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La transizione digitale passerà dalle campagne

Ettore Prandini

Il ritardo digitale delle aree rurali italiane va colmato per riuscire a sfruttare tutto il potenziale delle nuove tecnologie. Intervista a Ettore Prandini di Coldiretti.

di Alessandro Battaglia Parodi

Uno degli argomenti più cari al pacchetto di aiuti del Next Generation Eu riguarda l’innovazione tecnologica e l’infrastruttura digitale. Tema che sposa anche l’altro pilastro del Recovery Plan, vale a dire la sostenibilità ambientale. Di innovazione nelle campagne, Nutri-Score e transizione digitale parliamo con Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, la maggiore associazione di rappresentanza dell’agricoltura italiana.

La settimana scorsa avete avuto un incontro con il ministro Stefano Patuanelli sull’impatto dell’emergenza Covid sulla filiera agroalimentare. C’è quindi una grande attesa per la riscrittura del Recovery Fund ma ci sono anche altre urgenze sul tavolo, come la spinosa questione del Nutri-Score…

«Il nuovo protagonismo dell’Italia in Europa è importante per difendere il Made in Italy agroalimentare dall’attacco di lobby e burocrazia che, con tagli di risorse ed etichette allarmistiche, colpiscono addirittura prodotti base della dieta mediterranea. Per questo è positivo e apprezziamo l’impegno del Ministro delle Politiche Agricole Patuanelli a contrastare la diffusione di sistemi di etichettatura fuorvianti come il Nutri-Score, assunto in occasione del Consiglio nazionale di Coldiretti».

Ci spieghi meglio qual è il pericolo del Nutri-Score.

«L’etichettatura Nutri-Score francese, come quella a semaforo adottata in Gran Bretagna, indirizza il consumatore, con un bel verde, a scegliere prodotti con ingredienti di sintesi e a basso costo spacciandoli per più salutari. Un sistema fuorviante, discriminatorio e incompleto che finisce per escludere paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali da secoli presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta. Si rischia di promuovere cibi spazzatura con edulcoranti al posto dello zucchero e di sfavorire elisir di lunga vita come l’olio extravergine di oliva considerato il simbolo della dieta mediterranea, ma anche specialità come il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano e il prosciutto di Parma le cui semplici ricette non possono essere certo modificate. L’equilibrio nutrizionale va ricercato tra i diversi cibi consumati nella dieta giornaliera e per questo non sono accettabili etichette semplicistiche che allarmano o scoraggiano il consumo di uno specifico prodotto, dall’extravergine di oliva al vino».

Uno dei temi più importanti del Recovery Plan Per riguarda le infrastrutture e il superamento di alcuni storici ostacoli alla competitività. Quali suggerimenti avete dato al nuovo Governo rispetto alle innovazioni relative a trasporti, logistica e per la ripresa dell’economia in generale?

«Per cogliere quest’opportunità unica abbiamo elaborato e proposto progetti concreti immediatamente cantierabili per l’agroalimentare con una decisa svolta verso la rivoluzione verde, la transizione ecologica e il digitale in grado di offrire un milione di posti di lavoro green entro i prossimi dieci anni. Non dobbiamo trascurare nel Recovery Plan le opportunità che vengono dalle campagne: digitalizzazione delle aree rurali, recupero terreni abbandonati, foreste urbane per mitigare l’inquinamento in città, invasi nelle aree interne per risparmiare l’acqua, chimica verde e bioenergie per contrastare i cambiamenti climatici e interventi specifici nei settori deficitari dai cereali all’allevamento, dalla quarta gamma fino all’olio di oliva. E sto parlando solo di alcuni dei progetti strategici elaborati dalla Coldiretti insieme a Filiera Italia per la crescita sostenibile a beneficio del sistema Paese. Bisogna ripartire dai nostri punti di forza e l’Italia è prima in Europa per qualità e sicurezza dell’alimentazione, nella quale è possibile investire per dimezzare la dipendenza alimentare dall’estero. Il rilancio del Paese passa dalla capacità di riuscire finalmente a sfruttare le risorse culturali, paesaggistiche e ambientali che offrono enormi opportunità all’agricoltura di qualità, all’enogastronomia e al turismo. Ma occorre superare i ritardi infrastrutturali per favorire il trasporto delle merci fra le regioni d’Italia e verso il resto d’Europa e il mondo per via marittima e ferroviaria in alta velocità con una rete di snodi composta da aeroporti, treni e cargo».

Nel Next Generation Eu un ruolo determinante è affidato alla transizione digitale. Che cosa propone Coldiretti per la riscrittura del Recovery Plan nell’ambito della cosiddetta “digitalizzazione delle campagne”?

«L’argomento è vastissimo e complesso. Pensi che quasi 1 famiglia su 3 (32%, ndr) che vive nelle aree rurali non dispone di una connessione a banda larga. Facciamo i conti ogni giorno con insostenibili ritardi sulle infrastrutture telematiche ed è quindi strategico superare il digital divide che spezza il Paese fra zone servite dalla banda larga e altre invece no, per far esplodere le enormi risorse che il territorio può offrire. Bisogna accelerare la transizione digitale. La disponibilità di accessi Internet ad alta capacità è importante per ridurre l’isolamento delle aree rurali e al tempo stesso rendere più efficaci le misure anticontagio. Proprio per superare il digital divide tra città e campagne portando la banda ultralarga nelle aziende e sostenere il grande potenziale di innovazione del settore a beneficio della ripresa economica del Paese, come Coldiretti abbiamo firmato l’accordo con Tim e Bonifiche Ferraresi. L’emergenza Covid ha fatto emergere la strategicità della digitalizzazione del Paese a sostegno anche della competitività del Made in Italy agroalimentare, dal commercio elettronico all’ottimizzazione dei processi, per ottenere un incremento di produttività accompagnata dalla riduzione dei costi e a favore della sostenibilità ambientale. L’intesa vuole dare forte impulso al processo di digitalizzazione delle aree interne e rurali al fine di favorire l’adozione di applicazioni innovative che si avvalgono delle potenzialità della fibra e dei servizi connessi a supporto delle imprese agroalimentari che producono, trasformano e commercializzano beni e servizi essenziali anche grazie alla rete dei Consorzi Agrari. L’agricoltura 4.0 rappresenta uno strumento strategico per l’economia post Covid, con l’obiettivo di coinvolgere entro due anni il 10% della superficie coltivata in Italia. Inoltre, l’accordo prevede che Tim, attraverso il programma Operazione Risorgimento Digitale con l’obiettivo di diffondere la cultura digitale nel Paese, organizzi seminari e momenti di formazione professionale agli associati Coldiretti per favorire l’apprendimento dei processi di digitalizzazione del settore».

Insomma, sembra che le idee non manchino…

«Certamente no. Un altro esempio di transizione digitale è il Portale del Socio della Coldiretti con la creazione di Demetra, il primo sistema integrato per la gestione online dell’azienda agricola con lettura in tempo reale dello stato di salute delle coltivazioni, dati su previsioni meteo e temperature, fertilità dei terreni e stress idrico che saranno ulteriormente potenziati proprio grazie all’intesa con Tim. L’accordo punta anche alla valorizzazione del commercio elettronico attraverso la Piattaforma di Coldiretti Campagna Amica, la grande rete di vendita diretta con oltre 1.200 mercati sparsi nella penisola che sta allargando la sua azione anche alle piattaforme digitali di e-commerce. L’intesa contribuirà inoltre a elaborare nuove soluzioni per abbattere il carico burocratico che pesa sulle imprese e a rafforzare il ruolo della blockchain nella tracciabilità dei cibi. Dalla spesa online a chilometri zero alle vacanze connesse anche nei più piccoli borghi della Penisola, dalla tracciabilità degli alimenti dal campo alla tavola con la blockchain al risparmio dell’acqua e dell’uso della chimica nelle coltivazioni, fino al taglio della burocrazia che grava sulle imprese, sono solo alcune delle nuove opportunità offerte dall’accordo. Il pesante ritardo accumulato nelle aree rurali va colmato per poter utilizzare al meglio nelle campagne tutto il potenziale delle nuove tecnologie: dai droni che verificano in volo lo stato delle colture ai sistemi informatizzati di sorveglianza per irrigazioni e fertilizzanti fino all’impiego di trappole tecnologiche contro i parassiti».

 

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