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Incentivi e bancabilità: costruire un’impresa finanziabile

Marco Bartolelli

Marco Bartolelli

economista e consulente senior attivo nei campi dell’economia sociale e circolare, della sostenibilità e dello sviluppo territoriale. Si occupa di progettazione strategica, fondi europei, innovazione organizzativa e valorizzazione dei territori, con particolare attenzione ai temi dell’agricoltura, dell’ambiente, della cultura e della governance dei sistemi complessi. È Vice Direttore del Dipartimento Management, Finanza Sostenibile ed economia circolare del Consorzio Universitario Humanitas
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Per molte imprese la finanza agevolata entra in gioco quando compare una misura interessante: un bando, un credito d’imposta, un contributo destinato a sostenere un investimento già programmato. È un punto di partenza frequente, soprattutto nelle piccole e medie imprese, dove le decisioni di investimento devono fare i conti con risorse limitate e con la necessità di utilizzare al meglio tutte le opportunità disponibili.

La presenza di un incentivo rappresenta però soltanto una parte della costruzione finanziaria del progetto. Un investimento richiede risorse proprie, spesso credito bancario, talvolta garanzie o altri strumenti finanziari, e soprattutto una valutazione attendibile dei tempi, dei fabbisogni e degli effetti che produrrà sulla gestione dell’impresa.

Quando queste componenti vengono esaminate insieme, la finanza agevolata assume una funzione diversa. Il contributo pubblico può ridurre l’esborso complessivo, alleggerire il fabbisogno finanziario, migliorare l’equilibrio dell’operazione e, in alcuni casi, contribuire al rafforzamento patrimoniale dell’impresa. La sua efficacia dipende quindi dal progetto nel quale viene inserito e dal rapporto con le altre fonti utilizzate per sostenerlo.

Un programma di sviluppo può essere finanziato attraverso una combinazione di mezzi propri, credito bancario, garanzie pubbliche, crediti d’imposta, strumenti per l’internazionalizzazione e, per alcune imprese, forme di finanza alternativa. La composizione cambia in funzione della dimensione dell’investimento, della situazione economica e patrimoniale dell’azienda, dei tempi previsti per il ritorno e della capacità di assorbire nuovo indebitamento.

Nel programma di Next Generation Business, SEF porta a Napoli questa lettura, con un intervento dedicato agli incentivi come componente della struttura finanziaria dell’impresa e al loro rapporto con l’accesso al credito. Tra gli strumenti richiamati figurano crediti d’imposta, garanzie pubbliche, minibond, basket bond e misure SIMEST per l’internazionalizzazione.

Dal progetto alle fonti finanziarie

Consideriamo un’impresa che intende ampliare la propria capacità produttiva. Il programma può comprendere nuovi macchinari, tecnologie digitali, interventi sugli immobili, formazione e un aumento del capitale circolante necessario per sostenere una maggiore attività commerciale.

Il costo dell’investimento rappresenta soltanto una parte del fabbisogno. L’impresa deve stimare quando saranno effettuati i pagamenti, quanto tempo servirà prima che l’investimento produca nuovi ricavi, quali risorse potranno essere coperte con mezzi propri e quale quota dovrà essere finanziata. Se la crescita comporta un aumento delle scorte o tempi di incasso più lunghi, anche questi elementi entrano nella valutazione.

Un credito d’imposta può migliorare l’economia dell’operazione, ma il suo effetto concreto dipende dai tempi e dalle modalità con cui potrà essere utilizzato. Una garanzia pubblica può facilitare il ricorso al credito e incidere sulle condizioni alle quali viene concesso. In programmi di dimensione maggiore possono essere valutate anche forme di finanza alternativa, mentre un progetto di espansione sui mercati esteri può trovare sostegno negli strumenti dedicati all’internazionalizzazione.

La scelta richiede quindi una lettura complessiva dell’investimento. L’ammissibilità a una misura agevolativa va considerata insieme alla capacità di rimborso, all’equilibrio finanziario, ai flussi di cassa previsti e alla sostenibilità dell’eventuale nuovo indebitamento. Lo stesso progetto può presentare caratteristiche molto diverse a seconda di come vengono distribuite nel tempo le fonti e gli impieghi.

Per una PMI questo aspetto è particolarmente rilevante. La decisione di investire può nascere in un momento, la ricerca dell’incentivo in un altro e il confronto con la banca ancora più avanti. Gli interlocutori possono essere diversi e ciascuno tende naturalmente a guardare il progetto dal proprio punto di vista. Il risultato può essere una sequenza di decisioni corrette prese separatamente, senza che nessuno abbia costruito una rappresentazione unitaria dell’operazione.

Una maggiore integrazione consente invece di valutare fin dall’inizio il fabbisogno finanziario complessivo e di distribuire le fonti in modo coerente con i tempi dell’investimento. In questo modo diventa più semplice comprendere quanto capitale proprio sarà necessario, quale quota potrà essere coperta dal credito e quale contributo potranno offrire gli strumenti agevolativi.

La situazione finanziaria dell’impresa incide naturalmente sulla soluzione. Un’azienda con una struttura patrimoniale solida e una buona capacità di generare cassa dispone di maggiori margini nella scelta delle fonti. Un’impresa che presenta già un livello elevato di indebitamento dovrà invece valutare con maggiore attenzione l’effetto di nuovi impegni finanziari.

Anche la natura del progetto conta. L’acquisto di un impianto produttivo presenta tempi, garanzie e prospettive diverse rispetto a un investimento destinato all’internazionalizzazione o alla crescita attraverso acquisizioni. Per questo la disponibilità di una misura agevolativa non può essere separata dalla valutazione economica e finanziaria dell’intervento che dovrebbe sostenere.

Inserire la finanza agevolata già nella fase di progettazione permette di costruire con maggiore precisione il quadro delle fonti e degli impieghi. La misura disponibile viene così valutata per il contributo che può offrire all’operazione concreta, tenendo conto della liquidità necessaria, dei tempi di utilizzo e dell’effetto sulla struttura finanziaria e patrimoniale dell’impresa.

Dal dossier agevolativo al fascicolo bancario

La preparazione di una domanda di agevolazione richiede normalmente una descrizione accurata dell’investimento, dei suoi obiettivi, dei costi, dei tempi di realizzazione e della situazione economica e finanziaria dell’impresa. Nei progetti più strutturati occorre anche rappresentare le previsioni economiche, le fonti di copertura, gli effetti attesi sulla gestione e la capacità dell’azienda di portare a termine il programma.

Una parte importante di queste informazioni è necessaria anche quando l’impresa chiede alla banca di finanziare lo stesso investimento.

Il piano degli investimenti, il fabbisogno finanziario, le previsioni dei flussi, la struttura delle fonti e gli effetti attesi sulla gestione appartengono infatti alla storia dello stesso progetto. Il soggetto che li esamina utilizzerà criteri propri, ma la qualità dei dati e la coerenza delle previsioni restano elementi centrali.

Un dossier costruito con attenzione per l’accesso a un incentivo può quindi diventare anche la base del fascicolo utilizzato nel confronto con la banca. È uno dei passaggi centrali previsti nel contributo SEF a Napoli.

Per l’impresa significa valorizzare meglio il lavoro preparatorio già svolto. Un progetto costruito su dati attendibili, ipotesi realistiche e una struttura finanziaria chiara produce un patrimonio informativo che può essere utilizzato nella domanda di agevolazione, nel confronto con il sistema bancario, nella richiesta di una garanzia o nella valutazione di altre forme di finanziamento.

Questo patrimonio diventa particolarmente utile quando l’investimento richiede più fonti contemporaneamente. La banca deve conoscere l’entità dell’agevolazione prevista, i tempi con cui potrà essere utilizzata e la quota che resterà a carico dell’impresa. L’ente che gestisce una misura può richiedere la dimostrazione della copertura finanziaria del programma. L’impresa, a sua volta, deve sapere se dispone della liquidità necessaria per sostenere le fasi iniziali dell’investimento.

Una progettazione finanziaria accurata consente di affrontare questi passaggi con maggiore coerenza, perché le diverse interlocuzioni partono da una base comune. Cambiano i documenti richiesti e le modalità di valutazione, mentre restano stabili il progetto industriale, il fabbisogno e le informazioni economiche che lo descrivono.

La qualità della progettazione acquista in questo modo un valore che supera la singola misura. Un’impresa che conosce con precisione il proprio fabbisogno, dispone di previsioni aggiornate e sa rappresentare gli effetti attesi dall’investimento si presenta con maggiore chiarezza davanti ai diversi interlocutori finanziari.

In un sistema di incentivi complesso e in continua evoluzione, conoscere le misure disponibili rimane essenziale. La competenza sugli strumenti produce risultati migliori quando viene collegata alle decisioni di investimento e alla struttura finanziaria necessaria per sostenerle. Per molte PMI questo significa anche superare una frammentazione che porta a discutere separatamente di bando, banca e progetto, pur trattandosi di aspetti che incidono sullo stesso equilibrio aziendale.

La capacità di ricondurre queste scelte a una lettura unitaria consente di programmare meglio le fonti, valutare gli effetti sulla liquidità e utilizzare con maggiore consapevolezza gli strumenti disponibili. Permette anche di individuare per tempo eventuali squilibri tra i tempi dell’investimento e quelli della copertura finanziaria, evitando che un progetto economicamente valido generi tensioni semplicemente perché le risorse arrivano in momenti diversi rispetto ai pagamenti da sostenere.

In questo quadro acquista significato il concetto di impresa finanziabile utilizzato nel piano SEF. L’impresa finanziabile è quella che riesce a rappresentare con chiarezza i propri progetti, quantificare i fabbisogni, programmare le fonti e fornire informazioni attendibili sulla propria situazione e sulle prospettive dell’investimento. È il posizionamento che SEF intende portare a Napoli, collegando esplicitamente incentivi e bancabilità.

Essere finanziabili riguarda quindi anche la capacità di prepararsi prima dell’incontro con il singolo finanziatore. Significa conoscere il progetto nelle sue componenti economiche e finanziarie, sapere quali risorse serviranno nei diversi momenti e costruire una documentazione capace di rappresentare l’investimento in modo coerente. Questa preparazione rende più efficace l’accesso agli incentivi e più ordinato il dialogo con il sistema del credito.

Next Generation Business, organizzato da Revilaw, inserisce questi temi in un percorso più ampio dedicato agli assetti dell’impresa, alla legalità, alla sostenibilità, al credito e alle opportunità di sviluppo. SEF Consulting parteciperà all’appuntamento del 2 ottobre con il contributo di Errico Formichella sulla finanza agevolata e innovativa.

L’intervento sarà dedicato al modo in cui incentivi e altri strumenti finanziari possono essere inseriti in una struttura coerente con il progetto dell’impresa, mettendo in relazione investimento, fabbisogno finanziario e accesso alle risorse necessarie per realizzarlo. La prospettiva è quella di una finanza agevolata pienamente integrata nelle decisioni di sviluppo dell’impresa e capace di dialogare con il credito, anziché essere utilizzata come elemento separato dal resto della progettazione finanziaria.

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“La nostra mission consiste nel dotare i lettori di un magazine in grado di decifrare il vasto mondo della gestione d’impresa grazie a contenuti d’eccezione e alla collaborazione con enti pubblici e privati.”

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