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Il settore agroalimentare rappresenta una delle quote più consistenti, se non la principale, delle esportazioni italiane. Un vero è proprio alfiere del Made in Italy, il fiore all’occhiello che tutto il mondo ci invidia.
di Fulvio Lombardo
Ma come è stato possibile che prodotti come il “Parmigiano Reggiano” o come il “Prosecco”, abbiano raggiunto gli angoli più impensabili della terra. Qual è stata la chiave di volta che ha consentito alle prelibatezze del Made in Italy di guadagnarsi la riconoscibilità internazionale e la vetrina dei mercati esotici?
La risposta non può essere univoca e certamente non basterebbero poche righe per spiegare un successo, oramai, ultradecennale ma di sicuro, il diffuso apprezzamento per la qualità e per la bontà dei prodotti italiani, ha contribuito, indubitabilmente, a costruire una robusta, robustissima, considerazione del Made in Italy, specie per il settore agroalimentare.
Il fenomeno fieristico
Certamente, la diffusione del fenomeno fieristico, specie quello di carattere internazionale, ha dato la stura ad un incremento considerevole della portata comunicativa del brand “Italia”, assumendo, difatti, un’importanza centralissima per veicolare e promuovere le eccellenze agroalimentari italiane.
Negli ultimi anni, manifestazioni quali le italiane Tuttofood o Cibus hanno rappresentato una fondamentale vetrina internazionale per il comparto agroalimentare del Belpaese, essendo fiere di riferimento internazionale del settore, fornendo, pertanto, una visibilità dalle potenzialità infinite. Poi ancora, eventi fieristici di caratura globale quali Fancy Food, manifestazione statunitense itinerante specializzata nell’agroalimentare, a cui fa il paio SIAL Middle East, espressione della nuova e centralissima frontiera fieristica degli Emirati arabi Uniti, hanno contribuito alla diffusione delle eccellenze italiane nel mondo, producendo, difatti, un incremento considerevole e significativo del generale apprezzamento nei confronti del Made in Italy. In aggiunta, la presenza di buyer ed operatori di settore proveniente da tutto il mondo, consente di auspicare un ampliamento dei propri interlocutori economici, potendo potenzialmente diversificare, in questo modo, il proprio mercato di sbocco.
Le prospettive
Con questi presupposti, pare fuori dubbio affermare che, per quanto riguarda le imprese italiane impegnate nel comparto “food”, investire in questo tipo di manifestazioni possa rappresentare un trampolino economico, un investimento dall’esito assicurato capace di proiettare le aziende in una dimensione extra-nazionale o, per giunta, globale.
L’esposizione e la visibilità concentrate in questa tipologia di eventi internazionali sono foriere, come è possibile immaginare, di nuove opportunità di mercato e di nuove relazioni economiche, le quali si traducono, ipso facto, in un incremento del volume d’affari, garantendo, non solo, la sostenibilità dell’investimento ma anche un’occasione di crescita e di sviluppo aziendale. In sintesi, una condizione necessaria per l’internazionalizzazione.
