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Rigenerazione urbana e rigenerazione umana

Francesco Cascino

Francesco Cascino

Dopo essere stato Human Resources Manager dal 1990 al 1999 in tre multinazionali, dal 2000 si occupa di Art Consulting. Ha fondato Art Thinking Project ETS, community internazionale che si occupa di cercare soluzioni inedite per imprese e istituzioni, progettazione e rigenerazione urbana, sviluppo territoriale, comunicazione culturale. E' Responsabile del Centro Studi “Culturability" e del servizio alle imprese "Disruptive Culture for Economy" di SEF Consulting. Responsabile del Dossier di Candidatura Mirabella2028
Cascino 05032026
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In questi anni partono cantieri di rigenerazione urbana e culturale in tutta Italia ma, come sempre, siamo in ritardo rispetto al resto del mondo.

Non proprio da sempre, visto che la rigenerazione urbana parte da quella umana e umanistica sin dal Rinascimento, e non devo certo spiegarla, Firenze parla da sola, ma ad un certo punto della storia, da noi, si ferma per proseguire florida e smagliante in molti Paesi del mondo, prima fra tutte la Germania e, negli anni ’80, era già negli USA con SoHo a New York. Operazioni di trasformazione radicale che poi proseguono ogni giorno in tutto il Paese, da Miami a Los Angeles. Di concerto con le imprese, che hanno ben compreso quanto sia preziosa l’alleanza tra economia e cultura, soprattutto l’arte pubblica permanente.

Prima viene la cultura, poi l’edilizia conseguente e armoniosa.

Bisogna sapere che Napoli e Torino hanno risolto i problemi di alcune periferie, sul serio, anni fa, con collettivi di curatrici, curatori, artisti e artiste coinvolgendo cittadini, commercianti, imprese e operatori di ogni disciplina. Quando la politica la fa gente preparata e visionaria, non i burocrati e nemmeno i politicanti. Le città d’arte, d’altronde, le hanno fatte artisti e governanti, per ultimi proprio i fascisti, duole dirlo ma è così, e ancora oggi, dopo millenni, attraggono milioni di viaggiatori, migliaia di investitori e generano condizioni di vita e accoglienza dei cittadini che si nutrono di eros delle forme, non di vanagloria delle firme. Non solo. L’arte pubblica e i Distretti culturali oggi, da Lipsia a Marsiglia, producono miliardi. E sono soldi che innervano le economie di tutti, mica solo degli artisti, e risolvono problemi di inclusione e povertà, oltre che di nuova impresa e nuovo lavoro, nuova offerta culturale e nuove idee che innervano le visioni degli imprenditori e delle istituzioni.

Il merito, quindi, non va solo alle Amministrazioni pubbliche; va alle aziende che li hanno supportati, che si prendono anche la linfa immaginifica che l’arte pubblica produce durante i processi, basti guardare le Metropolitane di Napoli; spazi di pubblica utilità che hanno prodotto cantieri, lavoro ed economie della produzione dei materiali.

La rigenerazione urbana noi la chiamiamo “umana” sin dal 2010 quando, con i nostri Artisti e i nostri Economisti della Cultura, scrivemmo un progetto di Distretto culturale di nuova generazione per Matera, a beneficio di vecchie e nuove generazioni: la creazione di un habitat aperto e multidisciplinare nella fabbrica di Barilla, abbandonata da anni. Ne avremmo fatto un luogo ibrido, contagiante, aggregante e condiviso attorno a simboli identitari vecchi e nuovi da scoprire con cittadini e artisti. Un flusso di mestieri e creatività, commercio e incontri quotidiani che avrebbe portato a quella che chiamiamo FeliCittà.

Questo fa l’arte: non è un orpello decorativo, non sono fiori ai balconi o street art che indorano le gabbie, ma dispositivi di senso, arricchimento estetico (non cosmetico), identità e aggregazione. La rianimazione del sito Barilla sarebbe stata la prima rigenerazione italiana, con residenze fisse e temporanee di artisti, artigiani, commercianti, massaie, calzolai, banchieri, studenti e imprenditori che quotidianamente si sarebbero confrontati su ogni tema di innovazione sociale, ambientale, produttiva, educativa ed economica partendo dalla trasformazione urbanistica e umanistica. Come hanno fatto a Linz dal 1979 all’Ars Electronica Center, ad esempio, o a Lispia allo Spinnerei, o nella Ruhr e in altre città negli ultimi 15 anni, costruendo alleanze tra Politica nazionale e Imprese locali o internazionali.  Qui potete leggere diversi esempi nel mondo.

La nostra idea – quella di Art Thinking Project e di SEF Consulting – è la ricucitura e la riscoperta delle varie identità che pervadono città e territori senza chiudersi in un solo luogo, scegliendo un alveo fisico comunque necessario al lavoro e al confronto quotidiano ma allargato all’intera provincia e al Paese: un Coworking ante litteram allargato al mondo.

Dopo aver visitato i Distretti culturali tedeschi proprio nel 2011, Lipsia in primis, avevamo compreso che sarebbero stati la matrice per il futuro. Infatti a New York e Miami hanno risolto problemi enormi, a Berlino hanno resuscitato la città, a Linz amministratori, artisti e scienziati operano nello stesso luogo, e così via. Per non parlare di quali enormi benefici produce la sola arte pubblica, al qual proposito qui potete leggere cosa succede nel mondo evoluto.. I guadagni sono davvero per tutti, nessuno escluso. Mentre in Italia, con le eccezioni di OGR e Mirafiori a Torino, ex Manifattura Tabacchi a Firenze e Borgo dei Vergini a Napoli, inziate anni fa, si stanno svegliando tutti ora. Che è un bene, intendiamoci, ma le mode sono una cosa, altro invece sono le visioni che provengono da analisi e pratiche quotidiane ventennali perché garantiscono qualità e creazione di valore per sempre. Le chiamavano competenze e hanno conservato un mondo intatto nelle mani dei frettolosi innovatori che però non possono innovare se non conoscono le leggi dell’Art Thinking, le dinamiche neuronali alimentate dai dispositivi di estetica.

A proposito di prove scientifiche che tutti chiedono.

Il capitalismo relazionale che sceglie costruttori al ribasso genera mostri, mentre la rigenerazione umana e urbana creano nuovo capitale e rispondono alle leggi della Fisica: siamo Quanti, e insieme dovremmo vivere, senza categorie o distinzioni che fermano il flusso vitale. Ma lo sanno fare solo gli artisti e le artiste più brave, ci mettono empatia, competenze, visioni e immaginazione di senso. Progettano come se stessero costruendo un’opera d’arte abitabile, con le inevitabili armonie che ne derivano. Chi non vorrebbe vivere in un’opera d’arte potente, poetica ed erotica?

L’idea, a cui vorremo rispondessero istituzioni e aziende illuminate, è quella di chiamare a raccolta tutte queste esperienze, visioni e competenze, mapparne le idee e rimescolarle in modalità aperta, con un approccio art thinking oriented, il brain storming continuo e, soprattutto, la trasformazione delle identità vecchie e nuove in simboli e archetipi contemporanei, per farne emergere i semi istitutivi, in modo che siano leggibili e fruibili a tutti diventando forme su cui riflettere insieme.

La vera partecipazione è emotiva, non fisica, perché l’inconscio collettivo è molto più sincero dei sondaggi cognitivi, ormai falliti ovunque. La parola traduce il 7% di quello che sentiamo, l’immagine intelligente il 95%. La differenza è enorme.

D’altronde,  come diceva Munari, il pensiero pensa, l’immaginazione immagina.

Intanto vi consiglio di fare delle vacanze non vacanti; visitate i Distretti europei e vedrete che scoperta quotidiana. Si chiamano distretti ma allargano la visione.

Linz – Ars electronica Center

Ruhr

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“La nostra mission consiste nel dotare i lettori di un magazine in grado di decifrare il vasto mondo della gestione d’impresa grazie a contenuti d’eccezione e alla collaborazione con enti pubblici e privati.”

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