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La Regione Campania accelera sul riassetto di una parte della programmazione europea e sceglie di concentrare le risorse su interventi che possono avanzare nei tempi richiesti dal ciclo 2021-2027.
La logica è chiara, portare i fondi verso opere con una funzione pubblica riconoscibile e con una capacità di spesa più immediata, in un passaggio della programmazione in cui occorre trasformare le risorse in cantieri, forniture, servizi e pagamenti certificabili.
La Giunta regionale ha approvato il riassetto dei progetti finanziati dal PR Campania FESR 2021-2027 di competenza della Direzione Generale Risorse Strumentali, portando il valore complessivo della programmazione a circa 55,6 milioni di euro. Al centro ci sono residenze universitarie, ricerca medica, immobili regionali legati al trasporto pubblico locale e patrimonio culturale.
Le opportunità economiche arriveranno soprattutto nella fase attuativa, attraverso procedure di gara, affidamenti, incarichi tecnici, forniture e servizi collegati ai singoli interventi.
Studentati, il diritto allo studio passa anche dagli alloggi
Il primo capitolo riguarda l’housing universitario a Napoli. Le risorse finanziano lo studentato presso l’Istituto Pontificio di Santa Chiara con 2,6 milioni di euro, la prima fase di Casa Miranda con 10 milioni, e il recupero dell’Ostello Mergellina con 4 milioni.
È la parte più immediatamente sociale del piano che insiste sul diritto allo studio che, infatti, non si misura soltanto sulle borse o sull’offerta formativa, ma anche sulla possibilità concreta di vivere nella città in cui si studia. Il costo dell’alloggio può incidere sulla scelta dell’università quasi quanto la qualità dei corsi, soprattutto per gli studenti fuori sede, per le famiglie con redditi medi e per i giovani che arrivano dalle aree interne o da altre province.
Una maggiore disponibilità di posti letto può contribuire ad alleggerire la pressione sul mercato privato, rendere Napoli più accessibile per chi studia e rafforzare la capacità degli atenei campani di attrarre studenti. Si tratta anche di un tassello di rigenerazione urbana, perché il recupero di immobili pubblici o di strutture già esistenti evita consumo di nuovo suolo e restituisce funzione a edifici che possono diventare presìdi di vita universitaria.
Gli interventi possibili, nei limiti dei progetti esecutivi, riguardano lavori di recupero edilizio, adeguamento impiantistico, sicurezza, efficientamento energetico, abbattimento delle barriere architettoniche, arredi, spazi comuni, servizi digitali per la gestione delle residenze e manutenzione.
Le ricadute per imprese e professionisti
Gli studentati aprono una filiera ampia. Ogni intervento immobiliare porta con sé progettazione, direzione lavori, coordinamento della sicurezza, collaudi, opere edili, impianti elettrici e meccanici, antincendio, serramenti, finiture, arredi, tecnologie per il controllo accessi, servizi di pulizia, manutenzione e gestione.
A beneficiarne potranno essere imprese di costruzione, studi tecnici, società di ingegneria e architettura, operatori dell’efficienza energetica, fornitori di arredi, imprese impiantistiche, aziende specializzate in facility management e soggetti con esperienza nella gestione di residenze collettive.
La cautela, però, è necessaria. Le imprese non sono beneficiarie dirette di contributi, dovranno intercettare le opportunità seguendo gli atti attuativi, le gare, gli affidamenti e le procedure pubbliche che saranno avviate dai soggetti responsabili degli interventi. In questa prospettiva, la capacità di presidiare piattaforme di procurement, avvisi, albi fornitori e procedure negoziate diventa decisiva quanto la qualità tecnica dell’offerta.
Ricerca medica e tecnologie per la salute
Il secondo asse riguarda ANTHEM, Advanced Technologies for Human-centred Medicine, al quale la Regione destina 10 milioni di euro. Il progetto si inserisce in una traiettoria nazionale già orientata allo sviluppo di tecnologie avanzate per la medicina, con attenzione a pazienti fragili e cronici, medicina di prossimità, monitoraggio, prevenzione, diagnosi precoce, interoperabilità dei dati e trattamenti personalizzati.
Il perimetro dei beneficiari è più articolato, da un lato ci sono università, centri di ricerca, strutture sanitarie e laboratori e dall’altro imprese biomedicali, startup healthtech, fornitori di sensoristica, piattaforme digitali, società di intelligenza artificiale applicata alla salute, imprese di dispositivi medici e operatori specializzati nella gestione sicura del dato sanitario.
Gli interventi possibili possono riguardare prototipi, sperimentazioni, tecnologie per il monitoraggio remoto, strumenti digitali a supporto della diagnosi, sensori, soluzioni per la raccolta e l’integrazione dei dati, piattaforme interoperabili, applicazioni di medicina personalizzata e percorsi di trasferimento tecnologico verso il sistema sanitario.
Per il sistema produttivo campano, il punto è strategico: la ricerca genera valore quando riesce a uscire dal laboratorio e a tradursi in applicazioni, brevetti, servizi e collaborazioni industriali. In questo senso, ANTHEM può rappresentare un ponte tra università, sanità e imprese, soprattutto nei segmenti in cui la domanda pubblica di innovazione può orientare lo sviluppo di soluzioni utilizzabili sul territorio.
Trasporto pubblico ed efficienza energetica
Un altro blocco di risorse riguarda gli immobili regionali destinati al trasporto pubblico locale. Sono previsti 15 milioni di euro per interventi di riqualificazione, messa in sicurezza ed efficientamento energetico nei comuni di Pozzuoli, Teverola e Arzano.
In questo caso i beneficiari finali sono lavoratori, utenti del trasporto pubblico e territori coinvolti. Il beneficio diretto consiste nel miglioramento di immobili funzionali al servizio pubblico: edifici più sicuri, meno energivori, più efficienti nella gestione e più coerenti con gli obiettivi di sostenibilità della programmazione europea.
Sul piano economico, le opportunità riguardano imprese e professionisti attivi in diagnosi energetiche, progettazione impiantistica, lavori edili, sistemi di sicurezza, impianti elettrici e termici, illuminazione efficiente, automazione, monitoraggio dei consumi, manutenzione e riqualificazione di edifici pubblici.
La lettura gestionale è altrettanto importante. Intervenire sugli immobili collegati al TPL significa incidere non solo sul patrimonio regionale, ma anche sui costi operativi e sulla qualità delle infrastrutture che sostengono il servizio. Meno consumi, più sicurezza e spazi più funzionali possono produrre effetti che vanno oltre il singolo cantiere.
Cultura, archivi e luoghi della conoscenza
Il riassetto comprende anche 6 milioni di euro per il completamento della Biblioteca dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e 4 milioni per interventi di valorizzazione nel Parco di Castel Sant’Elmo.
Sono risorse che parlano al mondo della cultura, del turismo e dei servizi urbani. Il valore non è soltanto conservativo. Biblioteche, archivi, parchi monumentali e luoghi della conoscenza possono diventare infrastrutture civiche, spazi di fruizione, poli di studio e attrattori capaci di generare lavoro qualificato nei servizi collegati.
Gli interventi possibili possono includere opere di completamento, restauro, adeguamento funzionale, allestimenti, digitalizzazione, catalogazione, valorizzazione degli archivi, servizi museali e bibliotecari, comunicazione culturale, accoglienza, gestione dei flussi, eventi e attività educative.
La filiera coinvolta comprende imprese di restauro, professionisti dei beni culturali, archivisti, bibliotecari, progettisti, imprese digitali, operatori turistici, società di servizi culturali, imprese di comunicazione e soggetti del terzo settore con competenze nella gestione di spazi e attività culturali.
L’attuazione
La scelta della Regione è selezionare interventi capaci di avanzare nei cronoprogrammi, generare spesa e produrre effetti misurabili. È un’impostazione rilevante in una programmazione FESR in cui la qualità progettuale deve tradursi in impegni, cantieri, pagamenti e certificazione. Sull’attuazione dei progetti si giocherà il valore reale del piano, nella capacità di tenere insieme diritto allo studio, ricerca, sostenibilità, cultura e sviluppo economico, evitando che le risorse restino una posta di bilancio e che diventino infrastrutture pubbliche, lavoro e servizi.
