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Dalla crisi degli invertebrati al One Health: l’Europa porta la biodiversità dalla ricerca alla gestione

Alessandra Carlo

Alessandra Carlo

Laureata in Giurisprudenza all'Università Cattolica del Sacro Cuore con esperienze maturate nell'ambito della professione forense. Fa parte del Centro Studi di Sef Consulting
Biodiversità all’alba nella zona umida
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Non basta più sapere che la biodiversità europea sta arretrando. La questione, ora, è capire dove intervenire, con quali strumenti e soprattutto come misurare i risultati. Con sei nuove linee di Horizon Europe, per complessivi 128 milioni di euro, l’Unione europea cerca di colmare la distanza tra conoscenza scientifica e azione concreta, trasformando la ricerca in strumenti di gestione, monitoraggio e ripristino degli ecosistemi.

Il nuovo investimento europeo arriva in un passaggio particolarmente delicato per le politiche ambientali dell’Unione. Secondo il rapporto Europe’s Environment 2025 dell’Agenzia europea dell’ambiente, l’81% degli habitat di interesse comunitario si trova in uno stato di conservazione scadente o cattivo, mentre inquinamento, trasformazione del territorio, sovrasfruttamento delle risorse, specie invasive e cambiamenti climatici continuano a esercitare pressioni cumulative sugli ecosistemi. Nel frattempo, il regolamento europeo sul ripristino della natura, entrato in vigore nell’agosto 2024, ha fissato obiettivi vincolanti prevedendo misure di ripristino su almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell’Unione entro il 2030. Si apre così una questione amministrativa, economica e politica: come tradurre gli obiettivi normativi in interventi effettivi e verificabili? È in questa prospettiva che si inserisce il secondo blocco Nature1, il più orientato all’operatività con una serie di interventi che affrontano aspetti diversi ma strettamente connessi della stessa sfida: comprendere le cause del declino degli invertebrati, sperimentare il ripristino degli ecosistemi direttamente sui territori, contrastare il traffico di fauna e la diffusione delle specie invasive, integrare le tecniche basate sul DNA nelle pratiche ordinarie di monitoraggio e, infine, mettere in relazione biodiversità, ambiente e salute attraverso una piattaforma One Health. Ne emerge un’impostazione che considera la tutela della natura non più come un insieme di interventi settoriali, ma come una componente strutturale delle politiche europee, da integrare nei processi decisionali e valutare attraverso risultati concreti.

Invertebrati: capire le cause prima che gli effetti diventino irreversibili

Determinanti del declino della biodiversità degli invertebrati (HORIZON-NATURE-2027-02-01) mette 15 milioni di euro su due grandi progetti dedicati al declino di insetti, molluschi, crostacei e altri invertebrati. Sono gruppi decisivi per impollinazione, decomposizione, catene alimentari, qualità delle acque e funzionamento dei suoli, ma spesso disponiamo di serie storiche incomplete. La call vuole misurare soprattutto come interagiscano le diverse pressioni: uso del suolo, inquinamento, clima, sfruttamento, specie invasive e trasformazioni socioeconomiche.

Il risultato atteso non è un inventario più preciso, ma una base scientifica per la Nature Restoration Regulation e per politiche capaci di intervenire sulle catene causali. L’idea di fondo è che la perdita di biodiversità non possa essere affrontata isolando un singolo driver quando gli ecosistemi rispondono a pressioni cumulative.

Sessantaquattro milioni per portare il ripristino nei territori reali

Le call Living lab per il ripristino degli ecosistemi (HORIZON-NATURE-2027-02-02) e Rete europea dei living lab per il ripristino della natura (HORIZON-NATURE-2027-02-03) costituiscono un unico disegno. La prima mette 60 milioni su sei progetti, ciascuno chiamato a costruire tre nuovi living lab, con 8-15 siti sperimentali per ciascun laboratorio, in ecosistemi e contesti differenti; la seconda aggiunge 4 milioni per una rete europea che connetta i laboratori finanziati con quelli già attivi in altri programmi e territori.

La scelta dei living lab è significativa perché il ripristino della natura incontra problemi che non esistono in laboratorio: proprietà e gestione dei terreni, conflitti d’uso, costi, autorizzazioni, consenso, capacità tecnica degli enti locali e sostenibilità economica. Agricoltori, forestali, imprese, gestori di acque, amministrazioni, ricercatori e cittadini vengono quindi inseriti nello stesso ambiente di sperimentazione. La rete europea serve a evitare che ogni territorio debba ripartire da zero e a trasformare esperienze locali in metodi replicabili.

Biodiversità e sicurezza dei confini

Soluzioni contro il traffico di fauna selvatica e le specie aliene invasive (HORIZON-NATURE-2027-02-04) concentra 13 milioni di euro in un unico progetto su due fenomeni apparentemente distinti: traffico illegale di fauna e specie aliene invasive. In entrambi i casi il punto critico è intercettare rapidamente organismi, prodotti e movimenti prima che producano un danno irreversibile. Per questo la call richiede il coinvolgimento operativo di almeno tre autorità competenti di tre diversi Paesi, tra dogane, forze di controllo, guardie di frontiera e servizi ambientali.

Sensori, tracciamento, analisi forense, identificazione automatizzata e sistemi di supporto alle decisioni dovranno essere dimostrati in contesti reali. È una misura che apre uno spazio anche alle imprese tecnologiche, purché sappiano lavorare con autorità pubbliche e vincoli di sicurezza.

DNA, bioinformatica e monitoraggio regolatorio

Monitoraggio della biodiversità economicamente efficiente per le politiche UE (HORIZON-NATURE-2027-02-05), con 16 milioni di euro, affronta un problema diverso ma complementare: molte tecniche genomiche sono ormai mature sul piano scientifico, ma non sono ancora integrate in modo uniforme nei sistemi con cui gli Stati applicano le norme europee. Il focus riguarda impollinatori, biodiversità del suolo e qualità biologica delle acque, con un ruolo centrale per DNA metabarcoding, librerie genetiche di riferimento, standardizzazione e dati FAIR.

Il vero passaggio è dall’esperimento alla routine amministrativa. Se genomica, bioinformatica e interoperabilità entrano nei protocolli ufficiali di monitoraggio, cessano di essere strumenti di nicchia e diventano parte stabile dell’infrastruttura regolatoria europea.

One Health: la biodiversità entra nei sistemi di salute

Con Ricerca interdisciplinare e data-driven all’interfaccia biodiversità-salute secondo one health (HORIZON-NATURE-2027-03-01) la Commissione mette 20 milioni di euro su un solo grande progetto che dovrà collegare salute umana, salute animale e salute degli ecosistemi. La logica One Health è ormai consolidata, ma i dati rimangono spesso separati tra medicina, veterinaria, ecologia e ambiente. La call chiede almeno sei casi d’uso capaci di dimostrare come cambiamenti d’uso del suolo e del mare, clima, inquinamento, specie invasive e perdita di biodiversità possano tradursi in malattie infettive, patologie non trasmissibili e persino effetti sulla salute mentale. La relativa scheda HaDEA, pubblicata il 21 ottobre 2026, conferma il calendario della procedura.

Il filo che unisce l’intero pacchetto è quindi la capacità di trasformare la biodiversità in informazione operativa: misurare i trend, testare il ripristino, bloccare le minacce, standardizzare i dati e infine collegare lo stato degli ecosistemi alla salute. La politica europea della natura diventa sempre meno un settore separato e sempre più una componente della gestione dei territori, della sicurezza e dei sistemi sanitari.

  1. Per il primo vedi: https://actanonverba.it/la-biodiversita-entra-nella-politica-industriale-europea-dai-pfas-alla-transizione-nature-positive/ ↩︎

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