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A Calle Cerdà, nell’Eixample di Barcellona, l’asfalto sembra uguale a quello di tante altre strade europee. Invece, sotto la superficie, al posto della tradizionale polvere minerale calcarea, è stato inserito il biochar, una polvere nera e vegetale ottenuta dai noccioli di oliva e da residui di pino.
Il progetto «Biochar» è vincitore del bando comunale «La sezione di strada del XXI secolo» ed è prodotto da Carboliva, azienda andalusa di Puente del Obispo (Jaén) specializzata nella trasformazione del nocciolo d’oliva in carbone vegetale. Si tratta di 90mila euro di finanziamento per la fase sperimentale, 76% in meno di CO2 nella produzione della miscela bituminosa, prestazioni di resistenza equivalenti o superiori all’asfalto tradizionale. Il dato più rilevante è che il sequestro di carbonio non si esaurisce alla posa, prosegue per tutta la vita utile della strada.
È una storia di ingegneria dei materiali ma, soprattutto, una storia di finanza climatica. Il caso spagnolo comincia a riguardare da vicino anche l’Italia, primo produttore mediterraneo di olive.
Dal frantoio al certificato
Il meccanismo della pirolisi cuoce gli scarti dell’ulivo a temperature superiori ai 350 gradi in assenza di ossigeno, cosicché il materiale non brucia ma si scompone chimicamente. Il carbonio che la pianta aveva assorbito durante la sua vita resta bloccato in una struttura solida e stabile, capace di conservarlo per decenni. Il passaggio decisivo, dal punto di vista economico, è quello successivo in cui la certificazione della quantità di carbonio effettivamente sequestrata permette di trasformare il biochar in un credito vendibile sul mercato volontario del carbonio.
In Italia esistono già realtà che presidiano proprio questo anello della filiera. Localcarbon Italia, startup che non si limita a produrre biochar ma affianca le aziende agricole nella trasformazione dei propri scarti e nella certificazione del carbonio sequestrato da collocare sul mercato dei crediti.
L’agricoltore, in questo modo, risparmia sui costi di smaltimento dei residui di potatura e di frantoio, ottiene un ammendante che migliora la fertilità dei propri terreni, e in più monetizza un’azione climatica che fino a poco tempo fa non aveva alcun valore di mercato riconosciuto.
Lo stesso scarto, un’altra filiera
A Cerignola, in provincia di Foggia, opera dal settembre 2023 uno dei primi impianti italiani di digestione anaerobica alimentato principalmente da sottoprodotti olivicoli con sansa bifasica per circa il 60% della materia in ingresso, in co-digestione con foglie di ulivo ed effluenti zootecnici. L’impianto, gestito dalla società Agricola Arca – nata dalla collaborazione di cinque famiglie imprenditoriali del territorio – è circondato da 90 ettari di uliveti e nel suo primo anno di attività ha processato circa 60mila tonnellate di sansa e foglie, producendo 4,8 milioni di metri cubi di biometano immessi nella rete nazionale e 51mila tonnellate di fertilizzante organico autogestito, distribuito su 600 ettari di terreni agricoli.
Legambiente ha inserito l’impianto nella sua mappa nazionale «I cantieri della transizione ecologica», sottolineando in particolare la filiera corta e il coinvolgimento diretto dei frantoi nella valorizzazione economica dello scarto. «L’intera filiera è stata immaginata, progettata, realizzata e gestita con il preciso scopo di creare valore sostenibile, sia dal punto di vista economico che agronomico», ha dichiarato Massimo Borrelli, presidente di Arca, in occasione della visita di Legambiente.
Biochar in un caso, biometano nell’altro sono due tecnologie diverse applicate allo stesso principio, quello dello scarto olivicolo che smette di essere un costo di smaltimento e diventa una risorsa da mettere a bilancio.
Quando lo scarto diventa cibo
Un gruppo di ricerca dell’Università di Teramo, guidato dal professor Aldo Corsetti – ordinario di Microbiologia Agraria – ha dimostrato che la sansa di oliva denocciolata, se sottoposta a fermentazione con il batterio Lactiplantibacillus plantarum, può generare un alimento a base vegetale con un significativo impatto prebiotico sul microbiota intestinale, oltre a un’attività antinfiammatoria verificata su modello animale.
Lo studio, presentato al 45° Congresso Nazionale della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), ha lavorato sul modello di fermentazione colonica e sul modello murino di colite cronica indotta e ha aperto a un utilizzo alimentare della sansa finora limitato quasi esclusivamente ai mangimi zootecnici, con ricadute interessanti anche per le diete vegane, senza lattosio o a basso contenuto di colesterolo.
La domanda che resta
Se il modello funziona la questione che si pone non è più soltanto tecnica, ma distributiva. Il rischio, per un Paese che produce la materia prima ma non sempre ne governa la trasformazione finanziaria, è che l’innovazione e il credito di carbonio che ne deriva finiscano per essere catturati a valle della filiera, lontano dai territori olivicoli che l’hanno resa possibile. È la stessa tensione, in fondo, che attraversa buona parte della transizione ecologica tra chi produce la sostenibilità sul campo e chi la trasforma in prodotto finanziario. Barcellona, Cerignola e Teramo raccontano tre modi diversi di rispondere alla stessa domanda e suggeriscono che, almeno su questo terreno, l’Italia non parte da zero.
Fonti
- https://www.carboliva.es/el-ayuntamiento-de-barcelona-buscar-reducir-las-emisiones-de-co2-un-76-construyendo-aceras-y-calzadas-con-biochar-de-carboliva
- https://www.xataka.com/ecologia-y-naturaleza/barcelona-quiere-decir-adios-al-asfalto-tradicional-sabe-como-aceitunas
- https://www.greenandblue.it/2026/07/07/news/l_asfalto_mangia-smog_creato_con_gli_scarti_degli_ulivi-425454391/
- https://localcarbonitalia.org/
- https://www.legambiente.it/comunicati-stampa/i-cantieri-della-transizione-ecologica-xxvi-tappa/
- https://www.foggiatoday.it/economia/sansa-olive-produzione-energie-rinnovabili-azienda-cerignola.html
- https://olivonews.it/dalla-sansa-di-oliva-un-prezioso-prebiotico-benefico-nellinfiammazione-intestinale/
- https://www.insalutenews.it/in-salute/dagli-scarti-dellolio-doliva-nasce-lalimento-vegetale-che-rigenera-microbiota-e-ambiente/
