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Un’occasione per lo sviluppo di un dibattito con il management delle imprese
E’ ben noto a chiunque ne abbia esperienza diretta quanto sia complessa la gestione delle imprese in un mondo come quello attuale.
Alla difficoltà di orientarsi tra situazioni in continuo vorticoso mutamento, si aggiungono tendenze culturali che, spinte dalla pericolosità di varie tendenze (in particolare ambientali e sociali), tendono a chiedere alle imprese comportamenti nuovi, che complicano ulteriormente il ruolo dei manager, volto fondamentalmente alla salvaguardia del valore economico del capitale investito nelle stesse imprese non solo dai titolari di quote sociali sotto forma di apporti di denaro, ma da tutti gli attori che a diverso titolo vi contribuiscono, con apporti di risorse di altro tipo (conoscenze/competenze, relazioni, risorse psicologiche, ecc.).
In questo contesto è intervenuta la Società Italiana di MAnagement (SIMA – Società scientifica italiana dei docenti di Management) con un documento che invita i suoi associati, soprattutto docenti universitari di Economia e gestione delle Imprese, ad orientare la loro attività di ricerca verso quattro direzioni fondamentali:
- Un maggiore impatto sul mondo delle imprese, sulle Istituzioni e sulla società (greater impact on businesses, institutions, and society);
- Una capacità ulteriormente rafforzata di affrontare la complessità (enhanced capacity to address complexity);
- Un’attività di ricerca rinnovata (a renewed research agenda)
- Un’assunzione di responsabilità per il bene comune (an assumption of responsibility for the common good)
Il documento è riportato in calce a questo articolo.
Per quel che qui interessa, tuttavia, sembra importante cogliere l’occasione proposta dalla rivista on line ACTA NON VERBA (nel seguito ACTA), e dall’impresa (SEF) che ne è promotrice, per dare seguito, con impatto augurabilmente crescente, al messaggio contenuto nel Manifesto di SIMA. Tra l’altro essendo stato chi scrive tra i promotori della denominazione poi assunta dalla SIMA, tra i fondatori della Società e componente del suo primo consiglio direttivo, è con lo stesso spirito fondativo che si intende offrire un contributo alla diffusione del Manifesto e, per quanto possibile, darvi un’attuazione operativa nel variegato mondo di imprese cui ACTA si rivolge.
In questo contesto due sono gli orientamenti culturali di fondo delineati nel manifesto che, in primis, vanno seguiti o anche approfonditi in appositi dibattiti:
- una visione della gestione che parte dall’interesse generale dell’impresa alla continuazione delle sue stesse attività ed orienta, pertanto, le scelte al benessere della gestione nel medio termine, con la riduzione, per quanto possibile, delle condizioni che generano incertezza sul futuro ed ansia nella vita quotidiana delle imprese.
- Un nuovo umanesimo manageriale, da intendersi non soltanto nei confronti delle “aggressioni tecnologiche” dell’Intelligenza artificiale e del Machine Learning, ma anche nei confronti di atteggiamenti aggressivi sul piano relazionale e del rispetto della dignità umana.
In effetti sono molte le tecniche manageriali da approfondire per raggiungere, per quanto possibile, questi risultati, così come altre potrebbero derivare dall’auspicato sviluppo di una maggiore fertilizzazione incrociata tra discipline manageriali ed altri campi di ricerca, quali l’economia, la sociologia, la filosofia, la psicologia e la data science.
Un’attenzione particolare, tuttavia, va riservata, in ambito manageriale agli studi della “service research” ed ai collegamenti di questa con l’antica analisi “per processi”, che per sua natura comprende l’analisi degli attori delle più diverse attività aziendali ed umane e, peraltro, andrebbe applicata alle più diverse aree della gestione e sviluppata non solo all’interno delle imprese, ma alle relazioni di rete che le imprese correntemente intrattengono ed all’analisi del contesto in cui le imprese operano.
In tal senso si intende proporre al dibattito e ad approfondimenti successivi alcuni metodi e criteri di management, adottando il più possibile il linguaggio operativo delle imprese e non quello, tipicamente accademico, infarcito di citazioni (peraltro doverose in quell’ambito se non altro per dimostrare la completezza degli studi sottostanti e la fondatezza delle proposte via via formulate).
