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Made in Italy, nasce il Fondo da 1 miliardo per rilanciare l’industria strategica italiana

Gianrocco Rossetti

Gianrocco Rossetti

Giornalista, avvocato e consulente aziendale nel campo dello sviluppo d'impresa e comunicazione integrata.
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Un miliardo di euro a disposizione delle imprese italiane per accelerare l’innovazione, rafforzare le filiere produttive e favorire la transizione ecologica e digitale. È questo l’ambizioso obiettivo del Fondo Nazionale per il Made in Italy (FNMI), uno strumento lanciato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in sinergia con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

In un momento storico in cui le catene globali del valore sono sotto pressione, l’Italia sceglie di puntare sul proprio sistema industriale, promuovendo la crescita delle imprese attraverso investimenti strategici, una governance centralizzata e l’apertura al capitale privato.

Una nuova visione industriale

Il FNMI nasce per sostenere imprese strategiche operanti in settori ad alta intensità tecnologica, in grado di generare valore aggiunto, innovazione e occupazione qualificata. Non si tratta di semplici incentivi o contributi a fondo perduto, ma di un vero e proprio fondo di investimento che agirà principalmente attraverso partecipazioni in operazioni di private equity, con logiche di co-investimento pubblico-privato.

L’idea di fondo è chiara: favorire un’industria nazionale più solida, resiliente e competitiva sui mercati internazionali, rafforzando l’autonomia produttiva dell’Italia in ambiti chiave per la sicurezza economica e tecnologica del Paese.

Due strumenti, una regia pubblica

Il FNMI si articola in due distinti strumenti di investimento, entrambi gestiti da operatori specializzati e selezionati con criteri di coerenza strategica.

1. Fondo Real Asset (FRA)

Gestito da Invimit SGR (partecipata dal MEF), il FRA si concentrerà su investimenti in materie prime critiche e infrastrutture strategiche. L’obiettivo è chiaro: ridurre la dipendenza dell’Italia da fornitori esteri e aumentare la resilienza industriale. Le operazioni potranno riguardare:

  • la riattivazione di siti estrattivi inattivi o l’apertura di nuove miniere;
  • progetti di logistica e trasformazione industriale delle risorse;
  • iniziative di riciclo e economia circolare, in coerenza con gli obiettivi europei di autonomia strategica.

Il fondo è aperto alla partecipazione di investitori privati e internazionali, promuovendo una logica di collaborazione pubblico-privato.

2. Fondo Imprese (FI)

Il secondo braccio operativo del FNMI è il Fondo Imprese, destinato a sostenere le aziende italiane nei loro percorsi di crescita, consolidamento, internazionalizzazione e innovazione. Il FI potrà intervenire:

  • direttamente nel capitale delle imprese, acquisendo partecipazioni (anche qualificate, fino al 50%);
  • indirettamente, tramite fondi di private equity che a loro volta investono nelle imprese target.

Questa flessibilità consentirà di mobilitare risorse aggiuntive e di raggiungere un numero più ampio di beneficiari, con l’obiettivo di rafforzare la struttura patrimoniale delle imprese e aumentare la loro capacità di competere nei mercati globali.

A chi si rivolge

Il documento di sintesi individua due grandi aree di intervento prioritarie:

Materie prime critiche

L’accesso sicuro e sostenibile a risorse strategiche è diventato un tema centrale per l’autonomia industriale dell’Unione Europea. Il FNMI potrà operare lungo l’intera filiera: dall’estrazione in Italia alla trasformazione industriale, fino al recupero e riutilizzo dei materiali. Questo approccio è coerente con le sfide poste dalla transizione verde e digitale, in settori come le batterie, le energie rinnovabili, l’automotive elettrico e la microelettronica.

Filiere industriali ad alta tecnologia

Il secondo ambito riguarda il sostegno a comparti industriali avanzati, ad alta intensità di R&S, con potenziale di crescita e impatto positivo sull’occupazione. Tra i settori candidati a beneficiare degli investimenti figurano:

  • aerospazio
  • farmaceutica e biotecnologie
  • meccatronica avanzata e semiconduttori
  • manifattura di precisione
  • tecnologie per la transizione energetica

Le linee guida per la selezione saranno definite dal Comitato Tecnico Strategico, istituito presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Questo organo collegiale sarà composto da otto rappresentanti di diverse amministrazioni centrali e regionali, con il compito di garantire una visione coordinata e strategica.

Un’occasione da non sprecare

Il Fondo Nazionale per il Made in Italy si candida a diventare uno dei principali strumenti della politica industriale italiana nei prossimi anni. Con una dotazione iniziale importante, una governance multilivello e l’apertura al capitale privato, rappresenta un cambio di passo nell’approccio agli investimenti pubblici: più selettivo, più orientato ai risultati, più vicino alle dinamiche del mercato.

Il successo di questa misura dipenderà ora dalla capacità operativa dei gestori, dalla qualità dei progetti presentati e dalla tempestività nell’attivare le risorse disponibili. Ma soprattutto, dipenderà dalla volontà del Paese di credere fino in fondo nella centralità del proprio sistema produttivo come leva di sviluppo, innovazione e sovranità economica.

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“La nostra mission consiste nel dotare i lettori di un magazine in grado di decifrare il vasto mondo della gestione d’impresa grazie a contenuti d’eccezione e alla collaborazione con enti pubblici e privati.”

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