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Sono sempre più numerosi i negozi di vicinato che utilizzano con soddisfazione i servizi di delivery locale, diffondendo un nuovo modello di business sostenuto da semplici tecnologie digitali.
di Alessandro Battaglia Parodi
È ormai evidente che la pandemia lascerà segni permanenti nel tessuto economico al dettaglio, in special modo in quello degli esercizi commerciali, decimati da chiusure, fallimenti e da drammatiche riduzioni d’organico.
Un ridimensionamento obbligato che ha comportato un ritorno ad antiche modalità di contatto con il cliente e alla riattivazione di quelle leziosissime ma rassicuranti modalità di relazione che erano proprie della vecchia bottega. Sono infatti i piccoli negozi di prossimità ad aver incredibilmente beneficiato della pandemia.
Con l’emergenza Covid il negozio di quartiere ha del resto subìto una rapidissima evoluzione che lo ha fatto tornare a essere un luogo vitale per la comunità. Ma con l’aggiunta di qualità del tutto nuove e impensabili soltanto un anno fa.
Non che il susseguirsi di lockdown abbia risparmiato le tradizionali botteghe di quartiere, ma sicuramente il grado di resistenza qui è stato superiore che altrove. Il perché è presto detto: ci sono minori spese per i piccoli esercizi, spesso a conduzione famigliare, c’è un maggior radicamento sul territorio e soprattutto c’è l’impossibilità per i clienti di muoversi troppo lontano dalla propria dimora. Queste variabili hanno concorso, insieme, a rendere le botteghe più pronte a reagire alla situazione di calamità. E le hanno incoraggiate a proporre nuove formule per intercettare le mutate esigenze dei clienti, finendo così per fidelizzarli meglio.
Il social che aiuta il piccolo commercio
Sono stati tanti i piccoli negozianti che in questi strani mesi hanno utilizzato WhatsApp per “scaldare” la relazione con il cliente. Il macellaio di fiducia che propone al manager segregato in smart working una «sottopaletta bellissima, è solo per te», oppure il verduraio che offre alla signora che non passa da un po’ una «splendida zucca mantovana» concludendo il messaggio con un rassicurante «la tengo da parte e gliela la faccio portare dal garzone», sono solo piccoli esempi di una calda quotidianità fatta di messaggi amical-commerciali sul grande social verde. E che hanno funzionato a dovere, a giudicare dalle statistiche.
Una ricerca redatta da Enpaia (Ente di previdenza per gli addetti e gli impiegati in agricoltura) rivela che la spesa alimentare domestica è sensibilmente cresciuta durante la pandemia, con un boom delle vendite (+31%) realizzate presso i negozi di prossimità. E lo scorso maggio, in pieno lockdown e con le vendite online che andavano a tutta birra, ben il 63% degli italiani desiderava ancora acquistare nel negozio fisico (dati GfK).
Sicurezza e tecnologie a braccetto
Oltre all’umanità e al calore delle relazioni nel negozio di fiducia, le rilevazioni GfK indicavano un elemento importante per attirare nuovamente i consumatori in negozio, quello della sicurezza. Il 68% degli italiani dichiarava infatti di voler frequentare solo esercizi in grado di garantire le massime condizioni di igiene e protezione. E per garantire il massimo livello di sicurezza l’unica soluzione è quella del recapito diretto presso l’abitazione del cliente, il cosiddetto “delivery di prossimità”. Né più né meno di quanto accade con Amazon Prime o con le grandi insegne della Gdo, ma anche con le piattaforme di consegna di cibi pronti a domicilio come Deliveroo, Glovo o JustEat.
Ecco così che hanno iniziato a nascere un po’ dappertutto le prime soluzioni di corriere urbano dell’ultimo miglio, vale a dire piattaforme digitali che consentono di impiegare un servizio di consegna con rider, pony o piccoli furgoni. Servizi come PonyU, che oggi è operativo in 27 città su tutto il territorio nazionale, sono nati un po’ ovunque e offrono il vantaggio di vedersi recapitare l’ordine in tempi brevi, scegliendo addirittura i tempi di consegna, anche istantanei.
Il modello di business di questo e di altri servizi basati su app è che la consegna parte dal negozio di prossimità senza dover passare da un magazzino centrale, riducendo quindi i tempi di trasporto e consentendo il commercio e la distribuzione rapidissima dei prodotti cosiddetti “freschi” e “freschissimi”.
Non solo le grandi città
Il successo del delivery di prossimità sta conquistando anche i centri minori, dove non è difficile trovare piccole startup che permettono ai negozi di vicinato di sfruttare la potenza digitale per raggiungere la clientela. E così, dopo le esperienze orobiche di Ristora Bergamo e Bergamo Smart Shopping, anche Ferrara, Bologna e Piacenza hanno un loro canale di vendita online con servizio di consegna, CommercioVirtuoso.it, dedicato a tutte quelle attività costrette alla chiusura per effetto dell’emergenza. Ma anche Cremona con l’iniziativa di delivery di prossimità nata in seno al progetto Pro Cremona.
Un trend che si sta allargando ora anche ai piccoli comuni, come quello di Volpiano, nell’hinterland torinese, che ha finanziato il progetto Vicinato.shop, un e-commerce di prossimità volto a risollevare le sorti del piccolo commercio cittadino.
In sostanza, anche nei luoghi più lontani dal grande business, quelli meno battuti dalla grande distribuzione, lo sviluppo delle nuove tecnologie digitali ha aumentato il potere di scelta dell’utente finale ma ha al contempo fornito ai commercianti al dettaglio diverse opportunità per informare il cliente e farlo affezionare con offerte, piccoli consigli e coccole rassicuranti.
E laddove è saltato il nodo logistico che permetteva economie di scala nella catena distributiva delle merci, sorge ora un nuovo modello di business che fa della prossimità il nucleo fondante della velocità della consegna, della sua economicità, della genuinità e, infine, della qualità erogata al cliente finale.
Un modello emergente a cui sta guardando con sempre minore diffidenza anche la grande distribuzione organizzata.
