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Programma Europa Digitale verso il 2030

Miriam Masone

Miriam Masone

Redattrice per «Acta non verba» con una formazione in Sustainability Management e transizione ecologica. Giornalista, cronista per «il Mattino» di Napoli e altre testate. Autrice di podcast, documentari e programmi televisivi.
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La recente modifica del programma di lavoro Europa Digitale per il biennio 2025-2027 rappresenta una strategia politica volta a consolidare la sovranità tecnologica europea in un contesto globale altamente competitivo.

Questa iniziativa, operando in stretta sinergia con il bilancio a lungo termine dell’UE e il piano per la ripresa, si propone di colmare il divario tra la ricerca d’avanguardia e la diffusione commerciale, trasferendo le capacità digitali direttamente nelle mani delle imprese e delle pubbliche amministrazioni.

L’Intelligenza Artificiale dal Regolamento alla realtà

Indubbiamente gli aggiornamenti, oggi, non possono prescindere dall’AI Act, il primo quadro giuridico completo sull’intelligenza artificiale. La Commissione, infatti, ha gettato le basi per l’operatività dell’Ufficio europeo per l’IA garantendo così che lo sviluppo tecnologico proceda di pari passo con la tutela dei diritti fondamentali.

La Commissione cofinanzia le strutture di prova e sperimentazione (TEF), veri e propri centri di eccellenza in cui le aziende possono validare le proprie innovazioni in settori critici come la sanità, l’agricoltura e le città intelligenti. Questi spazi permettono di testare algoritmi complessi in condizioni reali ma protette, riducendo drasticamente il time-to-market per le piccole e medie imprese che, altrimenti, non avrebbero i mezzi per competere con i giganti tecnologici d’oltreoceano.

Oltre ai test fisici, il programma promuove la creazione di un ecosistema europeo per i modelli linguistici di grandi dimensioni. L’obiettivo è evitare una dipendenza tecnologica totale da infrastrutture esterne, favorendo invece soluzioni basate sui dati e sulle lingue europee. Questo sforzo si integra perfettamente con il potenziamento del calcolo ad alte prestazioni, mettendo a disposizione dei ricercatori e degli innovatori una potenza di calcolo che fino a pochi anni fa era inimmaginabile nel settore civile europeo.

Chips Act e STEP

La vulnerabilità delle catene di approvvigionamento globali ha insegnato all’Europa che la sovranità digitale non può prescindere dall’hardware. Il programma Europa Digitale funge da braccio operativo per l’European Chips Act, finanziando infrastrutture critiche per la progettazione e la produzione di semiconduttori avanzati. Non si tratta solo di costruire fabbriche, ma di creare una rete di competenze che permetta all’Europa di eccedere i confini della miniaturizzazione e dell’efficienza energetica dei chip.

A rafforzare questa visione interviene la piattaforma STEP (Strategic Technologies for Europe Platform). Questo meccanismo è stato concepito per massimizzare l’impatto dei fondi esistenti, come Horizon Europe e il Fondo per l’Innovazione, indirizzandoli verso tecnologie critiche. Il cosiddetto Sigillo STEP è un vero e proprio certificato di qualità per i progetti più ambiziosi, facilitando l’accesso a finanziamenti cumulativi e segnalando agli investitori privati la rilevanza strategica di determinate iniziative. In questo modo, l’Unione Europea riesce a mobilitare capitali vasti per sostenere la leadership in settori che definiranno la competitività del prossimo decennio, dalla biotecnologia digitale alle tecnologie pulite.

Sicurezza e coesione sociale

Il successo della trasformazione digitale non si misura però solo in termini di PIL o di brevetti, ma anche nella capacità di creare un ambiente sicuro per i cittadini. Una parte della dotazione finanziaria è dedicata al potenziamento dei Centri per un internet più sicuro, che sono volti soprattutto alla protezione dei minori online, visto il crescente fenomeno del cyberbullismo e la produzione continua di contenuti nocivi. A tal proposito il programma Europa Digitale investe nella prevenzione e nella sensibilizzazione, fornendo strumenti concreti a genitori e insegnanti per navigare la complessità della rete.

Questa attenzione alla dimensione umana si riflette anche nella rete dei Poli Europei di Innovazione Digitale (EDIH), distribuiti capillarmente su tutto il territorio dell’Unione, e che agiscono come consulenti di fiducia per le PMI e la pubblica amministrazione, aiutandole ad adottare tecnologie di cybersicurezza e intelligenza artificiale. Grazie a questa capillarità, l’Europa garantisce che la digitalizzazione non diventi un fattore di esclusione sociale o territoriale, ma uno strumento di coesione che valorizzi le specificità locali all’interno di un mercato unico digitale integrato.

Verso il Decennio Digitale 2030

Queste modifiche sono orientate al raggiungimento dei traguardi fissati per il Programma strategico per il Decennio Digitale 2030. L’Unione europea  si è impegnata a monitorare costantemente i progressi degli Stati membri, promuovendo progetti multinazionali che nessun singolo paese potrebbe affrontare da solo. La sinergia tra Europa Digitale, il Meccanismo per collegare l’Europa e i fondi della politica di coesione fornisce un ecosistema di finanziamento robusto e flessibile.

L’approccio è un’innovazione responsabile, dove la crescita economica è indissolubilmente legata alla sicurezza dei dati e all’etica tecnologica. L’Europa in questo modo ha scelto di costruire un percorso nel quale ogni cittadino e ogni impresa possano trovare gli strumenti necessari per essere protagonisti della propria trasformazione digitale.

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“La nostra mission consiste nel dotare i lettori di un magazine in grado di decifrare il vasto mondo della gestione d’impresa grazie a contenuti d’eccezione e alla collaborazione con enti pubblici e privati.”

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