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L’Europa per il dialogo sociale

Alessandra Carlo

Alessandra Carlo

Laureata in Giurisprudenza all'Università Cattolica del Sacro Cuore con esperienze maturate nell'ambito della professione forense. Fa parte del Centro Studi di Sef Consulting
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Nel 2026 la Commissione europea rilancia il sostegno al dialogo sociale con la call Support for Social Dialogue (SOCPL-2026-SOC-DIALOG), call che finanzia progetti capaci di rafforzare il confronto tra rappresentanze dei lavoratori e dei datori di lavoro, sia a livello settoriale sia intersettoriale. Il bando rientra nelle Social Prerogatives and Specific Competencies Lines (SocPL) ed è gestito dalla DG Employment, Social Affairs and Inclusion.

Si tratta di una call che va letta dentro un quadro politico preciso: la Commissione collega il bando al Pilastro europeo dei diritti sociali, alla Quality Jobs Roadmap, al rafforzamento del dialogo sociale nell’Unione, alla transizione climatica giusta, alla trasformazione digitale e alla gestione delle carenze di competenze e manodopera. Semplificando possiamo parlare di uno strumento che punta a rafforzare la capacità delle parti sociali di incidere sulle grandi trasformazioni che stanno attraversando il lavoro europeo.

La call nel dettaglio

L’obiettivo della call è triplice: promuovere il dialogo sociale, sviluppare il dialogo sociale europeo e rafforzare la capacità organizzativa delle parti sociali sia negli Stati membri sia nei Paesi candidati. Il cuore della call è dunque il sostegno a quelle organizzazioni che, per funzione e mandato, rappresentano lavoratori e datori di lavoro e che partecipano ai processi di consultazione, confronto, negoziazione e azione congiunta.

Dal punto di vista operativo il bando finanzia consultazioni, riunioni, negoziazioni e altre azioni di dialogo sociale. Le attività ammissibili includono, per esempio, indagini preparatorie, conferenze, incontri negoziali, azioni per l’attuazione di accordi conclusi tra le parti sociali, iniziative di disseminazione, monitoraggio dei risultati, scambi di buone pratiche, attività formative congiunte e misure per migliorare il coordinamento e l’efficacia del dialogo sociale europeo. Particolare attenzione è riservata ai progetti congiunti fra organizzazioni dei lavoratori e organizzazioni dei datori di lavoro, soprattutto quando contribuiscono all’attuazione dei programmi di lavoro dei comitati europei di dialogo sociale o all’implementazione di accordi e altri risultati negoziali.

Una questione di temi

I temi su cui i progetti possono intervenire sono ampi ma molto attuali: qualità del lavoro, salute e sicurezza, transizione verso un’economia climaticamente neutra, digitalizzazione, intelligenza artificiale e gestione algoritmica, contrattazione collettiva, nuove forme di lavoro come il platform work, mobilità intra-UE, modernizzazione dei sistemi di protezione sociale, conciliazione vita-lavoro, uguaglianza di genere e partecipazione delle parti sociali al Semestre europeo. In questo senso il bando si presenta come una call trasversale utile a sostenere non solo il dialogo sociale in senso stretto ma anche la sua capacità di accompagnare i cambiamenti economici e produttivi in corso.

L’agevolazione

Sul piano finanziario la call mette a disposizione 13,25 milioni di euro e la Commissione prevede di finanziare tra 25 e 40 proposte. I progetti dovrebbero avere un budget compreso orientativamente tra 150.000 e 700.000 euro, pur restando ammissibili anche proposte con importi diversi, coprendo in via ordinaria il 90% dei costi ammissibili ma potendo arrivare fino al 95% per le azioni considerate prioritarie, cioè quelle direttamente collegate alle negoziazioni previste dagli articoli 154 e 155 del TFUE o alle attività preparatorie e attuative relative agli accordi risultanti da tali negoziazioni.

Una platea molto ampia di beneficiari

Il bando ammette sia candidature singole sia partenariati. Il soggetto centrale del bando è la social partner organisation, questo implica che se si presenta un solo soggetto questo deve essere un’organizzazione delle parti sociali di livello europeo. Un’organizzazione nazionale o regionale può candidarsi da sola soltanto se il livello europeo è garantito dal coinvolgimento di una corrispondente organizzazione europea come partner affiliato o associato. Nei consorzi, invece, il coordinatore deve essere un’organizzazione delle parti sociali a livello europeo, nazionale o regionale. Se il coordinatore rappresenta i lavoratori è obbligatoria la presenza di almeno un’organizzazione che rappresenti i datori di lavoro.

Accanto a questi soggetti possono entrare nel progetto, a seconda del ruolo, anche organizzazioni rappresentative delle imprese, enti non profit, università, istituti di ricerca, autorità pubbliche e organizzazioni internazionali. Questo punto è di particolare importanza perché chiarisce anche un possibile equivoco: la call è concepita per finanziare le forme organizzate di rappresentanza (d’impresa) e altri attori che possono rafforzare, accompagnare o supportare il dialogo sociale. La pubblica amministrazione può partecipare ma le imprese individualmente considerate, al contrario, non rappresentano il target ordinario del bando salvo rientrare in una struttura rappresentativa coerente con la logica della call.

La dimensione europea e transnazionale

Altro elemento da non sottovalutare è la richiesta di una chiara dimensione europea o transnazionale. Le proposte devono coinvolgere più parti sociali di diversi Stati membri e affrontare sfide che riguardano più Paesi o l’Unione nel suo complesso. La call chiede di dimostrare un effettivo valore aggiunto europeo, una strategia condivisa e un impatto trasferibile oltre il contesto nazionale del partenariato.

La scadenza è il 23 luglio 2026 ma rappresenta una proroga rispetto alla formulazione iniziale. In una fase in cui il lavoro europeo è investito da trasformazioni profonde, Bruxelles con questa call torna a investire su uno dei suoi dispositivi più classici e, insieme, più decisivi: il dialogo sociale come leva di mediazione, innovazione istituzionale e governo del cambiamento.

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“La nostra mission consiste nel dotare i lettori di un magazine in grado di decifrare il vasto mondo della gestione d’impresa grazie a contenuti d’eccezione e alla collaborazione con enti pubblici e privati.”

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