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STEP Molise, 43,8 milioni alle imprese con contributi fino a 8 milioni per tecnologie digitali, biotech e transizione energetica.

Roberta Morosini

Roberta Morosini

Responsabile Centro Studi di Sef Consulting e co-founder del progetto Carta Rosa per l'impresa e l'empowerment femminile
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Domande dal 26 ottobre. Due sportelli separati, investimenti minimi da un milione e fondo perduto fino al 60% per gli investimenti produttivi e all’80% per la ricerca industriale.

Il Molise concentra 43,83 milioni di euro della programmazione FESR sulle tecnologie individuate dall’Unione europea come critiche e apre alle imprese una misura costruita per sostenere programmi di dimensione industriale, con investimenti minimi che partono da un milione di euro e contributi che possono arrivare a 8 milioni per progetto. È questo il tratto che distingue l’Avviso STEP Molise, approvato con la determinazione dirigenziale regionale n. 5235 del 4 settembre 2026 e destinato a entrare nella fase operativa il 26 ottobre.

La dotazione complessiva ammonta esattamente a 43.829.725,80 euro ed è divisa in due linee autonome. Alla Priorità 11, dedicata alle tecnologie digitali, alle deep tech e alle biotecnologie, vanno 25.699.725,80 euro; altri 18.130.000 euro finanziano la Priorità 12 sulle tecnologie pulite ed efficienti sotto il profilo delle risorse, comprese quelle a zero emissioni nette. Le risorse dei due sportelli restano separate: l’Avviso esclude espressamente il trasferimento delle disponibilità da una linea all’altra.

È una scelta che deriva dalla riprogrammazione del PR Molise FESR-FSE+ 2021-2027 approvata dalla Commissione europea nell’agosto 2025 per recepire STEP, la piattaforma istituita dal regolamento Ue 2024/795. La Regione aveva inizialmente destinato alle nuove Priorità l’importo di flessibilità del Programma, orientandolo verso tecnologie per le quali Bruxelles punta a ridurre le dipendenze esterne dell’Unione. L’avviso pubblicato a settembre traduce quella scelta programmatoria in un incentivo rivolto direttamente agli investimenti delle imprese.

Dai semiconduttori alle biotecnologie, la tecnologia deve rientrare nella definizione STEP

L’accesso alla misura richiede qualcosa di più della presenza di una componente digitale o ambientale nel programma aziendale. Il progetto deve riguardare lo sviluppo o la fabbricazione di una tecnologia considerata critica ai sensi di STEP oppure intervenire sulla relativa catena del valore.

La prima linea comprende tecnologie digitali e deep tech quali semiconduttori avanzati, intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche, connettività avanzata e sistemi digitali di nuova generazione. Sul versante biotech rientrano, tra gli altri, biotecnologie industriali, della salute e verdi, soluzioni basate su DNA e RNA, ingegneria cellulare e tissutale, bioprocessi, bioinformatica e nanobiotecnologie. Il perimetro può estendersi ai componenti e ai macchinari utilizzati principalmente per fabbricare i prodotti interessati, alle materie prime critiche e ai servizi specifici indispensabili allo sviluppo o alla produzione della tecnologia.

La seconda linea riguarda le tecnologie pulite ed efficienti nell’impiego delle risorse. La pagina regionale STEP richiama, fra gli ambiti interessati, energie rinnovabili, accumulo, reti elettriche, combustibili alternativi sostenibili, idrogeno, efficienza energetica, materiali avanzati e tecnologie collegate alla gestione delle materie prime critiche.

C’è poi un secondo filtro territoriale e programmatico; i progetti devono essere coerenti con almeno uno degli ambiti della RIS3 Molise: sistema agroalimentare, industrie culturali, turistiche e creative, scienze della vita, innovazione del sistema ICT oppure tecnologie a supporto della transizione. L’appartenenza dell’impresa a uno di questi comparti, da sola, evidentemente non basta: è il contenuto dell’investimento a dover rispettare il perimetro tecnologico fissato da STEP.

Un milione è la soglia di ingresso per le piccole imprese

La dimensione minima dei programmi restringe sensibilmente la platea rispetto ai tradizionali incentivi regionali rivolti alle PMI: una piccola impresa deve presentare un investimento di almeno 1 milione di euro, che sale a 2 milioni per una media e a 5 per una grande.

Per i raggruppamenti di sole PMI la soglia è fissata a 2 milioni, mentre quelli che comprendono una grande impresa devono raggiungere almeno 5 milioni. Sul fronte opposto, il tetto riguarda il contributo concedibile: massimo 4 milioni alla piccola impresa, 6 milioni alla media e 8 milioni alla grande. Un raggruppamento di sole PMI può ricevere fino a 6 milioni; se partecipa una grande impresa il limite sale a 8 milioni.

Possono candidarsi imprese singole di qualsiasi dimensione e aggregazioni costituite come ATI o ATS. Sono ammessi anche consorzi, società consortili e contratti di rete dotati di soggettività giuridica. ATI e ATS devono essere già costituite al momento della domanda; se nel raggruppamento figura una grande impresa deve essere presente almeno una PMI. Gli organismi di ricerca possono partecipare a un’ATI o ATS quando il programma comprende ricerca industriale o sviluppo sperimentale, mentre non possono presentare autonomamente una candidatura.

Ogni impresa potrà partecipare a un solo progetto e su una sola delle due linee STEP. La regola vale anche quando l’azienda aderisce a un’aggregazione.

Fondo perduto al 60% per le piccole imprese, ricerca industriale fino all’80%.

Gli investimenti produttivi sono agevolati in base all’articolo 14 del GBER e alla Carta degli aiuti a finalità regionale, utilizzando le maggiorazioni previste per STEP. Il contributo in conto capitale raggiunge il 60% della spesa ammissibile per micro e piccole imprese, il 50% per le medie e il 40% per le grandi.

Percentuali diverse si applicano alla componente di ricerca e sviluppo. La ricerca industriale può ottenere fino all’80% per micro e piccole imprese, al 75% per le medie e al 65% per le grandi. Per lo sviluppo sperimentale i massimali sono rispettivamente 60, 50 e 40 per cento. La componente R&S, tuttavia, non può superare il 25% dell’importo ammissibile relativo agli investimenti produttivi: il baricentro della misura resta quindi sul passaggio dalla tecnologia all’investimento e alla produzione.

Per gli investimenti produttivi è richiesto anche un apporto privo di sostegno pubblico pari ad almeno il 25% dei costi ammissibili, da coprire con mezzi propri oppure con finanziamento esterno non agevolato. L’Avviso disciplina puntualmente le modalità con cui dimostrare la disponibilità della quota privata.

Gli aiuti STEP non sono cumulabili, sulle stesse spese, con altri incentivi pubblici nazionali, regionali o comunitari, compresi benefici fiscali e garanzie. È un passaggio da tenere presente nella costruzione del piano finanziario, soprattutto per imprese che intendano utilizzare contemporaneamente altre misure disponibili nel Mezzogiorno.

Macchinari, impianti, brevetti e R&S: esclusi beni usati e mezzi di trasporto

Sul capitolo delle spese, l’impianto è quello di un programma industriale. Sono finanziabili macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica, insieme agli altri attivi materiali ammessi dall’articolo 14 del GBER. Tra gli immateriali figurano brevetti, licenze, know-how e altre forme di proprietà intellettuale.

Per le grandi imprese gli attivi immateriali possono rappresentare al massimo il 50% dei costi totali ammissibili dell’investimento iniziale; per le PMI il limite sale al 100 per cento. Licenze e software acquistati devono costituire veri attivi dell’impresa: canoni e abbonamenti periodici restano fuori.

Quando il progetto contiene attività di ricerca e sviluppo entrano nel computo anche i costi del personale impiegato nel progetto e le ulteriori voci ammesse dall’articolo 25 del GBER. L’Avviso esclude, fra l’altro, beni e materiali usati, mezzi di trasporto, formazione, spese sostenute per adeguarsi a obblighi di legge e documenti di spesa inferiori a 500 euro.

Gli investimenti devono essere effettuati in Molise. È prevista una deroga circoscritta alle attività di ricerca o sviluppo che richiedano infrastrutture o attrezzature specifiche non disponibili sul territorio regionale e che dovranno essere autorizzate.

Il progetto vale fino a 100 punti, ne servono almeno 60

Lo sportello segue l’ordine cronologico, ma l’arrivo della PEC non determina da solo il diritto al contributo. Sviluppo Italia Molise conduce prima la verifica di ricevibilità, poi quella di ammissibilità e infine la valutazione di merito. Per ottenere l’agevolazione occorrono almeno 60 punti su 100.

La griglia guarda alla qualità tecnologica del progetto, alla capacità del proponente, alla sostenibilità economico-finanziaria, alla credibilità degli obiettivi e alla congruità di tempi e costi. Nella linea digitale, deep tech e biotech, ad esempio, la sostenibilità economico-finanziaria può valere fino a 20 punti, così come la capacità di sviluppare o introdurre nuove soluzioni, processi o prodotti nelle tecnologie interessate.

Premiano anche il coinvolgimento delle PMI nelle filiere locali, gli accordi già stipulati con organismi di ricerca e il possesso di certificazioni ambientali o sociali indicate dall’Avviso. I criteri di premialità concorrono al raggiungimento dei 100 punti e quindi possono incidere anche sul superamento della soglia minima.

Una previsione distinta riguarda i progetti già titolari del Marchio di Sovranità o del Marchio di Eccellenza: entro un limite del 20% delle risorse di ciascuna linea è prevista una corsia di concessione diretta, fermo il controllo dei requisiti essenziali indicati dall’Avviso.

Sportello alle 12 del 26 ottobre, e l’ordine di arrivo conta

Le candidature potranno essere trasmesse dalle ore 12 del 26 ottobre 2026 alle ore 12 del 30 aprile 2027, esclusivamente via PEC a Sviluppo Italia Molise. Per ciascuna linea l’istruttoria procede in ordine cronologico e lo sportello può essere sospeso o chiuso prima della scadenza se le risorse vengono esaurite.

Questo rende la preparazione della domanda un elemento operativo tutt’altro che secondario. L’istanza deve arrivare in un unico file compresso e con un solo invio; una candidatura già trasmessa che debba essere modificata o integrata va ritirata e ripresentata, perdendo di fatto la precedente posizione cronologica.

Il programma non può essere avviato prima della presentazione della domanda. Dopo la concessione, gli investimenti dovranno chiudersi entro 30 mesi e comunque entro il 30 aprile 2030, con possibilità di una proroga massima di sei mesi nei termini stabiliti dall’Avviso.

La combinazione tra sportello cronologico e valutazione tecnica è forse il punto da osservare con maggiore attenzione nelle prossime settimane: arrivare presto tutela la posizione sulle risorse, mentre una proposta che non raggiunge i 60 punti resta fuori. Per le imprese interessate il calendario effettivo comincia quindi prima del 26 ottobre, soprattutto per programmi da uno a cinque milioni di euro che richiedono già in candidatura un quadro tecnologico, finanziario e progettuale sufficientemente definito.

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