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Horizon Europe accelera: altri 500 milioni tra biodiversità, IA e mercato

Alessandra Carlo

Alessandra Carlo

Laureata in Giurisprudenza all'Università Cattolica del Sacro Cuore con esperienze maturate nell'ambito della professione forense. Fa parte del Centro Studi di Sef Consulting
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La Commissione europea aggiunge 500 milioni di euro al programma Horizon Europe per il biennio 2026-2027. Ma dietro l’incremento delle risorse c’è qualcosa di più significativo: due nuove grandi call trasversali: una dedicata alla trasformazione “nature-positive” dell’economia e l’altra pensata per accompagnare ricerca e innovazione europee verso il programma post-2027. Con un messaggio sempre più evidente che punta a trasformare la ricerca in tecnologie, imprese, competenze e capacità industriale.

La cifra è importante ma rischia di nascondere la parte più interessante della notizia. Il 29 settembre la Commissione europea ha annunciato 500 milioni di euro aggiuntivi per Horizon Europe, il programma quadro dell’Unione per ricerca e innovazione. Il budget complessivo del programma di lavoro 2026-2027 arriva così a circa 14,8 miliardi di euro.

Bruxelles amplia il perimetro del programma introducendo due nuove call orizzontali: Transformative Change Towards a Nature-Positive Economy and Society, dotata di 237 milioni di euro, e Bridging Actions 2027, finanziata con 260 milioni.

Dalla biodiversità alla competitività

La prima delle due call mette a disposizione 237 milioni di euro per 11 azioni di ricerca e innovazione legate alla biodiversità. Ma sarebbe riduttivo interpretarla come una misura esclusivamente ambientale. La Commissione lega infatti la transizione verso un’economia “nature-positive” alla competitività europea, alla resilienza economica, alla sicurezza dell’approvvigionamento e all’autonomia strategica. Il programma comprende temi che vanno dagli effetti dei PFAS sulla biodiversità all’impatto delle industrie digitali e pulite sugli ecosistemi, dal ripristino degli habitat al monitoraggio della biodiversità, fino alla ricerca all’intersezione tra salute degli ecosistemi e salute umana secondo l’approccio One Health.

Una delle caratteristiche più evidenti della nuova impostazione europea è proprio questa progressiva scomparsa delle vecchie frontiere tra politiche ambientali, politiche industriali e innovazione. Biodiversità, acqua, energia, materiali, digitalizzazione e competitività non vengono più trattati come dossier indipendenti ma come parti del medesimo problema.

La Commissione collega la nuova call al Nature Restoration Regulation, al Clean Industrial Deal, alla strategia europea sulla resilienza idrica, all’Ocean Pact e alle politiche per la gestione del rischio incendi. L’obiettivo dichiarato è anche contribuire al target che destina alla biodiversità il 10% della spesa prevista dal Piano strategico Horizon Europe 2025-2027.

Il vero segnale arriva dalle “Bridging Actions”

Ancora più interessante, in prospettiva, è la seconda linea. I 260 milioni di euro delle Bridging Actions 2027 non guardano semplicemente alla chiusura dell’attuale Horizon Europe: servono esplicitamente a preparare il passaggio verso il programma europeo di ricerca e innovazione 2028-2034 e il suo rapporto con il futuro European Competitiveness Fund.

La Commissione introduce il concetto di “innovation to investment journey”, cioè un percorso che dovrebbe ridurre la distanza tra il risultato di una ricerca e il suo arrivo sul mercato. È probabilmente uno dei nodi più importanti della politica industriale europea degli ultimi anni: l’Europa continua a produrre ricerca di elevato livello ma incontra maggiori difficoltà quando deve trasformare quell’innovazione in imprese scalabili, produzione industriale e leadership di mercato. Le Bridging Actions cercano di intervenire proprio su questa zona di confine.

Le 16 azioni previste toccano tecnologie avanzate e settori con forte potenziale applicativo: piattaforme digitali basate sull’intelligenza artificiale per rendere il sistema energetico europeo più efficiente e sicuro, mobilità autonoma nelle città, infrastrutture di ricerca e tecnologia, nuovi strumenti per far crescere le competenze delle PMI innovative e sistemi avanzati per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Tra i temi compare perfino una EU AI Media Platform pensata come infrastruttura modulare e multilingue al servizio delle notizie e dei contenuti audiovisivi europei. È un esempio significativo di quanto l’IA stia diventando trasversale alle politiche comunitarie uscendo dal solo perimetro tecnologico per entrare nell’energia, nella mobilità, nei media e nei servizi.

Non più soltanto ricerca

Per anni i programmi europei hanno parlato soprattutto di ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico. Ora ricorrono sempre più frequentemente parole come competitività, autonomia strategica, commercializzazione e investimento. È un segnale di come Bruxelles stia tentando di ridurre quella distanza tra laboratorio e mercato che costituisce uno dei problemi strutturali dell’ecosistema europeo dell’innovazione.

Anche l’ulteriore sostegno alla New European Bauhaus Academy va nella medesima direzione. Il programma rafforzerà le attività di aggiornamento e riqualificazione delle competenze nel settore delle costruzioni collegando innovazione tecnologica, sostenibilità, materiali, formazione e trasformazione industriale.

I numeri di Horizon Europe

Insieme all’annuncio dei nuovi fondi la Commissione ha pubblicato due rapporti che permettono di misurare le dimensioni raggiunte da Horizon Europe. Dal 2021 il programma ha assegnato circa 61 miliardi di euro in sovvenzioni, ai quali si aggiungono 1,3 miliardi di euro di investimenti in equity, finanziando quasi 23.000 progetti. Sono coinvolte oltre 34.000 organizzazioni tra cui circa 20.000 imprese. Il settore privato ha ricevuto complessivamente più di 11 miliardi di euro mentre università e centri di ricerca rimangono i principali destinatari dei finanziamenti.

C’è anche un indicatore meno economico ma particolarmente significativo: i progetti Horizon Europe hanno prodotto più di 32.300 pubblicazioni scientifiche sottoposte a peer review e stanno sostenendo oltre 151.000 ricercatori nelle prime fasi della carriera, tra dottorandi e post-doc.

Il 55% dei beneficiari è nuovo. Ma c’è un problema

Il secondo rapporto pubblicato dalla Commissione contiene il dato più interessante per chi si occupa concretamente di progettazione europea. Il 55% dei beneficiari di Horizon Europe è costituito da soggetti che non avevano precedentemente partecipato ai programmi europei di ricerca e innovazione. E circa due terzi di questi nuovi partecipanti sono imprese.

È un dato rilevante perché contraddice almeno in parte l’idea di Horizon Europe come circuito completamente chiuso, accessibile soltanto ai grandi attori che da anni partecipano ai programmi comunitari.

Ma il rapporto segnala anche l’altra faccia del problema: il nuovo partecipante tende a prendere parte mediamente a un solo progetto, mentre le organizzazioni che hanno maggiore esperienza riescono spesso a ottenere più finanziamenti. L’accesso quindi si sta ampliando. La capacità di trasformare il primo progetto europeo in una presenza stabile nell’ecosistema Horizon resta invece molto più diseguale.

Cinquecento milioni che guardano già al 2028

La notizia dei 500 milioni aggiuntivi può essere letta come un semplice rafforzamento finanziario di Horizon Europe. In realtà dice qualcosa di più. L’Unione sta già utilizzando gli ultimi anni dell’attuale programma per sperimentare il modello che intende portare nel prossimo ciclo: call sempre più trasversali, meno separate per compartimenti disciplinari, più vicine alle priorità industriali e con un collegamento più esplicito tra ricerca, investimento e mercato. Biodiversità e intelligenza artificiale, competenze e infrastrutture, energia e media possono così ritrovarsi all’interno dello stesso disegno.

La ricerca resta il punto di partenza ma il nuovo obiettivo europeo sembra ormai essere ciò che viene dopo: riuscire a trasformare più rapidamente conoscenza e tecnologia in capacità produttiva, nuove imprese, lavoro qualificato e autonomia industriale.

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“La nostra mission consiste nel dotare i lettori di un magazine in grado di decifrare il vasto mondo della gestione d’impresa grazie a contenuti d’eccezione e alla collaborazione con enti pubblici e privati.”

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