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Lazio, 55 milioni per le filiere tecnologiche. La ricerca cambia scala

Roberta Morosini

Roberta Morosini

Responsabile Centro Studi di Sef Consulting e co-founder del progetto Carta Rosa per l'impresa e l'empowerment femminile
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Il nuovo avviso FESR affida a grandi imprese e organismi di ricerca il coordinamento di pacchetti composti da almeno quattro progetti. Spesa minima di 5 milioni per ciascuna filiera, contributi fino a 20 milioni. Rispetto al Riposizionamento competitivo del 2023, la Regione concentra le risorse sullo sviluppo sperimentale e sposta il baricentro verso tecnologie più vicine al mercato.

La novità dei 55 milioni stanziati dalla Regione Lazio per le Filiere Tecnologiche non sta tanto nell’entità del contributo, né nelle percentuali di aiuto, che riprendono in buona parte la disciplina europea già applicata alla ricerca e sviluppo. A cambiare è l’architettura dell’intervento: la Regione lascia il modello nel quale ogni impresa costruiva essenzialmente il proprio progetto e introduce una regia di filiera affidata a una grande impresa o a un organismo di ricerca, il Soggetto Cardine, attorno al quale dovranno raccogliersi più iniziative delle Pmi laziali. L’avviso sarà pubblicato sul Bollettino ufficiale regionale il 29 ottobre 2026; al momento la pagina di Lazio Innova lo indica ancora come misura di prossima apertura e non fissa i termini per l’invio delle domande.

La dimensione minima dà immediatamente la misura dell’impostazione scelta: ogni Soggetto Cardine potrà costruire un solo insieme, che dovrà comprendere almeno quattro progetti giudicati idonei e raggiungere complessivamente 5 milioni di euro di spese ammissibili. Il contributo pubblico non potrà superare 3 milioni per singolo progetto e 20 milioni per l’intero insieme. Con una dotazione totale di 55 milioni, la selezione è quindi costruita per finanziare un numero relativamente contenuto di aggregazioni dotate di una massa finanziaria e tecnologica consistente.

Una grande impresa o un organismo di ricerca alla guida della filiera

Il Soggetto Cardine dovrà essere una grande impresa o un organismo di ricerca del Lazio capace di raccogliere le esigenze tecnologiche delle aziende, selezionare le proposte e seguirne l’esecuzione. Diventerà l’interlocutore tecnico unico di Lazio Innova e della Regione e dovrà mettere a disposizione anche un Coach incaricato di seguire tutti i progetti. Potrà assumere pure il ruolo di mandatario dell’intero insieme, scelta che avrà un peso nella valutazione, ma che comporterà anche l’obbligo di dimostrare una capacità finanziaria proporzionata alla dimensione complessiva delle iniziative coordinate.

È questo uno degli aspetti che distinguono maggiormente Filiere Tecnologiche dagli incentivi regionali alla R&S degli ultimi anni. La grande impresa viene collocata in una posizione di regia, mentre i progetti devono essere realizzati dalle Pmi del Lazio, da sole oppure in effettiva collaborazione con il Soggetto Cardine e con altri partner. Una Pmi potrà presentare individualmente un progetto da almeno 200mila euro; se sceglie la collaborazione, la soglia sale a 400mila euro e il partenariato potrà comprendere il Soggetto Cardine e al massimo altri due soggetti tra imprese e organismi di ricerca. Le Pmi dovranno sostenere almeno il 30% della spesa, mentre il Soggetto Cardine e gli organismi di ricerca non potranno superare, direttamente o indirettamente, il 30% dei costi di ciascun progetto.

Dallo sviluppo sperimentale alle tecnologie STEP: il traguardo è il TRL 7

Anche il contenuto tecnologico è delimitato con maggiore nettezza rispetto al passato. Sono finanziate attività di sviluppo sperimentale relative a tecnologie che abbiano già raggiunto almeno il TRL 4 e siano in grado di arrivare al TRL 7. Il progetto deve quindi partire da una tecnologia già validata a livello di laboratorio e condurla verso la dimostrazione in ambiente operativo. Il tempo disponibile sarà di 18 mesi dalla concessione, compresa la rendicontazione. Il disegno del bando porta così le risorse verso la fase nella quale la ricerca deve tradursi in prototipo, dimostratore o soluzione vicina all’impiego industriale.

La cornice tecnologica continua a essere quella della RIS3 del Lazio, ma viene ora sovrapposta agli ambiti individuati dalla piattaforma europea STEP: entrano quindi nel perimetro le tecnologie digitali e deep tech, le tecnologie pulite ed efficienti nell’uso delle risorse, le biotecnologie e le tecnologie della difesa. È un passaggio che riflette anche la revisione della programmazione FESR regionale.

Contributi fino al 60% per le piccole imprese e spese forfettarie al 20%

Sul piano finanziario resta il riferimento all’articolo 25 del regolamento generale di esenzione 651/2014. Per lo sviluppo sperimentale realizzato senza la maggiorazione collegata all’effettiva collaborazione, il contributo copre il 45% per micro e piccole imprese, il 35% per le medie e il 25% per le grandi. Quando ricorrono le condizioni dell’effettiva collaborazione, le aliquote salgono rispettivamente al 60, 50 e 40%, mentre gli organismi di ricerca arrivano all’80%. La documentazione anticipa anche una maggiorazione del 5% per le imprese localizzate nelle Zone Assistite.

Cambia invece la costruzione dei costi. Personale impegnato direttamente nel progetto, brevetti e know-how, ricerca contrattuale e servizi specialistici rientrano fra le spese da rendicontare, così come la quota di ammortamento, noleggio o leasing delle attrezzature e degli immobili utilizzati. A queste voci si aggiunge un forfait del 20% calcolato sui principali costi diretti, destinato a coprire materiali, forniture, costi generali e indiretti. Sono ammissibili anche il costo del Coach sostenuto dal Soggetto Cardine e il premio della fideiussione.

Anticipo obbligatorio del 40% e SAL entro dieci mesi

L’erogazione impone una scansione finanziaria piuttosto rigida: anticipo obbligatorio del 40%, garantito da fideiussione, un SAL obbligatorio entro dieci mesi dalla concessione, con almeno il 25% delle spese ammesse già rendicontate, e saldo entro i 18 mesi. Anticipo e SAL insieme non potranno superare l’80% del contributo. Per aggregazioni che possono arrivare a diversi milioni di euro, il tema della garanzia e della capacità finanziaria del mandatario diventa quindi parte della costruzione del progetto, e non un adempimento da affrontare dopo l’ammissione.

La graduatoria premia la qualità dell’intera filiera: i progetti non idonei pesano sul punteggio

Anche sul tema graduatoria bisogna prestare la dovuta attenzione: prima vengono giudicati i singoli progetti sulla coerenza con la programmazione, sulle ricadute competitive e occupazionali, sulle competenze dei beneficiari, sulla definizione degli obiettivi, sulla metodologia e sulla replicabilità delle tecnologie; seguono le premialità collegate agli obiettivi ambientali e alla certificazione della parità di genere e solo successivamente viene valutato l’insieme, partendo dalla media ponderata dei punteggi dei progetti e aggiungendo la qualità della collaborazione con il Soggetto Cardine e la capacità di quest’ultimo di intercettare le traiettorie tecnologiche della filiera.

Qui emerge una caratteristica che può pesare nella preparazione delle candidature: i progetti non idonei per ragioni di merito entrano nel calcolo della media dell’insieme con punteggio zero, mentre restano fuori dal calcolo quelli esclusi in istruttoria formale. La qualità del portafoglio conta quindi quasi quanto quella del progetto migliore. Un Soggetto Cardine che raccolga molte proposte senza una selezione preliminare sufficientemente severa rischia di peggiorare la posizione dell’intera filiera.

Dal Riposizionamento competitivo del 2023 alle nuove filiere tecnologiche

Il confronto più utile è con Riposizionamento Competitivo RSI, l’avviso con cui la Regione aveva inaugurato nel 2023 la programmazione FESR 2021-2027 sulla ricerca. La dotazione era persino superiore: 71,6 milioni di euro, ripartita fra quattro ambiti riconducibili alle nove aree della Smart Specialisation regionale. Ogni progetto doveva valere almeno 400mila euro e poteva comprendere, entro il limite del 30%, anche attività di ricerca industriale. Imprese e organismi di ricerca potevano riunirsi in aggregazione, ma mancava la struttura sovraordinata del Soggetto Cardine e soprattutto non esisteva una soglia finanziaria riferita all’intera filiera.

Le aliquote di base dello sviluppo sperimentale erano sostanzialmente le stesse oggi riproposte: 45% per le piccole imprese, 35% per le medie e 25% per le grandi, con incremento in caso di collaborazione effettiva e contributo dell’80% agli organismi di ricerca. Anche il massimale per singolo progetto era di 3 milioni. La continuità delle intensità di aiuto rende ancora più evidente dove si concentra il cambiamento del 2026: non sulle percentuali, ma sulla selezione e sull’organizzazione della domanda di ricerca.

Nel 2023 concessi 54,2 milioni per 112 operazioni: cosa cambia con il nuovo bando

Il precedente avviso consente anche un confronto sui risultati. La relazione informativa regionale riferisce che nel 2023, a fronte dei 71,6 milioni disponibili, erano stati concessi 54,2 milioni di euro a sostegno di 112 operazioni. Filiere Tecnologiche parte quindi da una dotazione inferiore di 16,6 milioni, ma richiede progetti inseriti in aggregazioni molto più grandi e sottopone alla graduatoria tanto la singola iniziativa quanto la qualità dell’insieme.

C’è anche una differenza nella rendicontazione: il bando 2023 riconosceva i costi generali e indiretti con un forfait del 15% delle spese di personale, mentre il nuovo schema porta al 20% il forfait applicato a una base più ampia di costi diretti. L’anticipo, che nel 2023 poteva collocarsi tra il 20 e il 40%, diventa ora obbligatoriamente del 40%; il SAL passa da nove a dieci mesi. Sono modifiche tecniche, ma incidono sulla pianificazione finanziaria soprattutto quando il progetto entra in un insieme da almeno 5 milioni.

Dalle tecnologie abilitanti del 2017 allo STEP-FRI: la genealogia gli strumenti regionali

Nel 2017 il bando KETs – Tecnologie abilitanti, nato dalla precedente stagione del riposizionamento competitivo, disponeva di 9,24 milioni per progetti integrati e cercava già di collegare imprese e tecnologie abilitanti nelle aree della specializzazione regionale. Quasi dieci anni dopo la dotazione è cresciuta di diverse volte, ma soprattutto la Regione sceglie di strutturare formalmente la filiera attorno a un soggetto industriale o scientifico che ne assume la responsabilità tecnica.

Filiere Tecnologiche deve essere distinto dal contemporaneo STEP-FRI Lazio. Quest’ultimo dispone di 30 milioni e finanzia investimenti per sviluppare o fabbricare tecnologie critiche attraverso un mix di contributo, agevolazione sugli interessi e finanziamento, con procedura a sportello. Filiere Tecnologiche resta invece un incentivo a fondo perduto per lo sviluppo sperimentale e sceglie la graduatoria. I due strumenti coprono così momenti diversi dello stesso processo: da una parte la tecnologia da portare verso il TRL 7, dall’altra l’investimento industriale necessario per svilupparla o fabbricarla.

Pubblicazione il 29 ottobre: la selezione delle filiere precede la candidatura

Per le imprese interessate, il primo appuntamento è il 29 ottobre 2026, data indicata ufficialmente da Lazio Innova per la pubblicazione dell’avviso sul BUR. Sarà il testo integrale a fissare calendario, pesi della valutazione e disciplina definitiva. La parte già resa pubblica, però, consente di iniziare il lavoro più impegnativo: individuare il Soggetto Cardine, selezionare progetti abbastanza maturi da partire almeno da TRL 4, costruire un insieme che superi i 5 milioni e verificare chi avrà la capacità finanziaria per assumere la funzione di mandatario.
 

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