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In questi anni partono cantieri di rigenerazione urbana e culturale in tutta Italia ma, come sempre, siamo in ritardo rispetto al resto del mondo.
Non proprio da sempre, visto che la rigenerazione urbana parte da quella umana e umanistica sin dal Rinascimento, e non devo certo spiegarla, Firenze parla da sola, ma ad un certo punto della storia, da noi, si ferma per proseguire florida e smagliante in molti Paesi del mondo, prima fra tutte la Germania e, negli anni ’80, era già negli USA con SoHo a New York. Operazioni di trasformazione radicale che poi proseguono ogni giorno in tutto il Paese, da Miami a Los Angeles. Di concerto con le imprese, che hanno ben compreso quanto sia preziosa l’alleanza tra economia e cultura, soprattutto l’arte pubblica permanente.
Prima viene la cultura, poi l’edilizia conseguente e armoniosa.
Bisogna sapere che Napoli e Torino hanno risolto i problemi di alcune periferie, sul serio, anni fa, con collettivi di curatrici, curatori, artisti e artiste coinvolgendo cittadini, commercianti, imprese e operatori di ogni disciplina. Quando la politica la fa gente preparata e visionaria, non i burocrati e nemmeno i politicanti. Le città d’arte, d’altronde, le hanno fatte artisti e governanti, per ultimi proprio i fascisti, duole dirlo ma è così, e ancora oggi, dopo millenni, attraggono milioni di viaggiatori, migliaia di investitori e generano condizioni di vita e accoglienza dei cittadini che si nutrono di eros delle forme, non di vanagloria delle firme. Non solo. L’arte pubblica e i Distretti culturali oggi, da Lipsia a Marsiglia, producono miliardi. E sono soldi che innervano le economie di tutti, mica solo degli artisti, e risolvono problemi di inclusione e povertà, oltre che di nuova impresa e nuovo lavoro, nuova offerta culturale e nuove idee che innervano le visioni degli imprenditori e delle istituzioni.
Il merito, quindi, non va solo alle Amministrazioni pubbliche; va alle aziende che li hanno supportati, che si prendono anche la linfa immaginifica che l’arte pubblica produce durante i processi, basti guardare le Metropolitane di Napoli; spazi di pubblica utilità che hanno prodotto cantieri, lavoro ed economie della produzione dei materiali.
La rigenerazione urbana noi la chiamiamo “umana” sin dal 2010 quando, con i nostri Artisti e i nostri Economisti della Cultura, scrivemmo un progetto di Distretto culturale di nuova generazione per Matera, a beneficio di vecchie e nuove generazioni: la creazione di un habitat aperto e multidisciplinare nella fabbrica di Barilla, abbandonata da anni. Ne avremmo fatto un luogo ibrido, contagiante, aggregante e condiviso attorno a simboli identitari vecchi e nuovi da scoprire con cittadini e artisti. Un flusso di mestieri e creatività, commercio e incontri quotidiani che avrebbe portato a quella che chiamiamo FeliCittà.
Questo fa l’arte: non è un orpello decorativo, non sono fiori ai balconi o street art che indorano le gabbie, ma dispositivi di senso, arricchimento estetico (non cosmetico), identità e aggregazione. La rianimazione del sito Barilla sarebbe stata la prima rigenerazione italiana, con residenze fisse e temporanee di artisti, artigiani, commercianti, massaie, calzolai, banchieri, studenti e imprenditori che quotidianamente si sarebbero confrontati su ogni tema di innovazione sociale, ambientale, produttiva, educativa ed economica partendo dalla trasformazione urbanistica e umanistica. Come hanno fatto a Linz dal 1979 all’Ars Electronica Center, ad esempio, o a Lispia allo Spinnerei, o nella Ruhr e in altre città negli ultimi 15 anni, costruendo alleanze tra Politica nazionale e Imprese locali o internazionali. Qui potete leggere diversi esempi nel mondo.
La nostra idea – quella di Art Thinking Project e di SEF Consulting – è la ricucitura e la riscoperta delle varie identità che pervadono città e territori senza chiudersi in un solo luogo, scegliendo un alveo fisico comunque necessario al lavoro e al confronto quotidiano ma allargato all’intera provincia e al Paese: un Coworking ante litteram allargato al mondo.
Dopo aver visitato i Distretti culturali tedeschi proprio nel 2011, Lipsia in primis, avevamo compreso che sarebbero stati la matrice per il futuro. Infatti a New York e Miami hanno risolto problemi enormi, a Berlino hanno resuscitato la città, a Linz amministratori, artisti e scienziati operano nello stesso luogo, e così via. Per non parlare di quali enormi benefici produce la sola arte pubblica, al qual proposito qui potete leggere cosa succede nel mondo evoluto.. I guadagni sono davvero per tutti, nessuno escluso. Mentre in Italia, con le eccezioni di OGR e Mirafiori a Torino, ex Manifattura Tabacchi a Firenze e Borgo dei Vergini a Napoli, inziate anni fa, si stanno svegliando tutti ora. Che è un bene, intendiamoci, ma le mode sono una cosa, altro invece sono le visioni che provengono da analisi e pratiche quotidiane ventennali perché garantiscono qualità e creazione di valore per sempre. Le chiamavano competenze e hanno conservato un mondo intatto nelle mani dei frettolosi innovatori che però non possono innovare se non conoscono le leggi dell’Art Thinking, le dinamiche neuronali alimentate dai dispositivi di estetica.
A proposito di prove scientifiche che tutti chiedono.
Il capitalismo relazionale che sceglie costruttori al ribasso genera mostri, mentre la rigenerazione umana e urbana creano nuovo capitale e rispondono alle leggi della Fisica: siamo Quanti, e insieme dovremmo vivere, senza categorie o distinzioni che fermano il flusso vitale. Ma lo sanno fare solo gli artisti e le artiste più brave, ci mettono empatia, competenze, visioni e immaginazione di senso. Progettano come se stessero costruendo un’opera d’arte abitabile, con le inevitabili armonie che ne derivano. Chi non vorrebbe vivere in un’opera d’arte potente, poetica ed erotica?
L’idea, a cui vorremo rispondessero istituzioni e aziende illuminate, è quella di chiamare a raccolta tutte queste esperienze, visioni e competenze, mapparne le idee e rimescolarle in modalità aperta, con un approccio art thinking oriented, il brain storming continuo e, soprattutto, la trasformazione delle identità vecchie e nuove in simboli e archetipi contemporanei, per farne emergere i semi istitutivi, in modo che siano leggibili e fruibili a tutti diventando forme su cui riflettere insieme.
La vera partecipazione è emotiva, non fisica, perché l’inconscio collettivo è molto più sincero dei sondaggi cognitivi, ormai falliti ovunque. La parola traduce il 7% di quello che sentiamo, l’immagine intelligente il 95%. La differenza è enorme.
D’altronde, come diceva Munari, il pensiero pensa, l’immaginazione immagina.
Intanto vi consiglio di fare delle vacanze non vacanti; visitate i Distretti europei e vedrete che scoperta quotidiana. Si chiamano distretti ma allargano la visione.

Linz – Ars electronica Center

Ruhr
