|
Preferisci ascoltare? Clicca play!
Getting your Trinity Audio player ready...
|
Una nuova call del Single Market Programme punta su route turistiche sostenibili, governance condivisa e sostegno diretto alle PMI. In palio 6,9 milioni di euro per progetti capaci di trasformare itinerari e territori in ecosistemi competitivi, resilienti e autosostenibili.
La nuova call Sostenere la competitività sostenibile delle PMI del settore turistico (SMP-COSME-2026-TOURSME-01), pubblicata nell’ambito del Single Market Programme e gestita da EISMEA, ha come mission il rafforzare la competitività del settore costruendo reti, governance, capacità di adattamento e modelli di sviluppo più sostenibili. La misura si colloca nel filone europeo dedicato alla competitività delle imprese e delle PMI ma applica questa logica a un comparto specifico e strategico: il turismo. La call sostiene lo sviluppo e il consolidamento di route turistiche sostenibili, tematiche o geografiche, assieme agli ecosistemi economici e territoriali costruiti attorno ad esse. In altre parole l’itinerario è il dispositivo attorno a cui organizzare cooperazione, servizi, offerta, competenze e capacità competitiva.
Un cambio di paradigma concreto
Il passaggio più interessante del bando è proprio questo cambio di paradigma. La route turistica viene descritta come uno strumento di sviluppo integrato: connette destinazioni, esperienze e stakeholder in un’offerta coerente, riconoscibile e resiliente. Può essere costruita attorno a un tema comune come il patrimonio industriale, la gastronomia, la letteratura o l’artigianato, oppure attorno a una continuità territoriale come percorsi costieri, cammini, ciclovie o sistemi di piccoli centri accomunati da una stessa identità culturale. Ciò che conta è la sua capacità di attivare un ecosistema vero in cui imprese, autorità pubbliche, organizzazioni di destinazione, attori culturali, soggetti della mobilità e comunità locali lavorino in modo coordinato.
Dentro questa impostazione c’è anche una precisa visione politica del turismo. La call insiste su alcuni nodi ormai centrali nell’agenda europea: riduzione della stagionalità, decongestionamento delle mete sature, valorizzazione delle aree meno frequentate, rafforzamento delle economie locali, transizione verde e digitale, accessibilità, inclusione e capacità di risposta alle crisi. Il turismo, in questa prospettiva, diventa un fattore di coesione territoriale e di riequilibrio tra centro e margine. È per questo che il bando guarda con particolare favore a modelli capaci di generare sviluppo anche in aree rurali, periferiche, costiere o meno intercettate dai grandi flussi.
La struttura della Call
Sul piano operativo i progetti dovranno essere presentati da consorzi composti da un minimo di cinque a un massimo di otto soggetti indipendenti. La call richiede almeno tre DMOs provenienti da almeno due Paesi eleggibili e almeno due BSOs anch’essi provenienti da almeno due Paesi eleggibili. La misura premia dichiaratamente costruzioni partenariali mature con una chiara articolazione internazionale e una forte capacità di coordinamento.
La struttura delle attività finanziabili conferma questa ambizione. La call impone quattro work packages obbligatori. Il primo è dedicato alla creazione o al ripensamento della route e del suo ecosistema: tema guida, contenuti, punti di interesse, stakeholder mapping, governance, business plan, KPI e strategia complessiva. Il secondo ha una doppia funzione: da un lato capacity building e coinvolgimento degli attori locali, dall’altro sostegno concreto alle PMI. Il terzo work package riguarda branding, comunicazione, promozione e strumenti digitali. Il quarto è rivolto alla capitalizzazione dell’esperienza, con produzione di buone pratiche, casi studio, toolkit e materiali replicabili.
Il secondo work package contiene uno degli elementi più forti della call: il financial support to third parties, cioè il sostegno finanziario diretto alle PMI, è obbligatorio. I consorzi selezionati dovranno attivare un meccanismo trasparente e competitivo per sostenere imprese del turismo e dell’ecosistema collegato aiutandole a sviluppare servizi, prodotti, processi o modelli di business funzionali alla route. I contributi dovranno essere assegnati sotto forma di lump sum comprese tra 7.000 e 15.000 euro per impresa e il numero delle PMI da sostenere dovrà essere compreso tra 10 e 30. Le PMI possono essere tradizionali operatori del turismo ma anche soggetti attivi nei servizi culturali, nella gastronomia, nello sport, nelle tecnologie digitali, nella mobilità, nelle soluzioni per l’esperienza del visitatore o nella gestione sostenibile delle destinazioni. Tra le attività ammissibili per il sostegno a terzi: innovazione digitale, intelligenza artificiale, realtà aumentata, sistemi di booking, CRM, accessibilità, certificazioni ambientali, modelli di economia circolare, procurement sostenibile e misure di resilienza.
Sul piano finanziario il grant è definito come budget-based mixed actual cost grant. I costi per il sostegno finanziario a terzi sono rimborsati al 100%, mentre tutte le altre categorie di costo sono rimborsate al 90%. I progetti attesi si collocano indicativamente in una fascia di richiesta contributiva tra 1,2 e 1,4 milioni di euro anche se sono ammissibili importi diversi.
Una questione di strategia
Dal punto di vista strategico Sostenere la competitività sostenibile delle PMI del settore turistico premia proposte capaci di tenere insieme quattro dimensioni. La prima è la qualità territoriale: il progetto deve essere radicato in un’identità chiara e in un sistema reale di luoghi, servizi e attori. La seconda è la governance: occorre dimostrare una capacità di co-creazione e di gestione condivisa della route. La terza è la trasformazione: il bando chiede esplicitamente sostenibilità, digitalizzazione, innovazione e resilienza. La quarta è l’impatto: la route deve arrivare, entro la fine del cofinanziamento, a essere pienamente funzionale e autosostenibile.
Per l’Italia la Call può risultare particolarmente interessante non solo per la particolare densità di patrimoni culturali, paesaggi, produzioni enogastronomiche, cammini, distretti artigianali, reti di borghi, sistemi museali diffusi e destinazioni minori che spesso faticano però a tradursi in ecosistemi turistici coordinati. Il bando premia la costruzione di partenariati europei in grado di trasformare risorse disperse in una proposta strutturata, leggibile, sostenibile e competitiva. L’insistenza su slow tourism, autenticità locale, inclusione, accessibilità e cooperazione transfrontaliera rende la misura particolarmente adatta anche a territori che vogliono uscire da una logica episodica o frammentata.
