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La Regione Lazio ha dato il via a un piano di interventi straordinari volto a trasformare e proteggere il proprio patrimonio identitario, stanziando una cifra complessiva di 24 milioni di euro ripartita nel biennio 2026-2027.
Il piano punta a rigenerare non solo teatri e cinema, ma anche palazzi storici, luoghi di culto, spazi archeologici e centri ricreativi distribuiti su tutto il territorio laziale. L’obiettivo principale è la valorizzazione culturale attraverso interventi che spaziano dal restauro alla manutenzione straordinaria, fino alla messa in sicurezza e l’abbattimento delle barriere architettoniche. Grande attenzione viene riservata alla modernità e alla sostenibilità, incentivando l’efficientamento energetico e l’ammodernamento tecnologico delle strutture esistenti.
Il bando si rivolge a una platea ampia che comprende sia enti pubblici sia realtà private che siano proprietarie degli immobili o ne abbiano la disponibilità per almeno un quinquennio.
Una novità rilevante riguarda i Comuni, i quali possono utilizzare i fondi anche per l’acquisto diretto di beni culturali, a patto che presentino un piano di recupero che garantisca la futura fruizione pubblica. Per ogni singolo intervento è previsto un tetto massimo di spesa di 1 milione di euro, assicurando così un impatto significativo e capillare.
La distribuzione delle risorse è stata pianificata con criteri di equità territoriale: il 30% dei fondi, pari a 7,2 milioni di euro, è riservato a Roma Capitale, mentre le restanti somme sono suddivise tra le province di Frosinone, Latina, Rieti, Viterbo e l’area della Città Metropolitana.
La partecipazione richiede precisi requisiti in termini di operatività e trasparenza. I beni oggetto di finanziamento devono essere utilizzati per fini culturali per almeno l’80% del tempo e i beneficiari devono impegnarsi a mantenere la destinazione d’uso e la gestione attiva per almeno 10 anni dopo la fine dei lavori.
Il sostegno economico regionale copre generalmente l’80% dei costi ammissibili, lasciando la restante parte alla compartecipazione del richiedente, sebbene siano previste agevolazioni specifiche e coperture totali per i piccoli Comuni con meno di 5.000 abitanti o per quelli in stato di dissesto finanziario.
Le proposte progettuali saranno valutate secondo una scala di merito basata sulla qualità tecnica, la sostenibilità economica e l’impatto sul territorio, con una soglia minima di 60 punti per l’accesso ai contributi.
La Regione mira così a consolidare il proprio patrimonio storico-artistico come motore di sviluppo sociale e culturale per le generazioni future.
