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Svizzera: un ragionevole pragmatismo

Dalla Svizzera un modello virtuoso da seguire. Ne parliamo con Fabrizio Macrì, Direttore della Camera di Commercio Italiana per la Svizzera dal 2012.

Secondo il World Economic Forum la Svizzera insieme a Svezia, Finlandia, Olanda e Nuova Zelanda figura tra i Paesi con economie digitali avanzate e robuste reti di sicurezza sociale che al meglio hanno affrontato e gestito dal punto di vista economico la crisi pandemica. Visto da dentro il sistema sociale ed economico svizzero ha certamente subito un forte contraccolpo, ma le previsioni di riduzione del PIL per il 2020 si limitano ad un -3,5% con un tasso di disoccupazione previsto al massimo intorno al 4%, senza che siano state introdotte misure di inibizione dei licenziamenti. Numeri ben lontani da quelli dei grandi paesi europei confinanti o degli Stati Uniti.

Può la Svizzera costituire un esempio nella gestione delle crisi e in particolare dell’attuale crisi in corso? Dove sta il segreto della sua proverbiale stabilità, anche affrontando le onde di un mare così in tempesta? Certamente la classe dirigente del Paese ha uno stile caratterizzato da un ragionevole pragmatismo, privo di eccessi emotivi. Uno sguardo disincantato sulla realtà, combinato a un diffuso basso profilo della classe politica, produce decisioni efficaci e di facile comprensione per la popolazione. Durante la pandemia l’approccio svizzero, sebbene non privo di sottovalutazioni ed errori di percorso, ha prodotto poche e proporzionate decisioni caratterizzate da un mix di raccomandazioni di fondo e poche restrizioni vincolanti. Nei limiti del possibile si è cercato di trovare un equilibrio tra interessi economici e sanitari, consapevoli di come la salute pubblica non sia indifferente alla capacità dell’economia di continuare a generare reddito anche in situazioni di emergenza. In particolare sono state individuate poche priorità economiche strategiche che consentissero di non deprimere eccessivamente consumi e investimenti. Liquidità e posti di lavoro sono state le priorità a breve, insieme a massicci interventi della cassa integrazione per abbattere il costo del lavoro delle imprese: le uniche in grado di generare posti di lavoro duraturi. In un Paese che ama lavorare non è mai stato vietato tassativamente ai cittadini di recarsi in azienda ma sono stati invitati a farlo solo se strettamente necessario.

La Camera di Commercio Italiana in Svizzera con sede a Zurigo, Ginevra e Lugano ha certamente subito i duri effetti causati dalla pandemia da Covid-19 e dall’impatto di quest’ultima sulla clientela italiana, ma ha anche goduto della solidità degli interventi dello Stato svizzero a sostegno delle imprese. Tuttavia questi interventi, seppure indispensabili, non spiegano del tutto la capacità di resistenza del sistema Svizzera alla crisi. A nostro modo di vedere la chiave sta nell’approccio ai problemi tipico del Paese, e nella sua forte etica del lavoro. La mentalità del Paese ispirata al pragmatismo e a un sistema fortemente liberale, forgiato da una mentalità di mercato e poco assistenziale, ci ha spinto a fermarci il meno possibile e a ripartire velocemente con servizi compatibili con la situazione, mutando velocemente la nostra strategia. Per esempio, la distribuzione alimentare del Paese ha mostrato incredibile flessibilità e capacità di adattamento, ed è stata in grado in molti casi di spostare rapidamente il focus dal bacino di clientela della ristorazione, inesorabilmente colpita dalle chiusure legate alla pandemia, alla clientela privata con nuove tecniche web marketing e la ricerca di nuove soluzioni logistiche. Le scoperte positive che il mercato in veloce evoluzione ci ha riservato come Camera di Commercio Italiana all’estero sono state molte: gli incontri b2b digitali a distanza tra importatori svizzeri ed esportatori italiani, che hanno visto viaggiare i prodotti e non le persone, si sono moltiplicati generando due effetti virtuosi: un aumento esponenziale dell’efficacia e della qualità del servizio e un abbattimento dei costi operativi per la Camera, la quale ha aumentato la propria redditività sebbene su un volume di servizi venduti inferiore allo scorso anno; i rapporti con la grande distribuzione svizzera si sono intensificati grazie alla chiusura delle ere internazionali, che hanno spinto la distribuzione nazionale a cercare nuovi canali di contatto con i fornitori italiani, tra i quali la Camera.

Mai in altri anni sarebbe stato possibile organizzare in poche settimane due giornate di incontri tra 2 senior buyer di due delle maggiori catene della GDO svizzera e più di 40 fornitori provenienti da tutta Italia, così come è avvenuto a Bologna il 30 settembre 2020; dalle crescenti difficoltà di mercato sono sorte opportunità di erogare servizi per rispondere all’accresciuta domanda di sostegno mossa dalle nostre aziende disorientate. Questi e altri elementi ci hanno spinto a non fermarci, a trovare soluzioni e mantenere la concentrazione dei nostri collaboratori sulle sfide che la situazione contingente ci poneva. Consapevolmente non abbiamo voluto lasciare nessun collaboratore solo, a casa, in preda alle ansie che la situazione generava giorno per giorno. Di questo approccio ragionevole e pragmatico, prima ancora delle pur immediate ed indispensabili misure di emergenza, la nostra organizzazione ne ha tratto beneficio come tante aziende svizzere ed estere che operano su questo mercato, consentendo all’economia svizzera di attutire il colpo sferrato dalla crisi pandemica.

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