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Brevetti, marchi e disegni: 32 milioni alle Pmi. Nel 2025 fondi esauriti al primo giorno

Roberta Morosini

Roberta Morosini

Responsabile Centro Studi di Sef Consulting e co-founder del progetto Carta Rosa per l'impresa e l'empowerment femminile
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Trentadue milioni di euro per sostenere le piccole e medie imprese che investono nella proprietà industriale, con tre sportelli in apertura tra novembre e dicembre e una dotazione identica a quella dello scorso anno. Il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha pubblicato i bandi 2026 di Brevetti+, Disegni+ e Marchi+, confermando l’impianto degli incentivi destinati a trasformare brevetti e modelli registrati in attività produttive e ad accompagnare la tutela dei marchi sui mercati esteri.

La notizia, tuttavia, riguarda anche ciò che è accaduto nelle precedenti edizioni. Nel 2025 tutti e tre gli sportelli hanno esaurito le risorse nella giornata di apertura e lo stesso era successo nel 2024. Una dinamica che si ripete mentre il finanziamento pubblico rimane fermo a 32 milioni annui, distribuiti secondo una ripartizione ormai consolidata: 20 milioni per Brevetti+, 10 milioni per Disegni+ e appena 2 milioni per Marchi+.

I decreti direttoriali del 28 settembre, resi operativi con la comunicazione ministeriale dell’8 ottobre, fissano il calendario delle domande: Brevetti+ aprirà il 25 novembre, Marchi+ il 3 dicembre e Disegni+ il 17 dicembre. Le agevolazioni saranno assegnate attraverso procedure valutative a sportello, seguendo l’ordine cronologico delle richieste.

La conferma degli stanziamenti assicura continuità a strumenti ormai conosciuti dalle imprese, ma lascia aperta la questione della loro capacità di soddisfare la domanda: i provvedimenti di chiusura degli ultimi due anni documentano una pressione sulle risorse che, soprattutto per Marchi+ e Disegni+, concentra la competizione nell’arco di poche ore.

Due anni di sportelli esauriti in giornata

Il confronto con le edizioni precedenti offre una misura piuttosto chiara dell’interesse delle imprese.

Nel 2025 Brevetti+ aveva aperto alle ore 12 del 20 novembre e il Ministero ne dispose la chiusura dal giorno successivo per esaurimento dei 20 milioni disponibili. Identico andamento per Marchi+, aperto il 4 dicembre e chiuso dal 5, e per Disegni+, le cui risorse terminarono il 18 dicembre, giorno stesso di apertura, con chiusura formale dal 19 e il 2024 aveva già mostrato lo stesso andamento.

In entrambe le annualità lo stanziamento complessivo era di 32 milioni. Nel triennio 2024-2026 la programmazione finanziaria dei tre strumenti raggiunge dunque 96 milioni di euro, dei quali 64 milioni riferiti alle due edizioni precedenti e 32 milioni alla nuova apertura.

La rapidità nell’esaurimento delle risorse indica che le domande hanno raggiunto in tempi molto brevi il livello necessario a impegnare la disponibilità degli sportelli. Non permette, da sola, di misurare quante imprese abbiano effettivamente ricevuto il contributo, quale quota delle richieste sia stata ammessa dopo l’istruttoria o quanti progetti siano arrivati a conclusione.

È una distinzione necessaria per valutare i risultati della politica di incentivazione: lo sportello esaurito fotografa la pressione della domanda sulle risorse; l’efficacia economica richiede anche dati su concessioni, liquidazioni e investimenti realizzati.

Per il 2026 il Ministero ha scelto di confermare le risorse, mantenendo i tre interventi separati e senza introdurre una modifica sostanziale ai massimali dei contributi. Resta anche la riserva del 5% delle disponibilità per le imprese con rating di legalità.

Brevetti+, fino a 140mila euro per portare le invenzioni sul mercato

La quota maggiore dei finanziamenti, pari a 20 milioni, è destinata a Brevetti+, gestito da Invitalia. L’agevolazione copre fino all’80% delle spese ammissibili, per un contributo massimo di 140mila euro. L’intensità sale all’85% per le imprese certificate per la parità di genere e può raggiungere il 100% nei casi previsti per le imprese che valorizzano brevetti in contitolarità con enti pubblici di ricerca o acquisiti mediante specifiche licenze esclusive.

Possono accedere anche imprese di nuova costituzione. Il brevetto deve rispettare precise condizioni di anteriorità: per i titoli italiani già concessi, la data di concessione deve essere successiva al 1° gennaio 2025; per le domande nazionali ancora in istruttoria è richiesto il deposito successivo al 1° gennaio 2024, accompagnato da un rapporto di ricerca con esito non negativo. Sono previste condizioni analoghe per brevetti europei e domande internazionali.

Rispetto all’edizione 2025, le soglie temporali avanzano di un anno, mantenendo l’accesso concentrato sui titoli brevettuali più recenti. Restano invariati il contributo massimo e le principali intensità di sostegno.

Le spese finanziabili riguardano soprattutto la fase che separa la tutela giuridica dell’invenzione dal suo sfruttamento industriale: studi di fattibilità, ingegnerizzazione, prototipazione, prove di produzione e certificazioni. Il bando ammette anche consulenze per l’organizzazione aziendale, l’ingresso in nuovi mercati e la predisposizione di accordi di licenza.

La composizione del piano è però vincolata. Almeno un servizio deve riguardare progettazione, ingegnerizzazione o industrializzazione, mentre le attività di organizzazione, sviluppo e tutela della proprietà industriale non possono superare complessivamente il 20% delle spese richieste. Sono esclusi i costi per scrivere codice software, anche quando è ammissibile la consulenza relativa alla sua architettura.

La valutazione considera la sostenibilità del piano di valorizzazione, la qualificazione dei fornitori e la congruità dei costi ed è previsto anche un colloquio con i proponenti.

Un passaggio che distingue Brevetti+ dagli altri due strumenti riguarda l’erogazione: il contributo può essere anticipato fino al 30%, previa garanzia, oppure liquidato attraverso uno stato di avanzamento e il successivo saldo. Il progetto deve concludersi entro 18 mesi.

Il punto resta la capacità dell’impresa di finanziare l’intervento e trasformare le attività commissionate ai consulenti in risultati produttivi. Il contributo copre infatti servizi specialistici individuati dal decreto, mentre gli eventuali investimenti complementari necessari per avviare la produzione rimangono a carico dell’azienda.

Disegni+, 10 milioni per prototipi e stampi

Disegni+ conferma una dotazione di 10 milioni di euro e un contributo massimo di 60mila euro per impresa, pari all’80% delle spese ammissibili e anche qui l’intensità raggiunge l’85% per le aziende con certificazione della parità di genere.

La misura finanzia i servizi necessari a mettere in produzione e commercializzare un disegno o modello registrato. Le voci economicamente più consistenti sono quelle relative agli stampi, con un contributo massimo di 35mila euro, e ai prototipi, finanziabili fino a 13mila euro. Seguono le consulenze tecniche per la catena produttiva, le certificazioni e i servizi specialistici collegati all’ingresso sul mercato.

Il titolo di proprietà industriale deve risultare registrato dal 1° gennaio 2024 presso UIBM, EUIPO oppure OMPI, con designazione dell’Italia, ed essere valido alla presentazione della domanda. Le imprese devono risultare iscritte al Registro delle imprese da almeno due anni, salvo l’eccezione prevista per le startup innovative.

La disciplina mantiene l’impostazione dell’annualità precedente, compresi i massimali di contributo e il sostegno ai servizi acquistati successivamente alla domanda. La durata ordinaria del progetto è di nove mesi, prorogabile nei casi previsti dal decreto.

Nel caso di Disegni+ la relazione tra investimento e titolo registrato assume un peso determinante. La consulenza o il servizio commissionato deve riguardare le caratteristiche estetiche e formali protette dalla registrazione, mentre rimangono fuori le prestazioni riferite esclusivamente agli aspetti funzionali del prodotto.

Per le imprese manifatturiere la misura può coprire una parte del costo di passaggio dalla progettazione alla produzione, soprattutto quando la realizzazione degli stampi costituisce una voce consistente dell’investimento iniziale.

Il contributo può essere anticipato fino al 50%, previa presentazione di una garanzia fideiussoria. Le imprese che ricorrono all’erogazione ordinaria devono invece completare il progetto e pagare integralmente le spese prima di ottenere il saldo.

Il bando 2026 ripropone anche una condizione da considerare nella programmazione delle domande: le imprese già beneficiarie delle edizioni 2023, 2024 e 2025 saranno valutate soltanto qualora rimangano risorse dopo l’esame delle richieste presentate dagli altri soggetti ammissibili.

Marchi+, 2 milioni per la tutela sui mercati esteri

Marchi+ dispone della dotazione più contenuta, 2 milioni di euro, confermando l’importo stanziato nel 2025. Anche le caratteristiche dell’incentivo rimangono sostanzialmente invariate.

La Misura A sostiene la registrazione dei marchi dell’Unione europea presso EUIPO, attraverso un contributo pari all’80% delle spese ammissibili, fino a 6mila euro per marchio. La Misura B riguarda la registrazione internazionale presso OMPI e prevede una copertura fino al 90%, con un massimale di 9mila euro.

Per entrambe le linee le percentuali aumentano di cinque punti per le imprese certificate per la parità di genere e ogni azienda può ottenere complessivamente fino a 25mila euro.

Sono rimborsabili i costi sostenuti per progettare la rappresentazione grafica del marchio, predisporre le domande, effettuare ricerche di anteriorità e affrontare eventuali opposizioni. Rientrano nell’agevolazione anche le tasse di registrazione.

Diversamente da Brevetti+ e Disegni+, l’incentivo riguarda spese già sostenute. Le imprese devono quindi aver completato e pagato le prestazioni prima della presentazione della domanda.

Per la Misura A è richiesta la registrazione del marchio europeo; per la Misura B è sufficiente che la domanda internazionale sia stata pubblicata nel registro OMPI. Le procedure devono rispettare le condizioni temporali previste dal decreto, che fanno riferimento al 1° giugno 2023.

La diversa intensità di contributo riflette anche l’articolazione dei costi affrontati dalle imprese che intendono estendere la tutela del marchio a più mercati. Una registrazione internazionale può comportare spese ulteriori in funzione dei Paesi designati e delle eventuali contestazioni sollevate dagli uffici competenti.

Sul piano operativo, Marchi+ presenta una procedura relativamente circoscritta rispetto agli altri due strumenti, perché l’istruttoria riguarda servizi e spese già documentati. Rimane comunque necessario rispettare i requisiti dei fornitori e dimostrare la corretta esecuzione delle prestazioni.

Il contributo viene liquidato in un’unica soluzione dopo la concessione, senza anticipazioni né stati di avanzamento.

Confermati i massimali, cambiano le finestre dei titoli ammissibili

Il confronto con il 2025 evidenzia una sostanziale continuità della disciplina. Le dotazioni finanziarie restano identiche, così come le aliquote ordinarie e i massimali dei contributi, mentre le differenze più direttamente percepibili dalle imprese riguardano le date di apertura degli sportelli e l’aggiornamento dei requisiti temporali dei titoli di proprietà industriale, soprattutto per Brevetti+.

Rimane anche l’obbligo di regolarità rispetto alle coperture assicurative contro i danni da calamità naturali ed eventi catastrofali, già presente nella precedente annualità secondo le condizioni stabilite dalla normativa.

Sul versante degli aiuti pubblici, i tre bandi operano nel regime europeo de minimis, che prevede un limite generale di 300mila euro nell’arco di tre anni per impresa unica. Le imprese dovranno quindi considerare anche gli altri contributi ricevuti nell’ambito dello stesso regime.

La continuità amministrativa riguarda pure i soggetti incaricati della gestione: Invitalia per Brevetti+, Unioncamere per Disegni+ e Marchi+.

Il nodo delle risorse e della selezione cronologica

Il sistema degli sportelli continua a presentare un elemento di rigidità. L’ordine cronologico di presentazione determina la precedenza nell’istruttoria, purché la domanda superi successivamente le verifiche di ammissibilità e di merito.

Le esperienze del 2024 e del 2025 mostrano che l’apertura può coincidere, di fatto, con l’esaurimento della dotazione. Per le imprese questo significa dover predisporre in anticipo documentazione tecnica e preventivi, oltre ad aver definito il proprio programma di investimento.

La rapidità di trasmissione rimane quindi un fattore determinante per accedere alla fase istruttoria. Un meccanismo che può penalizzare aziende con progetti economicamente validi, ma non ancora completamente strutturati al momento dell’apertura.

La questione è particolarmente evidente per Marchi+, dove i 2 milioni disponibili devono sostenere una platea potenzialmente ampia di piccole imprese interessate a registrare o proteggere il proprio marchio sui mercati internazionali.

D’altra parte, la chiusura degli sportelli in giornata non consente di stabilire quale sarebbe stato il fabbisogno finanziario necessario a soddisfare tutte le richieste ammissibili. Per misurarlo servirebbero dati completi sulle domande presentate, sugli importi richiesti, sulle agevolazioni effettivamente concesse e sulle rinunce intervenute in istruttoria.

È su questa distanza tra risorse prenotate e contributi realmente erogati che dovrebbe concentrarsi anche il bilancio delle precedenti edizioni.

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