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Il potere logora chi non ce l’ha ma, in realtà, logora chi ce l’ha, eccome.
Chi cerca il potere come sostantivo si sente intimamente impotente, sa di esserlo ma non ha il potere di dirselo, cioè il coraggio di sentirsi poeticamente impotenti di fronte all’immensità del mondo, quello visibile e soprattutto quello invisibile.
Invece le donne e gli uomini che hanno coraggio intendono il potere come verbo: le infinite possibilità dell’intelligenza, dell’errore, dell’errare che, come sappiamo, è umano, quindi potente. Perché se non si accetta di essere umani, cioè quello che siamo davvero, vuol dire che non si ha il coraggio di sentirsi delicati, fragili, sognanti e, conseguentemente, senza difese. Le difese pesano, impediscono i movimenti liberi, le sterminate possibilità del corpo di assumere forme e composizioni, come ci ha insegnato Pina Bausch, che vanno bel oltre l’uniforme compostezza che ci impongono le divise quotidiane che indossiamo per dovere. Non a caso il problema della psiche è: divisa o uniforme.
Certe malattie mentali sono, in realtà, dotazioni intellettive molto difformi da quello che ruoli e identità rigide impongono alla psiche, per cui quelli liberi sul serio si consentono la libertà, quindi il coraggio, di andare oltre gli steccati, fuori dai format rassicuranti e soporiferi, nei territori dell’enigma, senza paura. Perché potere per loro è verbo, non sostantivo; non hanno paura del giudizio degli altri, semmai tengono alle opinioni di quelli colti, come gli artisti maggiori.
Noi la chiamiamo disruption, la applichiamo alle analisi, alle riflessioni, allo studio, alle decisioni e, soprattutto, agli interventi di art thinking che innestiamo a monte dei processi aziendali o urbanistici, cioè quando usiamo gli approcci dell’arte o inseriamo artiste e artisti, con la guida di Curators, all’interno di imprese e processi di ogni genere, sviluppo territoriale e rigenerazione compresi. L’armonia dell’intelligenza è potere, la poesia è potere, la fantasia è potere e l’immaginazione informata è potere, ma sono tutti verbi, non sostantivi, e vengono dalle arti.
Quella visiva suggerisce nuovo senso attraverso l’attivazione dei sensi, compreso il sesto, il più potente. L’arte della musica e del suono suggeriscono il modello delle sinfonie e costruiscono orchestre dove gli altri vedono gruppi di lavoro. Il teatro ricostruisce relazioni attraverso il gesto che dà forma a desideri, esigenze e slanci invisibili. La danza rimette armonia e ritmo nei movimenti del corpo. La letteratura genera immagini libere nella mente (quando è di qualità, come per tutte le altre arti).
Insomma art & sound thinking, embodied education, deformattazione e disruption sono la nostra strumentazione emotivo culturale che ci riconnette alle armonie di cui è fatto il mondo e di cui dovrebbero essere fatti tutti i mondi, da quello del lavoro a quello della politica, com’è stato per millenni, quando si lasciavano tracce indelebili di regni e governi, quando le governance erano basate sulla leadership della cultura.
Per questo il potere come sostantivo traduce impotenza e il potere come verbo trasmette carisma; perché apre confini che arrivano fino ai veri limiti della natura, dove ci sono solo eros, seduzione e valore.

ENEL, una squadra a colori, 2022. Performance collegata a sviluppo delle facoltà immaginifiche e team building con una divisione del Gruppo.
https://www.francescocascino.com/it/item.asp?nav=enel-una-squadra-a-colori-12-luglio-2022

Tirelli and Partners (Milano), prima BCorp immobiliare italiana. Un programma lungo un anno di Team building e analisi delle relazioni interne ed esterne fatto attraverso il disegno.
https://www.francescocascino.com/it/item.asp?nav=art-thinking-tirelliandpartners-2023
