture di ricerca; una parte consistente del tessuto produttivo focalizzato su tecnologie “mature” e di conseguenza un numero di brevetti nettamente inferiore a quello dei principali concorrenti.
Le priorità del vertice di Varsavia
Durante il vertice di Varsavia, i ministri hanno ribadito l’importanza di una struttura indipendente per la programmazione FP10. Le preoccupazioni sollevate riguardano l’eventualità di un’integrazione troppo stringente con il Fondo europeo per la competitività, che potrebbe ridurre l’efficacia e l’indipendenza del programma di ricerca. L’Europa ha necessità di un programma di ricerca robusto, che operi in maniera autonoma e non subordinata ad altri strumenti finanziari, per rispondere prontamente alle sfide globali, che evolvono rapidamente e richiedono soluzioni innovative. Un aspetto fondamentale che è emerso dalle discussioni riguarda la semplificazione dei processi di accesso ai finanziamenti, per garantire che le piccole e medie imprese (PMI) possano partecipare in modo competitivo alle call di FP10.
L’Europa ha da sempre avuto l’ambizione di promuovere la collaborazione tra istituti di ricerca, università, e imprese, e questo programma deve rafforzare tale sinergia. Sarà fondamentale che le imprese innovatrici abbiano accesso diretto e agevolato ai finanziamenti, per accelerare la ricerca applicata e la commercializzazione delle tecnologie. «Con l’inizio della primavera, si avvia anche l’ultimo triennio di opportunità in Horizon Europe. I piani di lavoro 2025 dei cluster e delle missioni si apriranno a maggio con scadenze diverse a partire da settembre 2025. Sottomissioni in doppio stadio e blind evaluation saranno presenti anche nel 2025, mentre agli attori Cina sarà impossibile partecipare nelle innovation action dei cluster più industriali. Ci sarà un maggior ricorso a topic cosiddetti open, che lasciano maggiore libertà ai proponenti di affrontare le attuali sfide tecnologiche. Trasversale il ruolo dell’AI nei vari settori, con un core di opportunità nel Cluster4. Ricordiamo inoltre come importanti partnership istituzionalizzate, tra cui Chips e Circular Bio Based europe JU, lanceranno i loro bandi in questi mesi. Il 2025 è un anno ricchissimo di bandi su aree diverse, alcune in continuità con la passata programmazione altre che guardano invece ad una nuova competitività europea» , ha ribadito Serena Borgna, Institutional activities e Head of department di APRE – Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea.
La continua evoluzione delle politiche di ricerca e innovazione mostra l’impegno dell’Unione europea verso un futuro più sostenibile, competitivo e digitale, dove la scienza e la tecnologia giocano un ruolo centrale. Tuttavia, le preoccupazioni sollevate riguardo alla governance e all’indipendenza del programma devono essere prese in considerazione, per garantire che la ricerca europea possa continuare a prosperare e rispondere alle necessità del presente e del futuro.
