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Con la firma dello storico accordo di libero scambio avvenuta il 27 gennaio 2026, l’Unione Europea e l’India sanciscono il definitivo superamento dei confini doganali che per decenni hanno limitato i rapporti economici e produttivi.
Un’intesa che coinvolge il 25% del PIL mondiale e che punta a raddoppiare i flussi commerciali bilaterali entro il 2032, garantendo alle imprese europee un accesso privilegiato alla principale frontiera di crescita mondiale.
Questo traguardo mette fine a un’attesa durata quasi vent’anni, superando quel decennale immobilismo che dal 2007 aveva paralizzato le ambizioni di Bruxelles e Nuova Delhi. La spinta decisiva è arrivata dalla necessità condivisa di creare un’alternativa solida e democratica alle catene di approvvigionamento globali e alle crescenti tensioni protezionistiche. L’accordo non è solo una vittoria economica, ma un riposizionamento strategico che vede l’Europa scommettere sul dinamismo indiano per diversificare i propri mercati di sbocco.
L’impatto sulle imprese sarà immediato e tangibile, grazie a un abbattimento massiccio delle tariffe che fino a ieri rendevano molti prodotti europei proibitivi per il consumatore indiano. Il settore automobilistico farà da capofila in questa espansione con dazi che crollano dal 110% a una quota minima, aprendo le porte a centinaia di migliaia di veicoli europei ogni anno. Parallelamente, le eccellenze del Made in Italy agroalimentare, come i vini, i superalcolici e l’olio d’oliva, vedranno svanire barriere doganali storicamente altissime, trovando finalmente spazio sugli scaffali di una classe media indiana in espansione vertiginosa.
Tuttavia, il patto non si limita a un semplice scambio di merci, infatti, introduce norme sulla protezione della proprietà intellettuale, sulla semplificazione degli investimenti e sulla mobilità dei professionisti qualificati, creando un corridoio preferenziale per talenti e ricercatori. Al contempo, Bruxelles è riuscita a proteggere i settori agricoli più vulnerabili attraverso clausole di salvaguardia specifiche, assicurando che l’apertura dei mercati non comprometta la sicurezza alimentare o la stabilità dei produttori europei.
Guardando al futuro, la cooperazione climatica emerge come la chiave di volta di questa intesa. Insieme al trattato commerciale è stato attivato anche un fondo di sostegno per accelerare la transizione industriale dell’India verso modelli a basse emissioni, dimostrando che la prosperità economica può e deve camminare a pari passo con la sostenibilità ambientale. L’accordo è ora atteso al vaglio delle ratifiche parlamentari con l’obiettivo di renderlo pienamente operativo per l’inizio del 2027 e inaugurare così una nuova era di stabilità geopolitica.
