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La politica industriale dovrebbe durare dieci anni, gli incentivi finiscono in un giorno

Errico Formichella

Errico Formichella

Laureato in Economia e Commercio presso l’Università Federico II, con oltre vent’anni di esperienza nella consulenza a imprese ed enti pubblici, in ambito finanziario e di internazionalizzazione. Founder e CEO di SEF Consulting e direttore editoriale di Acta Non Verba. Specializzato in strategie aziendali, innovazione organizzativa e trasformazione digitale. Con solida visione strategica e competenze in project management, guida processi complessi di crescita e cambiamento, credendo nel capitale umano come leva di sviluppo competitivo e sostenibile.
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Due sportelli per il Mezzogiorno, quasi un miliardo di euro di dotazione e risorse esaurite in poche ore. È una storia che si ripete da anni. Il problema non è soltanto quanti finanziamenti mettiamo a disposizione ma quanto sviluppo riusciamo a generare. Alla vigilia del dopo-PNRR l’Italia deve decidere se continuare a finanziare singoli progetti oppure costruire una politica industriale capace di accompagnare le imprese nel tempo.

Il 6 e il 7 ottobre 2026, nel Mezzogiorno, due importanti misure di sostegno agli investimenti e alla ricerca hanno raggiunto in una sola giornata ciascuna il limite delle risorse disponibili. Investimenti sostenibili 4.0 disponeva di 447,6 milioni di euro, Scoperta imprenditoriale II di altri 505,8 milioni. Complessivamente 953,4 milioni di dotazioni disponibili, non ancora di agevolazioni concesse, per i quali le domande hanno rapidamente saturato la disponibilità finanziaria.

La notizia, riportata anche da Innovation Post1 a cura dal giornalista Franco Canna e poi sul suo profilo Linkedin2, sembrerebbe prestarsi a due letture contrapposte. Da una parte il successo di strumenti evidentemente molto richiesti, dall’altra la cronica insufficienza dei fondi pubblici rispetto alle necessità delle imprese. Entrambe le interpretazioni contengono una parte di verità. Nessuna tuttavia affronta il problema fondamentale.

Quando uno strumento di politica industriale esaurisce sistematicamente le proprie risorse nel giorno dell’apertura il problema non può essere affrontato soltanto aumentando la dotazione del bando successivo. Occorre interrogarsi sul modello stesso di intervento pubblico. Soprattutto perché non stiamo osservando un fenomeno nuovo.

Una storia che si ripete

La memoria delle politiche industriali italiane è sorprendentemente corta. Ogni nuovo sportello che registra un’elevata domanda viene raccontato come un evento straordinario, eppure la sequenza degli ultimi anni descrive una regolarità che meriterebbe maggiore attenzione.

Nel luglio 2020 il primo sportello del Nuovo bando Macchinari innovativi registrò una forte concentrazione di domande all’apertura. Anche il secondo sportello nell’aprile 2021 registrò una forte domanda. Nel maggio 2022 fu la volta di Investimenti sostenibili 4.0 con l’esaurimento delle risorse destinate al Mezzogiorno nella giornata di apertura. Nell’ottobre 2023 si verificò nuovamente una chiusura immediata per esaurimento della dotazione. Il 7 febbraio 2024 la prima edizione di Scoperta imprenditoriale, con 300 milioni di euro, chiuse lo sportello dopo una sola giornata.

Il 20 maggio 2025 un’altra edizione di Investimenti sostenibili 4.0 registrò il medesimo esito. Nell’ottobre 2026 la storia si ripete, questa volta coinvolgendo contemporaneamente investimenti tecnologici e ricerca industriale.

Cambiano le denominazioni, i decreti, le dotazioni finanziarie e talvolta i soggetti gestori. Il risultato amministrativo invece appare ricorrente. Non significa che i diversi strumenti siano identici o che abbiano prodotto i medesimi risultati economici, significa che l’elevata concentrazione della domanda non può più essere considerata un elemento imprevedibile.

Un’emergenza che si ripete per anni smette di essere un’emergenza e diventa una caratteristica del sistema.

Il falso indicatore del successo

Occorre chiarire un aspetto spesso trascurato nel dibattito pubblico: l’esaurimento della dotazione finanziaria non equivale all’erogazione delle risorse, tantomeno alla realizzazione degli investimenti. Nel caso di Scoperta imprenditoriale II tutte le domande presentate il 7 ottobre sono ammesse all’istruttoria, come previsto dal decreto direttoriale di sospensione dell’8 ottobre 2026. L’ammissione all’istruttoria non garantisce tuttavia la concessione: alcune domande potrebbero non superare la valutazione o ottenere importi inferiori. Per Investimenti sostenibili 4.0 invece l’ammissione all’istruttoria delle domande del 6 ottobre, in caso di risorse insufficienti, segue la specifica graduatoria prevista dalla disciplina dello sportello.

Le due procedure non sono dunque riducibili a una competizione decisa esclusivamente dal minuto di invio. I progetti devono essere valutati sulla base della qualità tecnica, della sostenibilità economico-finanziaria e delle prospettive industriali. È una distinzione importante ma non risolve il problema generale.

Un sistema di incentivi dovrebbe essere giudicato attraverso almeno tre passaggi: la capacità di intercettare progetti validi, la capacità di trasformare le concessioni in investimenti effettivi e, soprattutto, la capacità di produrre risultati che non si sarebbero verificati senza il sostegno pubblico. In economia quest’ultima dimensione prende il nome di addizionalità.

Finanziare un investimento che un’impresa avrebbe comunque realizzato può contribuire alla sua liquidità e alla sua competitività. Ma è diverso dal rendere possibile un progetto che, senza intervento pubblico, non avrebbe avuto luogo.

Non si tratta di negare il valore degli incentivi ma di distinguere il sostegno finanziario dall’efficacia economica dell’intervento.

La lezione dimenticata della legge 488

Per comprendere quanto questa distinzione sia decisiva occorre tornare indietro. La legge 488 del 19923 rappresentò uno dei principali strumenti italiani di incentivazione degli investimenti produttivi nelle aree svantaggiate. Tra il 1996 e il 2003 furono distribuiti circa 16 miliardi di euro attraverso 27.846 progetti. Già nel 2006 uno studio della Banca d’Italia, firmato da Raffaello Bronzini e Guido de Blasio4, affrontava una domanda che conserva intatta la propria attualità: quanto degli investimenti finanziati era realmente aggiuntivo?

L’analisi rilevava un effetto di sostituzione intertemporale: le imprese beneficiarie aumentavano gli investimenti durante il periodo dell’agevolazione ma successivamente tendevano a ridurli rispetto alle imprese non finanziate. Emergevano inoltre indicazioni di possibili effetti di spiazzamento. In altre parole una parte del risultato poteva derivare dall’anticipazione di decisioni di investimento anziché dalla creazione di capacità produttiva aggiuntiva nel lungo periodo. Sarebbe scorretto trasferire automaticamente quei risultati ai programmi del 2026 costruiti con regole e obiettivi differenti. Sarebbe altrettanto scorretto ignorare che il problema dell’efficacia degli aiuti pubblici è noto da almeno trent’anni.

La questione è capire come il finanziamento pubblico possa modificare stabilmente il comportamento delle imprese.

Gli incentivi funzionano ma non sempre trasformano l’economia

Le valutazioni più recenti confermano la necessità di un approccio meno superficiale. Nell’aprile 2025 uno studio della Banca d’Italia firmato da Monica Andini e Alessio D’Ignazio sugli effetti del credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno nel periodo 2016-20205 ha documentato risultati positivi sulle immobilizzazioni materiali, sul credito ottenuto dalle imprese e sull’occupazione. Non sono però emersi effetti apprezzabili sulla produttività del lavoro. Il rapporto finale sul Piano Transizione 4.0 del Comitato scientifico MEF-MIMIT-Banca d’Italia pubblicato nel maggio 2026 restituisce un quadro più articolato. Il sostegno fiscale ha effettivamente prodotto investimenti aggiuntivi con effetti particolarmente rilevanti per le imprese più piccole. Per ogni euro di credito d’imposta maturato le stime indicano tra 1,5 e 2 euro di investimenti in beni materiali 4.0 nelle imprese beneficiarie. Ma l’effetto sulla produttività è risultato positivo e contenuto per micro e piccole imprese senza evidenze analoghe per quelle di maggiori dimensioni.

Questi risultati in realtà confermano che le politiche agevolative possono funzionare. Dimostrano, però, anche qualcosa di più importante: aumentare gli investimenti non corrisponde automaticamente a un aumento, nel perimetro d’azione della misura, della produttività, dell’innovazione o della capacità competitiva di un territorio. È precisamente su questo scarto che dovrebbe concentrarsi la nuova politica industriale.

La disponibilità di capitale è una condizione necessaria per l’innovazione ma non sufficiente. Servono competenze, capacità organizzativa, accesso ai mercati, filiere produttive, infrastrutture e una domanda capace di assorbire le nuove tecnologie.

Il rischio del 2027

La questione diventa particolarmente urgente osservando l’andamento dell’economia meridionale. Le previsioni SVIMEZ diffuse il 31 luglio 20266 stimano per il Mezzogiorno una crescita dello 0,8% nell’anno in corso, superiore allo 0,7% del Centro-Nord. È un risultato importante sostenuto anche dal ciclo straordinario degli investimenti pubblici e dal PNRR. Ma le stesse previsioni indicano per il 2027 un rallentamento del Sud allo 0,4%, contro lo 0,5% del Centro-Nord.

Il punto non è che la crescita meridionale dipenda esclusivamente dai finanziamenti pubblici. Sarebbe una conclusione troppo semplicistica. Va però ricordato che la stessa SVIMEZ la considera ancora fortemente dipendente dalle politiche pubbliche e dagli investimenti straordinari del PNRR. Il punto è che la fase successiva alla spinta straordinaria del PNRR costituisce un banco di prova per la qualità degli investimenti realizzati. Le misure appena chiuse, peraltro, non vanno confuse con il PNRR: Investimenti sostenibili 4.0 e Scoperta imprenditoriale II si collocano nell’ambito del Programma nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività 2021-2027.

Proprio la presenza di risorse programmate su un orizzonte pluriennale rende ancora più significativo il problema della continuità degli strumenti. Il rischio è entrare nel 2027 con imprese che hanno realizzato importanti investimenti ma senza aver consolidato un ecosistema sufficientemente autonomo di ricerca, sviluppo, credito e innovazione.

Il vero successo del PNRR e delle politiche di coesione sarà aver reso possibile una crescita capace di proseguire anche quando quella spinta si sarà attenuata.

Dalla logica del bando alla logica della strategia industriale

Una politica industriale non può pretendere dalle imprese programmi di investimento pluriennali e poi offrire loro un orizzonte di certezza limitato alla pubblicazione del prossimo sportello. La ricerca industriale richiede tempi lunghi. Anche l’introduzione di nuove tecnologie, la formazione del personale, la qualificazione dei fornitori e l’apertura di nuovi mercati richiedono continuità.

L’incertezza sulla disponibilità futura degli incentivi può condizionare il calendario degli investimenti, favorire comportamenti opportunistici e rendere più difficile costruire programmi realmente integrati. La risposta non può essere semplicemente trasformare ogni agevolazione in un diritto automatico né abbandonare le valutazioni selettive. Le risorse sono limitate e la qualità dei progetti deve rimanere centrale. Serve piuttosto un cambiamento di architettura.

Anzitutto una programmazione pluriennale effettivamente conoscibile dalle imprese, con finestre di accesso prevedibili e dotazioni distribuite nel tempo. In secondo luogo procedure capaci di confrontare il valore industriale dei progetti quando la domanda supera sistematicamente la disponibilità, senza attribuire un peso eccessivo alla sola tempestività amministrativa.

Occorrono poi strumenti differenti per fasi differenti della vita imprenditoriale. Scoperta imprenditoriale II, per esempio, richiede almeno due bilanci approvati e sostiene progetti di importo compreso tra uno e cinque milioni di euro con costi, per ciascuna impresa proponente, non superiori al 60% della media del fatturato degli ultimi due esercizi. Non è dunque uno strumento pensato per la maggior parte delle startup appena costituite. Sostenere la crescita di imprese già strutturate è essenziale, ma non può sostituire politiche dedicate alla nascita di nuove iniziative tecnologiche, al trasferimento dei risultati della ricerca e all’accesso al capitale nelle prime fasi di sviluppo.

Infine occorre una valutazione pubblica e sistematica dei risultati: domande ricevute, progetti approvati, investimenti effettivamente realizzati, tempi di attuazione, risultati industriali e occupazionali, produttività e addizionalità stimata. Non per trasformare ogni progetto di ricerca in un esercizio contabile ma per distinguere gli interventi che funzionano da quelli che richiedono correzioni.

Il Mezzogiorno non ha bisogno di un’altra stagione di eccezioni

Negli ultimi anni il Sud ha mostrato segnali incoraggianti di dinamismo. La domanda espressa dagli ultimi bandi è un indizio di interesse per gli investimenti e per l’innovazione. Sarebbe sbagliato minimizzarlo. Ma sarebbe altrettanto sbagliato confondere questa disponibilità con la soluzione dei problemi strutturali del territorio.

La sfida non consiste nel rendere permanente il carattere straordinario degli incentivi bensì nel costruire condizioni ordinarie che consentano alle imprese di investire, assumere, innovare e competere.

Questo richiede una diversa relazione tra finanza pubblica e capitale privato: gli incentivi devono contribuire ad attivare investimenti non diventare il presupposto indispensabile di ogni decisione imprenditoriale.

Serve una politica che accompagni la nascita delle imprese, la loro crescita dimensionale, la ricerca applicata, l’ingresso nei mercati e il consolidamento delle filiere. Una politica in cui i diversi strumenti non siano episodi isolati ma parti riconoscibili di una strategia. Gli sportelli continueranno a essere necessari ma dovranno rappresentare modalità operative di accesso a una politica industriale, non il luogo in cui quella politica si esaurisce.

  1. https://www.innovationpost.it/attualita/incentivi/incentivi-al-sud-anche-per-scoperta-imprenditoriale-ii-risorse-esaurite-in-un-solo-giorno/ ↩︎
  2. https://www.linkedin.com/posts/francocanna_incentivi-investimentisostenibili-investimenti-share-7514198202552860672-96Ij/ ↩︎
  3. https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1992-12-21&atto.codiceRedazionale=092G0533&tipoDettaglio=originario&qId= ↩︎
  4. https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/temi-discussione/2006/2006-0582/tema_582.pdf ↩︎
  5. https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/temi-discussione/2025/2025-1487/en_tema_1487.pdf ↩︎
  6. https://www.svimez.it/wp-content/uploads/2026/07/informazioniSvimez_Previsioni-2026_30_07_.pdf ↩︎

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