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Oltre l’Opera, a San Lorenzo Maggiore l’arte si racconta con lo smartphone

Alfonso Del Forno

Alfonso Del Forno

Giornalista enogastronomico che mette al centro della sua comunicazione la cultura del cibo, della biodiversità, dell’economia circolare e del recupero delle tradizioni. Progettista per Sef Consulting
Conferenza Delante 4
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Presentata a Napoli “San Lorenzo Experience”, il progetto di Delante che porta la realtà aumentata nel Complesso Monumentale. Nessuna app da scaricare, cinque lingue e un percorso su tre piani: conservazione e innovazione, accessibilità e giovani al centro.

NAPOLI – C’è un gesto che ormai appartiene a tutti, quello di tirare fuori il telefono e puntarlo verso ciò che si ha davanti, e che in un museo viene di solito guardato con una certa diffidenza, come se tra il visitatore e l’opera si frapponesse uno schermo a rubare l’attenzione. A San Lorenzo Maggiore, nel cuore del centro storico di Napoli, accade invece l’esatto contrario, perché quel gesto diventa il primo passo per capire meglio ciò che si sta guardando. Giovedì 15 ottobre, nella Sala Capitolare del Complesso Monumentale, è stato presentato alla stampa “Oltre l’Opera – San Lorenzo Experience”, il progetto della cooperativa sociale Delante “Welcome inside art”, indicato dagli organizzatori come il primo progetto museale di realtà aumentata a Napoli. Un incontro accogliente fin dall’ingresso, con un caffè di benvenuto e un interprete della Lingua dei segni italiana in sala, dettagli che raccontano lo spirito dell’iniziativa più di qualsiasi slogan.

A spiegare come funziona l’esperienza è stata Morena Servidei, responsabile Comunicazione del Progetto Delante, che ha anche moderato l’incontro. «Oggi siamo qui per presentare il progetto Oltre l’Opera San Lorenzo Experience», ha detto, raccontando un lavoro portato avanti insieme al Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore «per la fruizione del patrimonio culturale attraverso dispositivi informatici». Il punto di forza, ha sottolineato, è la semplicità: «Non c’è bisogno di scaricare un’app o di indossare dei visori, ma semplicemente lo si fa attraverso l’utilizzo dello strumento per eccellenza che è lo smartphone». Il visitatore inquadra un QR code e si apre una web app, dove sceglie la lingua tra le cinque disponibili e il piano da cui cominciare, poi basta alzare la fotocamera verso un’opera perché il sistema la riconosca. «Il visitatore, tramite la fotocamera del proprio cellulare, potrà inquadrare l’opera, scansionarla e attivare un’esperienza accompagnata da una parte testuale, dall’audio e dalla traduzione in multilingua», ha spiegato Servidei, mentre il percorso accompagna il pubblico lungo tutti e tre i piani del museo. L’ambizione, però, guarda oltre le mura del Complesso, perché il progetto nasce per arricchire la visita a San Lorenzo Maggiore ma, ha aggiunto, «può essere replicato, ovviamente, in altri enti museali o enti istituzionali»: non un esperimento isolato, dunque, ma un modello che può essere portato altrove.

A fare gli onori di casa è stato l’architetto Giovanni De Pasquale, per il Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore, che ha spiegato come l’iniziativa si inserisca nel percorso di gestione del luogo. «Siamo stati ben lieti di ospitare questo evento e questo progetto», ha detto, «soprattutto perché si inserisce nella filosofia che stiamo adottando nella gestione di questa struttura, in accordo con l’Ordine dei Frati Minori Conventuali». Due le parole che, secondo De Pasquale, la definiscono, conservazione e innovazione. La prima perché «il progetto non intacca assolutamente la conservazione delle opere d’arte», dal momento che lo smartphone è «soltanto uno strumento per poter riconoscere e acquisire le informazioni dell’opera d’arte, ma senza che l’opera venga toccata, il che rientra perfettamente nei canoni della conservazione». La seconda perché l’uso delle tecnologie contemporanee, ha osservato, va inserito «in un giusto processo educativo». Chi si occupa di patrimonio sa quanto sia delicato l’equilibrio tra l’esigenza di proteggere e quella di raccontare, e qui la tecnologia riesce a stare accanto all’opera senza avvicinarsi a ciò che va tutelato, permettendo a chi visita oggi di osservare e vivere ciò che del passato è arrivato fino a noi.

Da questo equilibrio è partito anche Antonio Aprea, CEO e co-fondatore di Delante, con una domanda semplice e per questo scomoda. «Quante persone entrano in un museo e conoscono davvero ciò che hanno davanti? È da qui che siamo partiti: dal desiderio di colmare la distanza tra chi guarda un’opera e la storia che quell’opera racconta». La risposta, per Aprea, sta in un oggetto che ciascuno ha già con

sé: «Lo smartphone è uno strumento comune, ce l’abbiamo tutti in mano ogni giorno. Con linguaggi diversi può parlare anche alle nuove generazioni, che con il telefono hanno un rapporto naturale e quotidiano: non c’è bisogno di insegnare loro nulla di nuovo». Il filo conduttore del progetto, ha aggiunto, si riassume in due parole: «Accessibilità e inclusività sono due delle skill principali di questo progetto. Non sono un’aggiunta finale, ma il criterio con cui abbiamo pensato l’esperienza fin dall’inizio: ognuno deve poter entrare nell’opera con i propri tempi e i propri strumenti».

Se per Aprea l’accessibilità è una scelta di progetto, la professoressa Daniela Savy, docente di Diritto europeo dei beni culturali, le ha dato un respiro più ampio, quasi civile. «Siamo felici di collaborare all’applicazione tecnologica ai beni culturali per le diverse abilità, direi anche meglio per i diversi target di fruitori dei beni culturali», ha detto, spiegando che l’accessibilità alla cultura «è un modo per rendere partecipe la collettività del patrimonio culturale di cui è responsabile», secondo la Convenzione di Faro del Consiglio d’Europa, «anche per la gestione, per la valorizzazione, per la conservazione e per la trasmissione alle future generazioni». Un patrimonio, quindi, che appartiene a tutti e che tutti devono poter conoscere. Lo sguardo si è poi spostato sui più giovani: l’accessibilità, ha aggiunto la docente, è anche «uno strumento di educazione scolastica, di educazione alla cultura che affranca i giovani dalla povertà educativa, dalla privazione dei contenuti che abbiamo visto sfociare poi in episodi di violenza cittadina». Lo smartphone riempie già le loro giornate di contenuti di ogni genere, e inserirsi in quel flusso con riferimenti all’arte e alla cultura significa, per Savy, cogliere un’occasione preziosa per avvicinarli al passato e alla bellezza.

A dare forma tecnica a questa visione è stato Ernesto Romano, responsabile Sviluppo Software di Delante, che ha sviluppato la tecnologia alla base del progetto e ha spiegato le ragioni di una scelta controcorrente, in un momento in cui molti immaginano il futuro dei musei fatto di visori. «L’obiettivo che ci siamo dati è rendere i contenuti museali fruibili a tutti, anche alle persone con disabilità. Quando si lavora sul software, ogni scelta tecnica è anche una scelta di inclusione». Perché proprio lo smartphone? «È l’oggetto che tutti sanno usare ed è strettamente personale: ognuno lo conosce, lo regola come preferisce, lo porta sempre con sé. Per questo è lo strumento più adatto a questo tipo di tecnologia», ha detto Romano, aggiungendo che «altre soluzioni sono meno immediate rispetto a quello che si può fare con un telefono». Anche i visori, ha osservato, pur con il loro effetto immersivo «pongono l’esperienza su un altro piano e richiedono l’uso di un mezzo in più», mentre l’idea era un’altra: «Noi volevamo che il visitatore restasse dentro la visita, con gli occhi sull’opera, senza dover indossare niente: solo il proprio telefono».

Sul valore pubblico dell’iniziativa si è soffermata Chiara Marciani, assessora alle Politiche giovanili e del lavoro del Comune di Napoli, che ha portato il saluto dell’amministrazione. «Sono molto contenta di aver scoperto questa iniziativa», ha detto, spiegando che permette di fruire di uno dei «tanti gioielli che abbiamo nella nostra città» non solo alle persone con disabilità, ma anche «agli utenti con esigenze diverse, che siano giovani o persone anziane». L’assessora ha poi toccato un nodo del dibattito pubblico, osservando che il cellulare è «uno strumento che spesso viene demonizzato» e che qui può invece diventare «un fantastico strumento a supporto della scoperta di uno dei tesori cittadini, con l’auspicio che l’esperienza possa allargarsi, con una collaborazione ad altri momenti e altri tesori da scoprire». Il messaggio dell’amministrazione è chiaro: iniziative come questa danno lustro a Napoli e usano strumenti di uso comune per portare la cultura custodita nei musei a un pubblico variegato, in cui le nuove generazioni possano essere protagoniste.

Un progetto di questo tipo, del resto, non nasce dall’oggi al domani, e dietro la web app di Delante che racconta Napoli e le sue bellezze c’è anche il lavoro di SEF Consulting, che ha affiancato la cooperativa nel suo percorso di crescita. Un supporto che ha contribuito a trasformare un’idea in un progetto concreto e a rendere possibile la valorizzazione culturale che oggi approda a San Lorenzo

Maggiore: un tassello meno visibile dell’esperienza che il visitatore vive con il telefono in mano, ma importante per far crescere una realtà che mette la tecnologia al servizio della cultura e del territorio.

A guidare questo lavoro c’è una filosofia precisa, che la cooperativa riassume in due figure capaci di raccontare l’identità profonda di Napoli: la sirena Partenope e Diego Armando Maradona. La prima, leggendaria fondatrice, emerge dal mare ed è simbolo di bellezza, armonia e accoglienza, e incarna il legame indissolubile tra la città e la sua storia; il secondo ne è il volto umano e contemporaneo, genio ribelle ed eroe del popolo, capace di trasformare il pallone in poesia e di regalare sogni a chi si sentiva dimenticato. Entrambi, come Napoli, vivono in bilico tra mito e realtà, tra luce e ombra: Partenope, affranta per l’inganno di Ulisse, si sacrificò lasciandosi trasportare dalle onde, ma il suo nome divenne eterno, fondando un luogo unico al mondo, mentre Maradona, con le sue giocate divine e i suoi eccessi terreni, si è legato a doppio filo alla città che lo ha accolto come un figlio. Raccontano una città capace di trasformare il dolore in bellezza, il sacrificio in leggenda, l’ordinario in straordinario. Se Partenope ha dato a Napoli il nome, Maradona le ha dato un’identità moderna, dimostrando che la grandezza non è solo nei miti antichi, ma anche nei sogni realizzati su un campo da calcio, e insieme continuano a vivere nell’anima della città, tra vicoli e stadi, uniti nell’immortalità.

È in questo intreccio di storia antica e strumenti di oggi che “Oltre l’Opera” prova a collocarsi, offrendo a chi conosce già San Lorenzo Maggiore un modo diverso di tornarci e a chi non c’è mai entrato un buon motivo per farlo. Tra le pietre di una Neapolis stratificata nei secoli, il telefono smette di essere un ostacolo e diventa un ponte, e la scommessa di Delante è proprio questa: che a farsi guidare dalla tecnologia sia lo sguardo, e che lo sguardo, alla fine, resti sull’opera.

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