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Guida Erasmus+ 2026: tra nuovi vincoli e legittimità

Miriam Masone

Miriam Masone

Redattrice per «Acta non verba» con una formazione in Sustainability Management e transizione ecologica. Giornalista, cronista per «il Mattino» di Napoli e altre testate. Autrice di podcast, documentari e programmi televisivi.
Canetto
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Intervista a Fabrizio Canetto, presidente nazionale di ASSOEURO, sulle azioni a tutela della professione.

La Guida Erasmus+ 2026 introduce vincoli che mettono in discussione il lavoro degli enti e dei professionisti. Le nuove disposizioni, infatti, impongono un chiarimento netto sui ruoli e sulle responsabilità coinvolte nel processo di candidatura, sollevando interrogativi sulla proprietà intellettuale e sull’importanza strategica della consulenza.

A tal proposito Fabrizio Canetto, Presidente Nazionale di ASSOEURO – Associazione Italiana Europrogettisti – illustra la strategia dell’associazione volta a garantire la piena legittimità della consulenza, puntando a definire nuovi protocolli professionali, strumenti di tutela legale e un dialogo costante con le istituzioni italiane ed europee per assicurare un contesto professionale trasparente e per tutelare l’autorevolezza del progettista.

Presidente Canetto, i nuovi vincoli del Programma Erasmus+ rischiano di declassare il consulente a “fattore di rischio” per l’ente. In che modo Assoeuro sta supportando gli iscritti affinché l’affiancamento metodologico non venga riclassificato come “scrittura delegata”? Esistono dei protocolli che intendete promuovere per garantire che la consulenza resti nei binari della legittimità prevista dalla Guida 2026?

«Come Presidente Nazionale di ASSOEURO condivido la preoccupazione che molti professionisti del settore stanno manifestando rispetto all’evoluzione dei vincoli introdotti dal Programma Erasmus+ e, in particolare, alle interpretazioni sempre più restrittive che stanno emergendo sul ruolo dell’affiancamento metodologico. Il rischio, oggi, non è affatto teorico. Una lettura impropria delle nuove indicazioni può facilmente portare a declassare il consulente da risorsa qualificata a presunto “fattore di rischio”, soprattutto in assenza di una definizione operativa chiara del confine tra supporto tecnico e cosiddetta “scrittura delegata”.

A rendere il quadro ancora più complesso si aggiunge un elemento strutturale che, da anni, alimenta ambiguità interpretative e applicative. Nei progetti Erasmus+ il consortium agreement non è obbligatorio. Questa mancanza di un vincolo formale uniforme ha già prodotto, nel tempo, letture disomogenee dei ruoli, delle responsabilità e dei processi decisionali all’interno dei partenariati, contribuendo a rendere particolarmente fragile la posizione del consulente esterno, sia nei confronti degli enti beneficiari sia, in alcuni casi, delle stesse Agenzie Nazionali.

In questo contesto ASSOEURO sta intervenendo in modo concreto per supportare i propri iscritti. Stiamo lavorando a un’analisi puntuale e condivisa delle disposizioni contenute nella Guida Erasmus+ 2026, con un’attenzione specifica ai passaggi che riguardano l’elaborazione delle candidature, il principio di ownership del progetto da parte dell’ente e la distinzione tra consulenza metodologica e redazione sostitutiva.

L’obiettivo è fornire ai consulenti linee di lettura coerenti, argomentate e difendibili, utili anche in caso di controlli ex post, proprio in un sistema che non prevede strumenti obbligatori di regolazione interna come il consortium agreement.

ASSOEURO ribadisce con forza che il consulente non è e non può essere equiparato a un soggetto che scrive al posto dell’ente. Il suo ruolo è quello di facilitatore metodologico, di esperto di programma e di supporto strategico e tecnico alla progettazione. Si tratta di un ruolo pienamente legittimo, necessario e coerente con lo spirito del Programma Erasmus+, a condizione che sia correttamente documentato e inserito in un quadro di responsabilità chiaro, anche quando non esistono obblighi formali di consorzio.

Parallelamente stiamo promuovendo una maggiore consapevolezza e responsabilizzazione degli enti beneficiari, affinché mantengano la piena titolarità delle scelte progettuali, partecipino attivamente alla costruzione dei contenuti e siano pienamente consapevoli delle proprie responsabilità dichiarative. Il consulente affianca e supporta, ma non sostituisce mai l’ente.

Per rafforzare questa distinzione, ASSOEURO sta lavorando alla definizione di protocolli di buona prassi che includano accordi di consulenza trasparenti, la tracciabilità del processo progettuale e una separazione formale tra i contenuti forniti dall’ente e il supporto metodologico del consulente, anche attraverso strumenti come checklist e dichiarazioni di responsabilità. A questo si affianca l’elaborazione di un codice di condotta professionale ASSOEURO, volto a rafforzare ulteriormente il posizionamento etico e tecnico dei consulenti associati. Questi strumenti diventano ancora più essenziali proprio perché il Programma non impone un consortium agreement, lasciando agli attori coinvolti l’onere di costruire autonomamente cornici chiare, coerenti e verificabili.

Noi continueremo a farci portavoce presso le sedi opportune affinché il consulente non venga criminalizzato, affinché l’affiancamento metodologico non venga confuso con pratiche scorrette e affinché la qualità della progettazione europea non venga sacrificata a favore di interpretazioni difensive e disomogenee. La sfida non è ridurre il ruolo del consulente, ma renderlo più chiaro, più professionale e più tutelato, soprattutto all’interno di un sistema che, per sua stessa impostazione, non sempre fornisce strumenti contrattuali obbligatori di chiarezza interna. Come ASSOEURO, non faremo passi indietro».

Il divieto di rendicontare i costi di progettazione crea una disparità rispetto ad altre prestazioni intellettuali ammesse al rimborso. Quali azioni istituzionali intraprenderete per contestare questa mancata parità di trattamento tra la consulenza strategica per l’europrogettazione e le altre attività di supporto tecnico che restano invece finanziabili?

«Il problema della rendicontazione dei costi di progettazione è emerso in modo chiaro nelle più recenti linee guida applicative del programma Erasmus+, che hanno introdotto restrizioni significative sul riconoscimento di queste attività. Si tratta di un orientamento che, pur collocandosi formalmente all’interno di un singolo programma, assume una valenza politica più ampia e solleva interrogativi rilevanti sull’evoluzione complessiva delle regole di attuazione della nuova programmazione europea.

La preoccupazione di ASSOEURO è che questo approccio possa trasformarsi in un precedente, applicato progressivamente e in modo non uniforme ad altri programmi e linee di finanziamento dell’Unione. Un’estensione “a macchia di leopardo” di tale principio rischierebbe di compromettere uno dei pilastri della politica di coesione e dei programmi a gestione diretta: la valorizzazione delle competenze professionali necessarie a garantire qualità progettuale, accesso equo ai fondi e pieno conseguimento degli obiettivi strategici dell’Unione europea.

In un contesto politico in cui la Commissione europea chiede agli Stati membri e ai beneficiari un utilizzo sempre più efficace, misurabile e orientato ai risultati delle risorse UE, appare contraddittorio ridurre il riconoscimento economico di quelle competenze che rendono possibile, a monte, la costruzione di progetti solidi, coerenti con le priorità europee e capaci di generare impatto sui territori. La progettazione strategica rappresenta, infatti, uno strumento essenziale per tradurre gli indirizzi politici europei in interventi concreti.

ASSOEURO ritiene quindi necessario un chiarimento politico e istituzionale a livello europeo. È fondamentale che la Commissione, in dialogo con le autorità nazionali e con gli organismi di gestione dei programmi, definisca un quadro più coerente e armonizzato sulle attività ammissibili, evitando interpretazioni restrittive che rischiano di penalizzare in modo sproporzionato una specifica categoria professionale. In gioco non c’è solo la tutela degli europrogettisti, ma la qualità complessiva dell’attuazione delle politiche europee nel ciclo di programmazione in corso.

Per questo l’Associazione intende portare il tema all’attenzione dei decisori politici e amministrativi, sia a livello nazionale sia europeo, affinché il caso Erasmus+ non diventi un modello estensivo, ma piuttosto l’occasione per avviare una riflessione più ampia sul ruolo della progettazione all’interno dei programmi UE. L’obiettivo è contribuire a un sistema di finanziamento più equo, coerente e funzionale alle ambizioni politiche dell’Unione europea».

La Guida 2026 impone la paternità esclusiva del progetto al beneficiario, determinando una totale invisibilità dell’apporto intellettuale del progettista. Come intendete proteggere il patrimonio di competenze dei vostri soci se la normativa europea sembra voler escludere formalmente la figura del consulente dal processo di elaborazione strategica?

«La previsione contenuta nella Guida 2026, che attribuisce la paternità esclusiva del progetto al beneficiario, pone una questione di particolare rilevanza perché rischia di rendere invisibile il contributo intellettuale del progettista e dei consulenti che operano nella fase di elaborazione strategica delle proposte europee. Si tratta di un tema che non è solo politico o amministrativo, ma anche giuridico, in quanto incide direttamente sul riconoscimento delle opere dell’ingegno e sulla tutela delle competenze professionali.

È necessario chiarire che, nel quadro dei programmi europei, la paternità del progetto e la responsabilità giuridica dell’azione sono correttamente attribuite al beneficiario, che è il soggetto firmatario del Grant Agreement. Questo principio, tuttavia, non esaurisce né supera la disciplina in materia di diritto d’autore e proprietà intellettuale, che resta regolata dal diritto europeo e nazionale. L’elaborazione progettuale, nella misura in cui comporta un apporto creativo, metodologico e originale, rientra a pieno titolo tra le opere dell’ingegno tutelate dalla normativa sul diritto d’autore, salvo diversa pattuizione contrattuale.

Il contributo del consulente non viene automaticamente assorbito o annullato dalla titolarità del progetto in capo al beneficiario. Al contrario, il trasferimento o la cessione dei diritti di sfruttamento economico dell’opera progettuale può avvenire solo attraverso accordi contrattuali chiari e consapevoli, come i contratti di consulenza o di prestazione professionale, che disciplinano espressamente l’uso, la riproduzione e l’eventuale riutilizzo dei contenuti progettuali. In assenza di tali accordi, il diritto d’autore resta in capo al soggetto che ha realizzato l’opera intellettuale.

Il rischio che intravediamo è che l’enfasi sulla paternità esclusiva del beneficiario venga interpretata come una sorta di automatica rinuncia ai diritti del progettista, generando una confusione pericolosa tra responsabilità amministrativa e titolarità dei diritti intellettuali. Questo approccio non solo non trova un fondamento solido nel diritto d’autore, ma rischia di indebolire la posizione contrattuale dei professionisti e di favorire pratiche poco trasparenti, in cui l’apporto creativo viene utilizzato senza un adeguato riconoscimento o tutela.

ASSOEURO ritiene quindi fondamentale ribadire che la protezione del patrimonio di competenze degli europrogettisti passa attraverso una corretta qualificazione giuridica del loro lavoro e attraverso contratti di consulenza equilibrati, che rispettino la normativa sul diritto d’autore e valorizzino l’apporto intellettuale fornito. Non si tratta di rivendicare una paternità formale del progetto europeo, che resta in capo al beneficiario, ma di garantire che il lavoro creativo e strategico dei progettisti non venga svuotato di valore giuridico ed economico.

Per questo l’Associazione ha intrapreso un confronto istituzionale con la Commissione europea e con le autorità di gestione affinché venga evitata qualsiasi interpretazione che possa essere letta come un’esclusione implicita dei consulenti dal processo di elaborazione strategica. Parallelamente, ASSOEURO rafforzerà il supporto ai propri soci attraverso linee guida, modelli contrattuali e attività di sensibilizzazione, con l’obiettivo di tutelare in modo più efficace i diritti d’autore e il know-how professionale, nel rispetto delle regole europee.

La qualità dei progetti europei dipende anche dal rispetto del lavoro intellettuale che ne sta alla base. Rendere invisibile il progettista non rafforza il sistema, ma lo espone a un progressivo impoverimento delle competenze. ASSOEURO intende quindi continuare a presidiare questo tema, perché la tutela del diritto d’autore e dei rapporti contrattuali corretti è una condizione essenziale per garantire un ecosistema dei fondi europei sano, trasparente e orientato alla qualità».

In un sistema che sembra premiare l’opacità, chi sceglie di operare in modo trasparente rischia l’emarginazione economica. Qual è l’azione che Assoeuro propone per impedire che la trasparenza diventi paradossalmente un fattore di espulsione dal mercato a favore di soggetti meno qualificati?

«Come ASSOEURO riteniamo che un mercato sano non possa tollerare l’opacità come fattore competitivo o, addirittura, premiale. La trasparenza deve essere il fondamento della credibilità del settore e la base su cui costruire una competizione leale, fondata sulla qualità e sulle competenze.

Quest’ombra, purtroppo, aleggia da troppo tempo sulla nostra categoria, offuscandone l’immagine e compromettendo il valore di una professione che merita rispetto, trasparenza e pieno riconoscimento. Questo fenomeno non solo inquina il dibattito pubblico e svilisce il lavoro dei professionisti seri e responsabili, ma finisce per alimentare e amplificare dinamiche di concorrenza sleale, penalizzando chi opera correttamente e nel rispetto delle regole.

In un contesto in cui persistono asimmetrie informative e disallineamenti nell’applicazione dei principi di buona governance, ASSOEURO ritiene necessario rafforzare un approccio sistemico alla trasparenza, intesa come componente strutturale del framework di attuazione dei programmi UE e non come opzione discrezionale dei singoli operatori. L’azione proposta si fonda su tre linee di intervento: lo sviluppo e il riconoscimento di meccanismi di qualificazione professionale basati su competenze verificabili, continuous professional development e tracciabilità delle performance progettuali; l’integrazione coerente, nei bandi e nelle procedure di selezione, di requisiti obbligatori in materia di trasparenza, accountability e congruità economica delle prestazioni, in linea con i principi di sound financial management, proporzionalità e value for money; il rafforzamento delle attività di monitoraggio, dialogue with stakeholders e advocacy istituzionale finalizzate a prevenire pratiche di dumping professionale e a garantire l’affidamento degli incarichi a soggetti adeguatamente qualificati. In assenza di un quadro tecnico-regolatorio coerente, la mancanza di trasparenza rischia di generare distorsioni concorrenziali; ASSOEURO promuove pertanto un ecosistema professionale in cui qualità, compliance e competenza costituiscano requisiti strutturali per l’accesso al mercato».

Con il countdown per le prime scadenze del 2026, Assoeuro intende promuovere una coalizione con gli altri stakeholder europei per chiedere una revisione dei criteri di valutazione dell’originalità, o la vostra strategia si concentrerà esclusivamente sulla tutela legale dei singoli associati?

«In vista dell’avvicinarsi delle prime scadenze del 2026, ASSOEURO ritiene che l’azione di sistema a livello europeo e la tutela dei singoli professionisti associati debbano procedere in modo coordinato e sinergico, secondo un approccio coerente con i principi di buona governance, partenariato e dialogo strutturato promossi dall’Unione europea.

Da un lato, l’Associazione intende favorire la costruzione di una coalizione europea ampia e rappresentativa, coinvolgendo stakeholder istituzionali, associazioni professionali, reti di europrogettisti, organismi intermedi e altri attori rilevanti dell’ecosistema dei programmi UE. Tale iniziativa mira ad avviare un confronto qualificato e basato su evidenze concrete sui criteri comuni di valutazione e operatività, con l’obiettivo di contribuire a un loro possibile affinamento in termini di trasparenza, proporzionalità e coerenza applicativa, nel pieno rispetto dei principi di parità di trattamento e certezza del diritto.

Parallelamente, ASSOEURO considera irrinunciabile il rafforzamento degli strumenti di tutela e accompagnamento dei propri associati, sia sotto il profilo legale sia sotto quello tecnico-professionale. In un contesto normativo e valutativo sempre più complesso, è essenziale garantire ai professionisti un supporto strutturato che consenta loro di operare con maggiore sicurezza, consapevolezza e capacità di prevenzione del rischio.

In questo quadro, un confronto costante e strutturato con il Governo nazionale assume un ruolo centrale. Il livello statale rappresenta infatti un anello strategico di collegamento tra le istanze provenienti dal mondo professionale e i processi decisionali europei. ASSOEURO ritiene fondamentale promuovere un dialogo costruttivo con le amministrazioni competenti, affinché le criticità emerse in fase di valutazione siano adeguatamente rappresentate nei tavoli europei e si rafforzi una posizione nazionale coerente, informata e allineata agli interessi dei professionisti e dei beneficiari dei programmi UE.

In questa prospettiva, advocacy europea, sostegno istituzionale nazionale e tutela individuale non rappresentano opzioni alternative, ma elementi complementari di una strategia unitaria. Solo attraverso un’azione multilivello – capace di incidere sui processi decisionali a monte e, al contempo, di proteggere concretamente i professionisti a valle – ASSOEURO proseguirà con fermezza nel proprio impegno quale interlocutore strategico, credibile e responsabile nei processi decisionali a livello nazionale ed europeo, incidendo attivamente sulle politiche di settore e operando per la piena valorizzazione, tutela e rappresentanza della nostra straordinaria, quanto fondamentale, professione».

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