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È aperta fino al 17 giugno 2026 la nuova call URBACT IV per la creazione di Action Networks, reti transnazionali pensate per aiutare le città europee a tradurre strategie e piani in azioni concrete sul territorio. Il programma mette al centro cooperazione urbana, apprendimento tra pari e capacità di attuazione, con una dotazione massima di 1 milione di euro per rete più un budget dedicato agli esperti.
URBACT IV appartiene alla cooperazione territoriale europea e si colloca all’interno della politica di coesione 2021-2027. La sua missione punta in modo esplicito all’implementazione di buone pratiche. Le città candidate devono partire da una strategia locale già esistente e usarla come base per progettare, testare, mettere a terra e monitorare un numero limitato di azioni urbane concrete, realistiche e misurabili.
URBACT IV dichiara di voler rafforzare la capacità istituzionale delle città e dei loro stakeholder nel governo dello sviluppo urbano sostenibile contribuendo in particolare all’obiettivo europeo di una “Europa più vicina ai cittadini”. La call sulle Action Networks non a caso è presentata come il segmento del programma in cui l’apprendimento diventa leva per sperimentare servizi, strumenti, metodi di governance, modelli di coordinamento e soluzioni locali trasferibili. Si tratta, in altri termini, di un bando sulla capacità amministrativa e sulla qualità dell’attuazione pubblica.
Una call aperta nei temi ma rigorosa nella struttura
Sul piano tematico la call è volutamente ampia. Le reti possono lavorare su qualunque sfida urbana coerente con gli obiettivi della politica di coesione: competitività, digitalizzazione, innovazione, inclusione sociale, sicurezza, housing, clima, energia, mobilità ma anche salute, cultura, democrazia urbana, rigenerazione, resilienza, educazione, economia circolare, acqua, pianificazione e governance. Questa apertura rende il bando particolarmente interessante per le amministrazioni locali italiane che possono costruire candidature aderenti ai problemi reali, senza essere costrette entro un topic troppo rigido.
Più selettiva, invece, è l’architettura del partenariato. Le Action Networks devono essere composte da un minimo di 6 a un massimo di 8 partner, senza due soggetti dello stesso Stato. Almeno metà dei partner deve provenire da Stati membri dell’Unione europea. Inoltre può esserci al massimo un partner da Paesi IPA o NDICI e può esserci al massimo un solo “non-city partner” nell’intera rete. Il capofila, infine , deve essere una città. È una costruzione che spinge verso partenariati compatti, leggibili, non dispersivi e che rende decisiva la fase di costruzione dell’alleanza europea.
Chi può partecipare
I beneficiari principali sono le città in senso ampio: comuni, municipalità ma anche agenzie locali pubbliche o semi-pubbliche istituite da una città, distretti urbani, autorità metropolitane e agglomerazioni organizzate purché abbiano effettive competenze di policy e attuazione sul tema scelto. Accanto a questi soggetti la call ammette in modo limitato anche autorità provinciali, regionali o nazionali su temi urbani, università e centri di ricerca, nonché autorità di gestione dei fondi di coesione ma solo se qualificabili come autorità pubbliche o organismi equivalenti di diritto pubblico. In sostanza la call è costruita per il sistema pubblico urbano e per la sua capacità di governo.
C’è un altro passaggio importante: URBACT non richiede una soglia minima o massima di popolazione e incoraggia espressamente anche le città senza precedente esperienza nel programma. Questo allarga il campo dei potenziali candidati italiani, comprese realtà medio-piccole che abbiano però una chiara agenda urbana, una struttura amministrativa capace di seguire il progetto e la disponibilità a lavorare seriamente con stakeholder locali, gruppi interni all’ente e partner transnazionali.
Un budget di particolare importanza
Il budget massimo per ciascuna rete è di 1 milione di euro, comprensivo sia del contributo europeo sia del cofinanziamento dei partner. A questo si aggiunge un budget separato di 127.500 euro per l’expertise URBACT, dedicato cioè al supporto metodologico e tematico degli esperti del programma. La logica è quella delle azioni come servizi pilota, strumenti, pratiche, modelli di governance, sperimentazioni, interventi organizzativi e dispositivi capaci di produrre cambiamento e apprendimento.
Un elemento significativo è l’obbligo di destinare il 50% del budget complessivo, a livello di rete e di partner, all’implementazione di azioni locali concrete. È qui che la call si distingue in modo netto da altri strumenti di cooperazione. Le città devono usare la rete per fare, testare, correggere, misurare e produrre evidenze utili a una successiva scalabilità. Ogni partner dovrà sviluppare un proprio Action Portfolio, mentre a livello di rete sarà prodotto un Actions Playbook condiviso.
Il nodo italiano: cofinanziamento e posizionamento strategico
Per i partner italiani il livello di contributo non è uniforme su tutto il territorio nazionale ma varia in base alla classificazione regionale della politica di coesione 2021-2027. La call sulle Action Networks prevede infatti un contributo fino al 70% per i soggetti localizzati nelle regioni in transizione (Abruzzo, Marche e Umbria), fino all’80% per quelli con sede nelle regioni meno sviluppate (Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia) e fino al 65% per i partner delle regioni più sviluppate (le restanti comprese le Province autonome di Bolzano e Trento). Oltre alla questione delle percentuali di agevolazione il valore strategico del programma risiede nella sua capacità di accompagnare quel passaggio che spesso rappresenta il vero punto critico delle politiche pubbliche locali: trasformare una strategia già definita in una sequenza di azioni concrete, sperimentate, monitorate, corrette e rese progressivamente più solide.
È proprio in questa chiave che la call appare particolarmente interessante per il contesto italiano. Per molte città del Mezzogiorno e delle regioni in transizione il vantaggio economico è importante perché la quota di cofinanziamento richiesta all’ente è più contenuta e quindi l’accesso alla misura è più sostenibile. Per molte città del Centro-Nord l’interesse può essere alto pur in presenza di una percentuale di contributo inferiore. In questi casi il punto di forza va visto nell’accesso a un dispositivo europeo che combina metodo, apprendimento tra pari, supporto specialistico, formazione, sperimentazione e possibilità di testare azioni locali prima di portarle eventualmente su strumenti finanziari più consistenti.
URBACT in altre parole offre una cornice di lavoro. Il programma insiste su funzioni come prototipazione, sperimentazione, valutazione e consolidamento, che risultano particolarmente utili per quegli enti che dispongono già di una strategia urbana ma non hanno ancora trovato un assetto realmente efficace sul piano della governance intersettoriale, del coordinamento interno, del coinvolgimento degli stakeholder o della traduzione operativa degli obiettivi.
Per questa ragione la call può rivelarsi adatta anche a amministrazioni che non dispongono di una macchina tecnica particolarmente robusta, a condizione che abbiano un problema urbano ben definito, una strategia di riferimento già esistente e la volontà politica e amministrativa di usarla come base per fare un salto di qualità nell’attuazione.
La mission: un governo concreto del territorio
La call è aperta dal 17 marzo 2026 al 17 giugno 2026. Sono previste 20 reti in selezione. Le attività partiranno il 1° novembre 2026 e si concluderanno il 30 aprile 2029. Per molte città italiane la nuova call URBACT sulle Action Networks può rappresentare una delle opportunità europee più appetibili del 2026 perché finanzia quella parte spesso trascurata delle politiche pubbliche urbane, cioè la capacità di costruire azioni credibili, coinvolgere gli attori giusti, testare soluzioni, produrre apprendimento e trasformare un piano in governo concreto del territorio.
