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Con Horizon Europe l’Unione mette al centro la crisi economica dei media, il rapporto con i lettori e la trasformazione digitale. La call HORIZON-CL2-2027-01-DEMOCRACY-06 dispone di 12 milioni di euro e prevede progetti da 3,5 a 4 milioni.
La libertà dell’informazione ha un costo, questa è forse una delle questioni meno affrontate quando si parla di pluralismo, indipendenza editoriale e qualità del giornalismo. La domanda da porsi quindi è: chi paga perché un’informazione libera possa continuare a esistere?
Da tale questione, anche se formulata nel linguaggio dei programmi europei, parte HORIZON-CL2-2027-01-DEMOCRACY-06 – Individuare soluzioni incentrate sull’utente a supporto della libertà dei media informativi, la nuova call di Horizon Europe dedicata alla ricerca di soluzioni centrate sugli utenti per sostenere la libertà e la resilienza dei mezzi di informazione.
La misura rientra nel Cluster 2 di Horizon Europe, Culture, Creativity and Inclusive Society, nella destinazione dedicata a democrazia e governance con una dotazione complessiva di 12 milioni di euro. La Commissione considera adeguati progetti con un contributo europeo compreso indicativamente fra 3,5 e 4 milioni di euro prevedendo quindi, sulla base del budget disponibile, circa tre progetti finanziati.
Il problema non è soltanto la libertà di stampa
Il punto di partenza individuato dalla Commissione europea è molto concreto: i mezzi di informazione indipendenti sono considerati una componente essenziale delle democrazie perché informano i cittadini, favoriscono la partecipazione civica e svolgono una funzione di controllo nei confronti del potere.
Contemporaneamente però le redazioni giornalistiche sono sottoposte a una crescente pressione economica. A questa si aggiungono le trasformazioni prodotte dalle piattaforme digitali, la competizione per l’attenzione, l’aumento di contenuti non verificati o di bassa qualità e la progressiva frammentazione delle modalità attraverso cui le persone accedono alle notizie. La questione, quindi, non riguarda soltanto la censura o l’interferenza politica nel lavoro giornalistico.
Il vero focus va rintracciato in qualcosa di precedente: la possibilità materiale che determinate forme di giornalismo continuino a esistere. Produrre informazione originale costa giornalismo investigativo, seguire con continuità un territorio, verificare una notizia anziché riprenderla, mantenere una redazione, dedicare tempo e competenze a contenuti che non necessariamente generano milioni di visualizzazioni.
La Commissione richiama esplicitamente proprio i settori più esposti: media locali, giornalismo investigativo, informazione di interesse pubblico e riviste giornalistiche. Segnala inoltre fenomeni come la nascita di veri e propri “deserti informativi”, territori o gruppi sociali sempre meno coperti dai media, e la chiusura delle redazioni.
Da questo punto di vista la call è interessante perché sposta la domanda chiedendo implicitamente quale modello economico, tecnologico e sociale possa renderla sostenibile.
Capire prima di finanziare
HORIZON-CL2-2027-01-DEMOCRACY-06 è una call di ricerca e innovazione, e questo è fondamentale da tenere presente. Uno degli obiettivi principali è colmare la carenza di dati comparabili a livello europeo sul settore dell’informazione. Occorre capire come le persone consumano le notizie, online e offline, come cambiano i comportamenti delle diverse fasce della popolazione e quali strumenti permettano ai media di raggiungere nuovi pubblici senza rinunciare alla qualità editoriale.
La Commissione chiede quindi di lavorare sui dati relativi agli utenti e al mercato, sugli strumenti di misurazione delle audience, sui canali di distribuzione e sui nuovi formati, comprendendo espressamente anche tecnologie emergenti come intelligenza artificiale e realtà estesa.
Il rapporto tra tecnologia e informazione non viene dunque affrontato semplicemente contrapponendo giornalismo e piattaforme.
Il problema è capire come le nuove tecnologie possano modificare produzione, distribuzione, consumo e monetizzazione dell’informazione e come i media possano utilizzarle senza compromettere la propria indipendenza.
Dalla crisi dei media a nuovi modelli economici
La call richiede l’identificazione dei fallimenti di mercato nei settori dell’informazione particolarmente rilevanti per la democrazia e lo studio di modelli economici capaci di rispondere a questi problemi. I progetti potranno sviluppare, prototipare e sperimentare su piccola scala modelli di business innovativi e centrati sull’utente nei quali i cittadini possano avere un ruolo nella produzione, nella monetizzazione, nella distribuzione e nel consumo dell’informazione di qualità. La Commissione cita espressamente soluzioni locali, accessibili e basate sulle comunità, sia fisiche sia digitali.
È forse qui che la call tocca uno dei nodi più interessanti dell’attuale ecosistema informativo.
Per anni internet ha alimentato l’idea che l’informazione dovesse essere sostanzialmente gratuita. Nello stesso tempo una parte crescente del valore economico prodotto dall’attenzione degli utenti si è spostata dalle organizzazioni che realizzano i contenuti verso le infrastrutture tecnologiche che li distribuiscono.
Il risultato è un paradosso: mai come oggi produciamo, condividiamo e consumiamo informazione, mentre produrre professionalmente informazione originale può diventare sempre meno sostenibile.
Anche la misurazione dell’audience diventa una questione di potere
Un ulteriore ambito riguarda gli strumenti con cui viene misurato il pubblico. Horizon Europe chiede di mappare e sviluppare sistemi di audience measurement più interoperabili, lavorando su standard comuni e tassonomie dei metadati.
Chi possiede i dati sugli utenti possiede infatti anche una parte decisiva del potere contrattuale all’interno dell’economia digitale. La Commissione collega esplicitamente questi strumenti alla necessità di rafforzare il potere negoziale del settore dell’informazione nei confronti delle aziende tecnologiche e pubblicitarie.
Dati, quindi, non soltanto come strumento per conoscere meglio il lettore ma come infrastruttura economica.
Chi potrà partecipare
La dimensione dei progetti rende evidente che non si tratta di una misura pensata per una singola testata che presenti autonomamente una proposta. La Commissione richiede consorzi in grado di riunire università e mondo della ricerca, comprese le scienze sociali e umane, organizzazioni della società civile e rappresentanti di diversi settori dell’informazione. Tra gli attori vengono inclusi anche influencer e altri creatori di contenuti. È proprio questa composizione a rendere la call particolarmente interessante.
Per studiare il futuro dei media non bastano i media: servono economisti, sociologi, ricercatori, tecnologi, esperti di dati, organizzazioni civiche, giornalisti, editori e nuovi produttori di contenuti.
E soprattutto servono luoghi reali nei quali sperimentare. Una rivista, una testata locale, un progetto editoriale indipendente o una rete di informazione possono quindi assumere valore non necessariamente come capofila di un grande progetto Horizon ma come partner, ambiente di sperimentazione, produttore di contenuti, comunità di utenti e osservatorio delle trasformazioni in corso.
La libertà dell’informazione passa anche dal suo modello economico
La parte forse più interessante della call HORIZON-CL2-2027-01-DEMOCRACY-06 sta allora in ciò che non dice direttamente. Possiamo costruire norme sulla libertà di stampa, proteggere il pluralismo, regolamentare le piattaforme e discutere della qualità dell’informazione. Ma se produrre giornalismo originale non è economicamente sostenibile, una parte di quella libertà rischia di restare teorica. L’indipendenza editoriale è anche la possibilità economica di dire no, di dedicare tempo a una ricerca, di pubblicare qualcosa anche quando non produce immediatamente traffico, di continuare a presidiare territori, settori e comunità che non rappresentano necessariamente il mercato più redditizio.
Con 12 milioni di euro e progetti nell’ordine dei 3,5-4 milioni l’Europa mette sul tavolo non tanto un finanziamento al giornalismo quanto una domanda sul suo futuro. Ed è una domanda che riguarda direttamente anche il lettore perché la questione dei prossimi anni non sarà soltanto distinguere un’informazione vera da una falsa, ma capire quale informazione siamo ancora disposti a sostenere perché continui a essere prodotta.
