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Aree interne, il CNEL porta l’analisi più vicino alle politiche

Marco Bartolelli

Marco Bartolelli

economista e consulente senior attivo nei campi dell’economia sociale e circolare, della sostenibilità e dello sviluppo territoriale. Si occupa di progettazione strategica, fondi europei, innovazione organizzativa e valorizzazione dei territori, con particolare attenzione ai temi dell’agricoltura, dell’ambiente, della cultura e della governance dei sistemi complessi. È Vice Direttore del Dipartimento Management, Finanza Sostenibile ed economia circolare del Consorzio Universitario Humanitas
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Il Forum CNEL-TER, Territori, Economia, Rappresentanza, avviato il 21 luglio 2026, rende evidente una direzione che nell’attuale Consiliatura si è consolidata: portare studi e analisi verso una fase successiva fatta di proposte legislative, accordi istituzionali e reti territoriali.

Nel 2025 l’Assemblea del CNEL ha approvato 16 disegni di legge e sono stati sottoscritti 23 accordi interistituzionali. Il Rapporto annuale dello stesso Consiglio segnala, inoltre, il rafforzamento dei rapporti con il sistema delle autonomie territoriali.

Sulle aree interne questo percorso è già riconoscibile. Gli approfondimenti avviati nel 2024 sulle dinamiche demografiche e sulla rigenerazione dei territori marginali hanno portato, nel giugno 2025, al documento di Osservazioni e Proposte approvato dall’Assemblea e sostenuto dall’analisi tecnica realizzata da Eutalia sulla Strategia nazionale per le aree interne. Nel gennaio 2026 quelle elaborazioni sono confluite in un disegno di legge sulla rigenerazione e il ripopolamento delle aree interne e montane, sul rafforzamento dei servizi di cittadinanza e sullo sviluppo locale sostenibile, presentato alla Camera come C.2805.

CNEL-TER aggiunge a questa traiettoria una sede permanente di confronto tra istituzioni, parti sociali e reti territoriali. Il Forum nasce con un’attenzione esplicita alle aree interne e montane e con l’obiettivo di collegare soggetti già presenti nei territori, far circolare esperienze e contribuire alla costruzione di proposte per lo sviluppo locale e per i servizi a cittadini e imprese. La formula scelta dal CNEL, una “rete di reti”, riassume bene questo passaggio dall’elaborazione alla costruzione di relazioni stabili attorno ai temi osservati.

Servizi e possibilità di restare

Il documento del 2025 lega la tenuta demografica dei territori alla qualità concreta dei servizi disponibili. Sanità, scuola, mobilità, welfare e connessione digitale incidono sulle scelte di famiglie, professionisti e imprese e diventano quindi parte della politica di sviluppo.

Il tema della prossimità viene affrontato attraverso soluzioni organizzative diverse: telemedicina, assistenza domiciliare, servizi condivisi tra Comuni, trasporto a richiesta, strumenti digitali e strutture territoriali capaci di concentrare più funzioni. Nel testo compare anche il riferimento al “territorio dei 30 minuti”, inteso come criterio di accessibilità ai servizi fondamentali.

Da questa impostazione deriva anche la clausola sociale sviluppata successivamente nella proposta legislativa del CNEL, con priorità e possibili agevolazioni rivolte a famiglie, giovani, lavoratori, imprenditori e persone disponibili a stabilirsi nei territori interessati. La permanenza della popolazione viene così collegata alle condizioni ordinarie della vita quotidiana e alla continuità con cui servizi e opportunità possono essere garantiti.

Economie locali e lavoro

La stessa lettura riguarda la base economica dei territori. Il CNEL parte dalle risorse presenti nei luoghi e dalla possibilità di costruire filiere e attività coerenti con le loro caratteristiche. Agricoltura, foreste, artigianato, turismo, patrimonio culturale, energia e servizi vengono messi in relazione con l’obiettivo di ampliare le occasioni di lavoro e trattenere una quota maggiore di valore nelle economie locali.

L’agricoltura occupa uno spazio rilevante per il legame con il presidio territoriale, la gestione del paesaggio, la prevenzione del dissesto, la biodiversità e i servizi ecosistemici. Le proposte riguardano il ricambio generazionale, l’accesso alla terra e al credito, le filiere agroalimentari e forestali, i distretti rurali e la multifunzionalità delle imprese agricole.

Per micro e piccole imprese emerge invece un problema tipico dei mercati a bassa densità. In molti centri la sostenibilità economica può richiedere l’integrazione di più funzioni: commercio, turismo, produzione, servizi culturali o attività rivolte alla comunità. Il CNEL propone anche un confronto con ISTAT e MIMIT sui codici ATECO multifunzionali, insieme a strumenti per favorire reti tra operatori, cooperative di comunità e altre forme di aggregazione in grado di mantenere attività e servizi dove la domanda locale è limitata.

Capacità amministrativa e attuazione

L’esperienza della precedente programmazione aiuta a capire perché il tema amministrativo occupi uno spazio così rilevante. L’analisi Eutalia utilizza i dati OpenCoesione disponibili al 31 ottobre 2024 per 67 delle 72 aree della SNAI 2014-2020. Sui 2.090 progetti considerati, il 18,71 per cento risultava in ritardo, il 24,78 per cento era ancora in esecuzione oltre la scadenza prevista e il 18,37 per cento non risultava avviato.

La disponibilità di finanziamenti incontra quindi un limite concreto quando gli enti locali dispongono di personale ridotto, competenze specialistiche insufficienti o strumenti deboli per coordinare programmi e fonti finanziarie diverse. Da qui le indicazioni su assistenza tecnica stabile, rafforzamento delle forme associative tra Comuni, formazione del personale, maggiore integrazione tra fondi nazionali ed europei e rapporti più strutturati con università, professionisti, imprese e Terzo Settore. Lo studio allegato richiama anche il MAQI, Multidimensional Administrative Quality Index, mettendo in relazione qualità amministrativa e capacità di gestione degli investimenti.

I tre piani finiscono per intrecciarsi. Un investimento produttivo perde efficacia se il territorio non offre servizi adeguati; risorse destinate a sanità, mobilità o rigenerazione producono meno effetti quando gli enti incaricati della loro gestione non riescono a trasformarle in progetti solidi; la qualità amministrativa condiziona a sua volta la costruzione di filiere, partenariati e interventi capaci di continuare oltre la durata del singolo finanziamento.

Il 2026 porta il tema dentro altre proposte legislative

Nel corso dell’estate il CNEL ha sviluppato ulteriormente il filone territoriale. Il 23 luglio l’Assemblea ha approvato un disegno di legge sulle agevolazioni fiscali per le dimore storiche nelle aree interne, collegando il beneficio alla fruizione pubblica del patrimonio e al suo inserimento nei processi di valorizzazione locale. Nella stessa seduta è stato approvato un disegno di legge sul contenimento del consumo di suolo, sulla rigenerazione territoriale e sulla tutela del suolo agricolo e delle aree interne.

Entrambi i provvedimenti sono stati presentati alla Camera il 3 agosto 2026: il primo come C.3070, il secondo come C.3073. Al 22 settembre risultano ancora da assegnare alle Commissioni. Anche il disegno di legge generale sulle aree interne, C.2805, risulta ancora da assegnare.

Queste iniziative mostrano come il tema territoriale venga progressivamente declinato in ambiti specifici. Nel caso delle dimore storiche, patrimonio culturale e funzione territoriale vengono collegati alla capacità di generare fruizione e attività nei piccoli centri. Nel disegno di legge sul consumo di suolo, il recupero del patrimonio esistente, la tutela del suolo agricolo, la riattivazione dei centri storici e le economie locali entrano nello stesso quadro di rigenerazione.

Dalla rete alle scelte

Il lavoro sulle reti procede nella stessa direzione. Il 16 settembre l’incontro tra CNEL e CREL Marche ha posto al centro spopolamento, accesso ai servizi, lavoro e competitività delle imprese, insieme alla prospettiva di rafforzare il raccordo tra rappresentanze economiche e sociali regionali e istituzioni nazionali. Nel confronto è emersa anche l’ipotesi di rimettere in relazione le esperienze dei CREL presenti nelle diverse regioni, valorizzandone la conoscenza dei territori.

È qui che CNEL-TER acquista un significato concreto. Una sede permanente di confronto può far circolare esperienze, evidenziare problemi ricorrenti e portare nell’elaborazione nazionale informazioni che difficilmente emergono da una lettura soltanto amministrativa dei programmi. Il valore della rete dipenderà dalla continuità del confronto e dalla capacità di trasformare conoscenze e fabbisogni in proposte sufficientemente selettive.

Il quadro costruito dal CNEL resta molto ampio e proprio per questo richiede scelte. Servizi, attività produttive, ambiente, patrimonio e capacità amministrativa si condizionano reciprocamente, ma priorità, tempi e responsabilità devono essere definiti con precisione. La precedente esperienza SNAI ha già mostrato quanto la frammentazione tra livelli istituzionali, la difficoltà di integrare fonti finanziarie diverse e la debolezza di alcune amministrazioni possano rallentare l’attuazione.

Il percorso avviato dal CNEL prova ad accorciare la distanza tra conoscenza e costruzione delle politiche mettendo in relazione analisi, iniziativa legislativa e rappresentanze territoriali. La verifica più importante riguarderà la qualità delle proposte che nasceranno da questo lavoro e la loro capacità di confrontarsi con le differenze tra i territori. Nelle aree interne, dove lo scarto tra programmi e realizzazione resta uno dei nodi principali, portare più vicino tra loro conoscenza, competenze e rappresentanze può diventare una condizione utile per costruire interventi più coerenti e più attuabili.

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“La nostra mission consiste nel dotare i lettori di un magazine in grado di decifrare il vasto mondo della gestione d’impresa grazie a contenuti d’eccezione e alla collaborazione con enti pubblici e privati.”

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