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L’avvio del prossimo Programma Quadro europeo sulla ricerca e l’innovazione (FP 10) avverrà solo nel 2028. Tuttavia, è già da adesso che si stanno gettando le basi per la sua programmazione
di Antonio Nastri
Se da un lato, infatti, da più parti si inizia a sollecitare l’impegno di maggiori risorse finanziarie rispetto agli attuali 95,5 miliardi di euro stanziati nel budget di Horizon Europe, dall’altro lato, le indicazioni principali per la futura programmazione proverranno dalla valutazione intermedia proprio dell’attuale programma quadro (il rapporto è atteso ad ottobre), nonché dalla valutazione ex-post, rilasciata a gennaio, del precedente programma (Horizon 2020).
Le risorse finanziarie
Il dato più significativo a supporto della richiesta di incremento dei fondi è rappresentato dal mancato raggiungimento dell’obiettivo dell’UE di investire il 3% del proprio PIL in ricerca e sviluppo. I dati attuali riferiscono di un valore degli investimenti complessivi in R&S di poco inferiore al 2,3%, mentre altri paesi hanno già da tempo superato la soglia del 3%.
Data per assodata l’esigenza di raddoppiare le risorse finanziarie a supporto della ricerca, ulteriori esigenze emergeranno non solo dai summenzionati rapporti di valutazione, ma anche dalle indicazioni segnalate da diversi stakeholder pubblici e privati. Per quanto riguarda il contesto italiano, il primo soggetto ad esporre pubblicamente le proprie posizioni è stata APRE (Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea) che, con il position paper “Verso FP10”, rilasciato lo scorso 27 giugno, ha fornito il proprio contributo alla riflessione sul futuro programma quadro, supportando il posizionamento della ricerca italiana.
Il documento
Il documento elenca 54 proposte sul futuro Programma quadro, raccolte in due sezioni – “Visione e Strategia” e “Strumenti e Implementazione” – e tredici capitoli, che spaziano dagli orientamenti strategici alla dotazione finanziaria, dai principali strumenti del programma (ERC, MSCA, partenariati, missioni, EIC) ai meccanismi di implementazione.
Le esigenze
Tra le numerose indicazioni ed esigenze segnalate nel documento, due, in particolare, sembrano svolgere un ruolo cruciale nella ridefinizione delle strategie comunitarie a supporto della Ricerca.
La prima è la “transdisciplinarietà”, intesa come superamento della multidisciplinarietà. Se quest’ultima, infatti, prevede la collaborazione tra diverse discipline nel perseguimento di obiettivi prestabiliti, la transdisciplinarietà comporta la collaborazione tra discipline già nella fase di identificazione degli obiettivi. Solo con un approccio transdisciplinare, sottolinea il documento, è possibile affrontare efficacemente la complessità delle sfide tecnologiche, economiche, sociali e ambientali e, soprattutto, si possono evitare ridondanze (e gli sprechi ad esse associati) tra i diversi programmi ed iniziative europei.
La seconda esigenza è rappresentata dal superamento del tradizionale confine tra la ricerca di base e la ricerca applicata. Si tratta di una distinzione/contrapposizione che oggi più che mai rappresenta un limite, poiché rischia di condurre a programmi frammentari e incompleti. Indicare in maniera chiara nei bandi il percorso scienza-applicazione, invece, consentirebbe una maggiore valorizzazione anche di iniziative con TRL bassi, ma con potenziali ricadute a lungo termine.
L‘esperienza passata e le prospettive future
Sulla base dell’esperienza acquisita nei primi anni di funzionamento di Horizon Europe e nei precedenti Programmi quadro, APRE ritiene che nel prossimo Programma quadro sarà necessario coniugare gli elementi fondanti di una visione nuova con i più rilevanti tra quelli dei precedenti Programmi, conciliando l’urgenza di approcci e strumenti innovativi con il rafforzamento e la valorizzazione di quelli esistenti che hanno dimostrato la loro efficacia e incontrato l’apprezzamento della comunità di R&I.
Secondo APRE, la complessità delle sfide del nostro tempo richiede risposte sistemiche, che solo un Programma organicamente a sé stante, che supporti la gran parte delle attività di ricerca e innovazione in tutti i settori scientifici e tecnologici, è in grado di fornire. Al contempo, nel perseguire gli obiettivi strategici dell’Unione è necessario che FP10 rifletta il giusto equilibrio tra un’impostazione puramente top-down, in cui le priorità di R&I discendono direttamente dagli obiettivi strategici, e un approccio bottom-up – anche per la ricerca collaborativa – che garantisce la libertà di scelta scientifica e tecnologica e promuove la creatività di chi fa ricerca e innovazione.
