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L’intelligenza artificiale nella sanità italiana

Miriam Masone

Miriam Masone

Redattrice per «Acta non verba» con una formazione in Sustainability Management e transizione ecologica. Giornalista, cronista per «il Mattino» di Napoli e altre testate. Autrice di podcast, documentari e programmi televisivi.
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L’intelligenza artificiale (IA) sta trasformando profondamente il settore sanitario globale, con un impatto significativo sugli ospedali sia in Italia che nel resto del mondo. Questa tecnologia rappresenta una svolta significativa per l’accuratezza diagnostica, l’efficienza operativa e la personalizzazione delle cure, grazie alla sua capacità di analizzare grandi quantità di dati e identificare pattern complessi.

L’IA decifra questi schemi per fornire insight preziosi che guidano decisioni cliniche più dettagliate che migliorano notevolmente la salute e l’assistenza ai pazienti.

In Italia

L’approccio verso l’IA è prevalentemente positivo, specialmente nelle branche di gastroenterologia (con i sistemi CADe/CADx) e radiologia. Attualmente, le applicazioni più diffuse includono l’analisi avanzata di immagini mediche (radiografie, TAC, risonanze magnetiche e colonscopie), la riduzione dei tempi di attesa per gli esami, il monitoraggio remoto dei pazienti, l’implementazione di sistemi di supporto alle decisioni cliniche, l’utilizzo di chatbot per l’interazione con i pazienti e l’analisi di biopsie in patologia (prelievi di tessuto o cellule esaminati al microscopio da patologi).

Nonostante il crescente interesse per questa innovazione, permangono sfide significative. Si riscontra una preparazione ancora insufficiente sull’IA tra i medici in formazione e una certa cautela negli investimenti da parte delle aziende sanitarie italiane. L’adozione dell’IA in Italia è inoltre ostacolata da preoccupazioni etiche e legali (relative ad autonomia, responsabilità, privacy, bias di automazione, dipendenza eccessiva e scetticismo sulla qualità e accessibilità dei dati), da problemi di implementazione e infrastrutturali (come la variabilità regionale e la necessità di interoperabilità tra sistemi) e da vincoli finanziari.

Il quadro normativo

Parallelamente, l’Italia sta sviluppando una legge sull’IA volta a promuovere un utilizzo responsabile nel settore sanitario, basata sui principi di trasparenza, sicurezza e supervisione umana. Il Garante per la protezione dei dati personali ha già pubblicato linee guida specifiche per l’uso dell’IA in sanità, al fine di garantire il rispetto della privacy dei pazienti e delle normative sulla protezione dei dati, fornendo indicazioni chiare sul trattamento dei dati sensibili impiegati dai sistemi di IA.

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L’IA al servizio dei pazienti in Lombardia

L’intelligenza artificiale sta rimodellando la cura del paziente negli ospedali italiani attraverso applicazioni che spaziano dal monitoraggio a distanza alla personalizzazione dei piani terapeutici, aprendo nuove vie di interazione tra medici e pazienti e consentendo una valutazione continua e interventi tempestivi. Un esempio concreto di questa trasformazione è rappresentato dall’Azienda Socio-Sanitaria Territoriale del Garda, «ASST Garda», che sta impiegando sensori ottici intelligenti grazie alla collaborazione con la start-up «TeiaCare», specializzata in tecnologie mediche basate sull’IA che attraverso la sua app «Ancelia» permette di monitorare costantemente i pazienti dell’Ospedale di Comunità di Prevalle, ottimizzando il lavoro di infermieri e operatori sanitari. Questo approccio permette di rilevare precocemente le esigenze dei pazienti e di intervenire tempestivamente, migliorando la loro sicurezza e la qualità dell’assistenza.


Un ulteriore esempio è rappresentato dalle soluzioni di «CGM Telemedicine», utilizzate negli ospedali di tutta la Lombardia per offrire test diagnostici remoti e monitoraggio dei parametri vitali a domicilio. Queste soluzioni consentono di migliorare l’assistenza ai pazienti cronici, facilitare l’assistenza post-acuta e ridurre la necessità di frequenti ricoveri ospedalieri.


L’IA può inoltre agire come un vero e proprio compagno virtuale per i pazienti, offrendo supporto, informazioni e promemoria, che si traduce in una maggiore aderenza ai piani di trattamento.


Inoltre, strumenti potenziati dall’IA, come gli assistenti sanitari virtuali, possono migliorare l’engagement del paziente fornendo informazioni facilmente accessibili, rispondendo a domande e offrendo un supporto personalizzato e costante, motivando così i pazienti a seguire le indicazioni terapeutiche e ottenendo migliori risultati sanitari.

Caso di Studio: L’Ospedale «Agent» in Cina

L’Ospedale «Agent», sviluppato dall’Università Tsinghua di Pechino, rappresenta il primo ospedale virtuale interamente gestito dall’IA. Dotato di medici e infermieri virtuali basati su grandi modelli linguistici (LLM), simula l’intero processo di trattamento del paziente con una promettente accuratezza nella diagnosi e nella cura di malattie respiratorie. L’obiettivo dell’ospedale è migliorare la formazione medica e trasformare l’erogazione dell’assistenza sanitaria, offrendo servizi efficienti, accessibili e senza mai sottovalutare l’importanza del supporto umano.

In conclusione, sebbene l’IA offra notevoli vantaggi per gli ospedali, è cruciale affrontare le sfide legate alla sua adozione attraverso la formazione del personale, la gestione delle implicazioni etiche e la risoluzione dei problemi di implementazione. L’IA ha il potenziale per trasformare radicalmente l’assistenza ospedaliera in Italia e nel mondo, e iniziative pionieristiche come l’Ospedale Agent in Cina ne delineano il futuro.

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