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L’Europa, con le call Erasmus+ “European Policy Experimentations” 2026, non finanzia semplici progetti ma chiede sperimentazioni capaci di cambiare i sistemi. Dieci topics tra scuola, VET, competenze degli adulti e trasformazione digitale puntano a testare soluzioni in contesti reali, misurarne l’impatto, valutarne la sostenibilità economica e indicare le condizioni per portarle a scala nelle politiche pubbliche. Un’occasione concreta per chi lavora sull’educazione come infrastruttura di competitività e coesione, e vuole trasformare buone pratiche in modelli replicabili.
C’è un tratto comune che rende particolarmente interessanti le call Erasmus-edu-2026-pol-exp: non finanziano “progetti vetrina” ma sperimentazioni capaci di produrre evidenze, strumenti operativi e condizioni di scalabilità. In altre parole l’Europa chiede di testare soluzioni in contesti reali, misurarne l’impatto, capire cosa funziona e perché e consegnare ai decisori pubblici modelli replicabili. Per chi lavora tra scuola, formazione professionale, competenze degli adulti e trasformazione digitale è un’occasione concreta per incidere.
10 call per le Policy Experimentations
Le call sono dieci (Topic T01–T10) e condividono un’impostazione molto chiara: consorzi transnazionali, risultati misurabili, trasferibilità tra Paesi e “policy uptake” come obiettivo finale. Il finanziamento è in lump sum con tasso di contributo dell’80% e tetto massimo richiedibile per progetto pari a 1 milione di euro (il contributo assegnato può essere inferiore). È richiesta la costruzione di partenariati solidi, con almeno cinque beneficiari di almeno tre Paesi ammissibili, e con una logica multi-attore coerente con il tema della sperimentazione.
Una questione di innovazione educativa
Il digitale, in quest’ambito, non è una parola ombrello ma copre tre snodi distinti che, messi insieme, descrivono la filiera reale dell’innovazione educativa. Da un lato c’è il tema dei contenuti didattici digitali che spesso esistono ma non vengono adottati o restano marginali: il topic Digital-content lavora proprio sul perché accade e su come costruire criteri di qualità e processi decisionali “praticabili” per docenti, formatori e dirigenti, producendo strumenti e modelli validati sul campo. Dall’altro lato c’è l’idea di percorsi personalizzati supportati da ai, centrati sulle competenze di base in scuola e initial vet: il topic Digital-bs non chiede di “usare l’AI” ma di dimostrare in quali condizioni i percorsi personalizzati migliorano i risultati, come riducono le disuguaglianze e come possono essere portati a scala senza diventare sperimentazioni isolate. Il terzo snodo è la governance etica dell’ai: il topic Digital-ethicsai spinge verso partenariati pubblico-privati strutturati per progettare e utilizzare strumenti AI in modo affidabile e coerente con i valori europei, con consegne operative molto concrete come framework pronti all’uso, toolkit di coinvolgimento degli stakeholder e casi d’uso accompagnati da evidenze.
La questione della coesione sociale
Accanto al digitale la call mette le competenze di base al centro come nuova infrastruttura della coesione sociale e della competitività. Il Topic dedicato alla school education e all’educazione della prima infanzia punta a ridurre l’underachievement con approcci “whole-school/whole-system”, quindi con pacchetti di misure che possono includere tutoring mirato, diagnostica, pedagogie evidence-based, recupero e tempo aggiuntivo, strumenti digitali e blended, alleanze con famiglie e comunità e supporto nelle transizioni. La richiesta implicita è netta: non basta fare attività, serve misurarne l’impatto e la costo-efficacia e soprattutto spiegare quali condizioni rendono possibile lo scaling attraverso politiche pubbliche. Lo stesso problema viene portato dentro l’istruzione e formazione professionale dove spesso il curriculum è assorbito dalle competenze job-specific e le competenze di base diventano “invisibili”: il topic Vet-bs chiede di dimostrare come literacy, numeracy, scienze, digitale e cittadinanza possano essere integrate nei contesti pratico-lavorativi coinvolgendo anche i trainer aziendali con metodologie e materiali adatti al learning-by-doing.
Comparabilità, mobilità, integrazione dei sistemi e micro-credenziali
Per chi lavora su mobilità, comparabilità e integrazione dei sistemi, il topic Vet-qualifications è uno dei più strategici. L’obiettivo è rendere le qualifiche Vet più trasparenti e riconoscibili oltre i confini nazionali sostenendo programmi congiunti transnazionali, interi o parziali, con work-based learning e una “mobility window” strutturata nel curriculum. Qui la differenza è nella governance: senza il coinvolgimento delle autorità competenti per rilascio e riconoscimento fin dall’inizio, un programma congiunto rischia di restare un pilota non riconosciuto. Per questo la call spinge verso partnership che sappiano unire provider Vet, lavoro e istituzioni.
Il tema delle micro-credenziali e quello dell’apprendimento degli adulti sono trattati con un taglio molto “da ecosistema”, non da singolo corso. Il topic Micro-cred lavora su qualità, comparabilità, portabilità digitale e riconoscimento nel mercato del lavoro. Questo significa costruire meccanismi credibili di quality assurance, raccordo con servizi per l’impiego e social partners e strumenti come portfolio digitali che rendano le micro-credenziali davvero utilizzabili nelle transizioni professionali.
La formazione per gli adulti
In parallelo il topic Adult-empower affronta un nodo spesso sottovalutato: la motivazione degli adulti a tornare in apprendimento. L’approccio è di prossimità e fiducia portando l’offerta formativa in luoghi quotidiani e non stigmatizzanti come biblioteche, centri comunitari e culturali, luoghi di lavoro, servizi per l’impiego con integrazione di assessment, validazione e career guidance.
Il topic Adult-ps invece è la versione più “di sistema” dell’adult learning: sostiene le regional skills partnerships nel pact for skills e chiede di trasformare impegni in governance e azioni operative, dalla skills intelligence all’upskilling dei low-skilled e al reskilling in transizioni settoriali. È una call ideale per territori che vogliono strutturare un coordinamento stabile tra imprese, enti di formazione, università, servizi per l’impiego e autorità pubbliche.
Un’attenzione specifica: Stem
La call infine dedica un topic specifico ai centri Stem, ma l’idea non è “fare più Stem” ma costruire ecosistemi territoriali che sostengano innovazione educativa e inclusione nel tempo. Il topic School-stem finanzia “Stem education centres” come reti tra scuole e attori della comunità con attenzione alla formazione dei docenti, a metodologie inclusive, alla riduzione dei gap di genere e alla sostenibilità dei modelli di governance e funding. È un topic perfetto per territori che vogliono creare un’infrastruttura stabile per orientamento, competenze e attrattività delle carriere Stem.
Una nuova generazione di progettazione europea
Queste sperimentazioni sono un banco di prova per una nuova generazione di progettazione europea più vicina alla politica pubblica che alla “progettualità” fine a sé stessa, più orientata ai risultati che alle dichiarazioni di intenti. Il valore sta nella capacità di dimostrare che un modello funziona, che ha un costo “giusto”, che può essere adottato e che produce benefici replicabili. Per chi lavora seriamente su scuola, competenze e innovazione, è un terreno di gioco raro, ad altissimo potenziale di impatto.
