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Vittoriale: 100 anni portati benissimo

Giordano Bruno Guerri

Riscoprire il Vittoriale degli Italiani con occhi nuovi, avendo come guida Giordano Bruno Guerri. Quando la cultura vince riuscendo ad attrarre le risorse da sola.

di Veronica Gisondi

In un momento storico tanto delicato per l’economia culturale, schiacciata dalle ristrettezze della pandemia e la mancanza di fondi pubblici, esistono ancora realtà museali che riescono a farcela da sole contando solo sull’incoming delle biglietterie. È il caso del Vittoriale degli Italiani, la sontuosa dimora di Gabriele D’Annunzio a Gardone Riviera (BS), che quest’anno festeggia il centenario della sua fondazione e che da qualche tempo sta riscuotendo un grandissimo successo di pubblico. Di valorizzazione museale, recupero culturale e finanziamenti parliamo con Giordano Bruno Guerri, storico, saggista e studioso del XX secolo italiano, nonché presidente e direttore generale della Fondazione Vittoriale degli Italiani.


L’attesa è stata lunga ma alla fine siete riusciti a riaprire ogni area per le celebrazioni del 2021. A partire dall’ambizioso progetto del Riconquista…

“Decisi il progetto Riconquista appena nominato alla presidenza, nel 2008. Oltre metà del parco era inaccessibile, e anche diversi spazi coperti erano abbandonati o mai utilizzati. Inoltre tutto aveva bisogno, anche urgente, di un restauro, dai cuscini ai marmi. Oggi la Riconquista è quasi conclusa, e lo sarebbe stata già nel 2020, senza la pandemia. Nel 2021 trasformeremo il Casseretto, la casa dell’architetto Giancarlo Maroni, in un museo dedicato a lui e all’edificazione del Vittoriale. Villa Mirabella, invece, diventerà sede di uffici, mostre e archivi. Le sfide maggiori saranno recuperare visitatori e attivo in bilancio”.


Durante il lockdown il Vittoriale ha aperto le sue porte virtualmente con la collaborazione di Google Arts and Culture, e anche all’adesione a campagne promosse dal Mibact. Ritiene che la sfera digitale possa continuare a essere un terreno fertile per il museo?

“Già da prima della pandemia eravamo molto attivi in internet, e siamo stati fra i primi in Italia a servirci di Google Art and Culture. Inoltre da molti anni è possibile prenotare le visite sul nostro sito, stabilendo giorno e ora, e saltando le file. Infine siamo presenti, anche con più pagine, su tutti i social. Continueremo queste attività, preziosissime per la comunicazione, che abbiamo sviluppato soprattutto per GardaMusei, la rete di 25 realtà di cui il Vittoriale è fondatore e capofila, che si serve del mezzo per unire le forze e aumentare i visitatori”.


Quanto è importante l’accesso a sussidi e investimenti esterni per progetti culturali impegnativi come il vostro? A quali fondi avete avuto accesso per migliorare l’offerta museale del Vittoriale?

“Dal 1° gennaio 2010 il Vittoriale è privatizzato, ovvero ha rinunciato volontariamente ai contributi pubblici in cambio di una maggiore agilità di gestione. Ci reggiamo – e facciamo utile – esclusivamente con i biglietti, i noleggi, gli affitti. Naturalmente però partecipiamo a dei bandi, e spesso li vinciamo; qualche privato è generoso con noi e la Regione Lombardia ha avuto la sensibilità di capire che il Vittoriale è una gemma fra i suoi beni culturali, sostenendoci in diversi progetti, come il restauro appena concluso della piazza davanti alla Prioria”.


Lo scorso luglio avete finalmente inaugurato il teatro Parlaggio, che è rimasto a lungo inconcluso per mancanza di fondi. Ci può raccontare di quali sussidi ha goduto per la sua ultimazione?

“Il Parlaggio non era stato mai terminato, da quando fu progettato, nel 1930; inaugurato nel 1952, era ancora in nudo cemento, non pavimentato in marmo rosso veronese, come volevano D’Annunzio e l’architetto Maroni. Ci siamo riusciti con l’aiuto della Regione Lombardia, che ha stanziato 500mila euro; altri 500mila li abbiamo avuti dalla Banca Valsabbina con un prestito a tasso zero, e 300mila li abbiamo messi direttamente noi. Il Festival Vittoriale Tener-a-mente, che vi si tiene ogni anno in estate, registra in ogni spettacolo il tutto esaurito. È ormai uno dei più importanti in Italia e speriamo di poterlo riprendere quest’anno con i nostri grandi concerti e spettacoli”.


Una cosa poco nota del complesso del Vittoriale è la Cascina Fraole. In cosa consisterà la sua sistemazione?

“È una grandissima cascina sull’altro versante delle Vallette, inaccessibile dal Vittoriale. Fino a qualche anno fa Cascina Fraole era affittata alla famiglia di uno dei nostri dipendenti, ma adesso è vuota e può diventare uno straordinario agriturismo. Si tratta solo di trovare l’imprenditore che lo restauri e lo ristrutturi in cambio di una cessione gratuita per un tot di anni”.


In che modo, secondo lei, la bellezza e la storia del Vittoriale continua ad affascinare il pubblico, oggi?

“Prima di tutto grazie al fascino inestinguibile di D’Annunzio e della sua vita, che siamo quasi riusciti a liberare dalla contaminazione con il fascismo, più presunta che reale. Poi, è oggettivamente magnifico, in un posto splendido. Abbiamo vinto il premio per il Parco più Bello d’Italia, e la Prioria è un luogo unico al mondo: non solo per l’arredamento, ma anche perché – grazie alla volontà di D’Annunzio – tutto è rimasto immutato dal giorno della sua morte, il 1° marzo 1938. Una visita al Vittoriale è anche un viaggio nel tempo”.

 

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