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Nei giorni scorsi Montepulciano ha ospitato l’incontro annuale del Gruppo di Contatto tra le associazioni vitivinicole di Francia, Italia e Spagna. Un appuntamento strategico per il settore, che ha visto protagoniste le principali realtà associative europee in un momento di confronto con le rispettive amministrazioni nazionali.
Diplomazia, risorse economiche, PAC, un dialogo serrato con USA e attenzione alla Cina. Partono da Montepulciano le linee guida per il futuro del sistema-vino. A delinearle, le principali associazioni vitivinicole nazionali (Alleanza delle Cooperative Italiane Agroalimentari, Assoenologi, CIA – Agricoltori Italiani, Coldiretti, Confagricoltura, Copagri, Federdoc, Federvini, FIVI, Unione Italiana Vini) e europee, riunitesi nell’annuale Gruppo di Contatto per delineare posizioni comuni sui principali temi di interesse per il comparto vitivinicolo.
Riconversione e resilienza: strumenti per il reddito agricolo e la diversificazione
Anche per questo le associazioni del vino guardano con attenzione ai prossimi appuntamenti in agenda a Bruxelles, dai colloqui in corso sul pacchetto vino al negoziato che si avvierà tra poche settimane tra i capi di stato e di governo sul bilancio UE post 2027. “Il pacchetto vino è una prima tempestiva risposta, che accogliamo con favore, ma ora più che mai il sostegno dell’UE al settore non deve essere messo in discussione. Il settore deve disporre di risorse adeguate, senza le quali non può esistere una politica vitivinicola europea in grado di rispondere alle sfide che i viticoltori europei si trovano ad affrontare – sostengono i membri delle associazioni – In particolare, il bilancio per la futura PAC deve tutelare i programmi vitivinicoli nazionali e il ‘pacchetto vino’ deve prevedere opportunità per sostenere le imprese vitivinicole che stanno soffrendo anche della crisi dei consumi e dei dazi doganali. Inoltre, il vino viene promosso come prodotto compatibile con uno stile di vita sano e si esprime fiducia nell’UE in vista della prossima riunione delle Nazioni Unite, prevista per settembre, affinché la dichiarazione politica sulle malattie non trasmissibili che verrà adottata non sia ostile alla sostenibilità economica e sociale del settore“.
L’appello all’Europa
Durante l’incontro, le associazioni hanno lanciato un forte appello alle istituzioni europee e ai governi nazionali affinché si adoperino per rilanciare il dialogo multilaterale con gli Stati Uniti e giungere a un accordo “zero for zero”. L’obiettivo è quello di eliminare i dazi doganali che stanno penalizzando le esportazioni del vino europeo, in un mercato già fortemente colpito dal calo dei consumi globali, dalle tensioni commerciali con la Cina e dall’instabilità geopolitica.
Le leve per il futuro
Il messaggio condiviso dalle associazioni è chiaro: il futuro economico, sociale e ambientale del comparto vitivinicolo europeo dipende dalla capacità dell’Unione Europea di garantire:
- una diplomazia efficace sui tavoli internazionali,
- un bilancio dedicato post-2027,
- e una Politica Agricola Comune (PAC) forte e adeguatamente finanziata.
Secondo le associazioni, il nuovo pacchetto vino in discussione a Bruxelles rappresenta un primo passo, ma non sufficiente: “Il settore deve disporre di risorse adeguate – è stato dichiarato – senza le quali non può esistere una politica vitivinicola europea capace di rispondere alle sfide attuali.”
La reputazione del vino
Le realtà associative hanno inoltre espresso preoccupazione per la prossima riunione ONU sulle malattie non trasmissibili, chiedendo all’UE di vigilare affinché le dichiarazioni politiche non compromettano la sostenibilità economica e sociale del vino, che da sempre è parte integrante della cultura alimentare europea.
Europa unita
Dal cuore della Toscana, i rappresentanti delle tre principali potenze vitivinicole europee rilanciano un messaggio comune: il vino europeo ha bisogno di una politica forte, visione internazionale e risorse certe. L’unità e il dialogo tra i Paesi produttori diventano fondamentali per difendere un settore che rappresenta non solo un asset economico, ma anche una parte essenziale dell’identità culturale del continente.
