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Crisi europee: quando i poveri diventano un espediente

Geopolitica e politica e si imitano a vicenda nell’uso strumentale e ricattatorio dei soggetti più indigenti, dal braccio di ferro sul gas fino allo scontro sul reddito di cittadinanza.

di Alex Gisondi

Reddito di cittadinanza, filo spinato, frontiera, fortuna, sfruttamento, disperazione. Che cosa hanno in comune tutte queste cose? La parola povertà. Non che sia mai passata di moda, certo, ma in queste ultime settimane al centro dei dibattiti europei, a vario titolo, c’è proprio lei, la povertà, con quelle storie di persone che vivono nell’indigenza e in molti casi nella miseria.

In Italia: la strumentale polemica sul reddito di cittadinanza
Dopo gli ultimi scandali che hanno visto il coinvolgimento di alcuni percettori della misura di sostegno varata dal governo Conte I, si è riacceso il dibattito sull’utilità del reddito di cittadinanza. Forti le reazioni della politica. C’è chi ritiene la misura uno spreco di denaro pubblico e chi ne difende il valore sociale. C’è un dato di fatto: per molti percettori è stata una boccata d’ossigeno e tante famiglie riescono finalmente a garantire una vita quantomeno dignitosa ai propri figli.
Come rielaborato da Il Sole 24ore, nel solo 2020, sono in condizione di povertà assoluta poco più di due milioni di famiglie (7,7% del totale da 6,4% del 2019) e oltre 5,6 milioni di individui (9,4% da 7,7%). Durante l’anno della pandemia poi, la povertà assoluta ha raggiunto il suo picco, dal 2005. Per quanto riguarda la povertà relativa, le famiglie sotto la soglia sono poco più di 2,6 milioni (10,1%, da 11,4% del 2019). Qui l’intero resoconto fornito da Istat.
La situazione è sconfortante, senza tener conto delle ripercussioni a lungo termine della pandemia. Non è questa la sede adatta a valutazioni tecniche né tantomeno politiche, ma le recenti stime preliminari Istat sulla povertà assoluta ci forniscono un riscontro concreto del drammatico impatto economico della pandemia in qesto biennio. I dati ci suggeriscono una situazione complicata ma sottolineano anche l’importanza degli ammortizzatori sociali, senza i quali la situazione sarebbe ancor più preoccupante. I percettori di reddito e di pensione di cittadinanza erano circa 1,3 milioni a febbraio 2021, per totale di circa 3,1 milioni di persone.

In Europa: la dignità umana è alla canna del gas
Se in Italia si tenta in qualche modo, in un’eterna lotta tra povertà e sussidi, di arginare forse il disagio più grande dell’individuo, in Europa, in particolare nell’Est, il clima è quello di una guerra pronta a esplodere da un momento all’altro. Andiamo per gradi.
Sotto i riflettori europei c’è la crisi tra Polonia e Bielorussia. Tutto nasce dalle sanzioni che l’Unione Europea ha imposto alla nazione di Lukashenko, dopo le presunte sospensioni dei diritti umani e della libertà di stampa nella sua nazione. La Bielorussia è uno dei maggiori esportatori di gas e ha come miglior cliente ovviamente la compagine dei Paesi Ue, in primis la confinante Polonia. Dopo le sanzioni, il presidente bielorusso ha minacciato di impedire le forniture di gas all’Europa e per portare avanti il suo piano, sta permettendo ai migranti provenienti dal Medio Oriente, di arrivare ai confini polacchi, e dunque europei, al fine di usarli come sorta di ricatto nei confronti del Parlamento Europeo. «Noi riscaldiamo l’Europa, e loro minacciano di chiudere il confine. Ma che succede se gli tagliamo il gas?», ha detto.
Non secondario, come ribadito anche dal Presidente Mattarella, è l’atteggiamento delle Ue “così distante con i fatti dai suoi valori fondativi”, non in grado di offrire risoluzioni ma continuando un’eterna guerra a colpi di dazi, multe ecc. con Putin & co.
Intanto la crisi umanitaria è reale. I migranti, bloccati da Varsavia sono accampati in condizioni di fortuna, intercettati e maltrattati dalle forze militari polacche. Il ministro della Difesa polacco ha fatto sapere che i suoi soldati al confine hanno sparato colpi di avvertimento in aria per tenerli lontani. Inoltre le temperature nella zona di confine sono da giorni sotto lo zero e i migranti sono costretti ad accamparsi e a riscaldarsi con fuochi e mezzi di fortuna.
La crisi diplomantica, con ripercussioni economiche è più viva che mai. Da un lato gli stati europei filoangloamericani e dall’altra la Russia e i suoi alleti. Già, perché è proprio dalla Russia che partono le fortniture di gas, passando anche per la Bielorussia, fino ad arrivare in Europa.
Secondo un interessante sondaggio dell’European Council on Foreign Relations condotto in 12 Paesi europei, la maggior parte dei cittadini pensa che sia in corso una nuova cold war tra il cosidetto blocco occidentale da un lato e il blocco asiatico e russo dall’altro. I temi su cui sono stati interrogati i cittadini sono vari ma per l’opinione comune è dato certo ormai che le maggiori potenze del pianeta abbiano iniziato una nuova fase di scontri con ripercussioni reali sulla vita, e i suoi costi, dei cittadini.

Schiavi e archeologia
Quest’anno cade il trentaduesimo anniversario della caduta del Muro, proprio quel muro che segnò l’inizio della fine della Guerra Fredda. Cadendo, cambiò le sorti dell’Europa e del mondo. Oggi si risentono parole come ‘confine’, ‘filo spinato’, ‘barriere’ e a pagare come sempre sono quelle persone a cui è preclusa qualsiasi condizione se non quella tristemente gratis della povertà.
Intanto a Pompei si riporta alla luce la cosidetta Stanza degli schiavi, un rinvenimento eccezionale che “offre uno spaccato della società romana che non è raffigurata mai, quella della servitù, che ci parla di precarietà e di uomini, donne, bambini che vivevano in situazioni difficilissime”,come ha commentato Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Pompei.
Una grande scoperta sulla vita degli ultimi. Oggi quella miseria si apprezza e si valorizza, e visitando certi luoghi si respira empaticamente. Speriamo che il compito di ridare dignità e importanza ai poveri dei nostri tempi non debba essere affidato esclusivamente all’archeologia storica.

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