Skip to content Skip to footer

CBE JU 2026: la bioeconomia circolare europea dal laboratorio all’industria

Alessandra Carlo

Alessandra Carlo

Laureata in Giurisprudenza all'Università Cattolica del Sacro Cuore con esperienze maturate nell'ambito della professione forense. Fa parte del Centro Studi di Sef Consulting
JU_acta
Preferisci ascoltare? Clicca play!
Getting your Trinity Audio player ready...

Dalle bioraffinerie alle fibre tessili, dagli imballaggi ai fertilizzanti bio-based: il nuovo programma Circular Bio-based Europe Joint Undertaking punta su tecnologie mature, filiere europee e sostituzione delle risorse fossili.

La bioeconomia europea entra nel 2026 con un programma fortemente orientato alla scala industriale. Il nuovo Annual Work Programme 2026 della Circular Bio-based Europe Joint Undertaking – CBE JU mette a disposizione 170,7 milioni di euro con scadenza il 22 settembre 2026. Il quadro è quello di un partenariato pubblico-privato tra Unione europea e Bio-based Industries Consortium, istituito nell’ambito di Horizon Europe per il periodo 2021-2031. L’obiettivo è accelerare una transizione industriale precisa: sostituire materie prime fossili e risorse non rinnovabili con biomasse sostenibili, residui, sottoprodotti e flussi di scarto, trasformandoli in materiali, prodotti chimici, ingredienti e soluzioni circolari. Il programma insiste su competitività, autonomia strategica, biomanifattura, riduzione della dipendenza dalle importazioni e rafforzamento delle catene del valore europee.

Il perimetro è molto chiaro. CBE JU finanzia progetti relativi a prodotti chimici bio-based, materiali, ingredienti alimentari e mangimistici, nutrienti per il suolo. Restano invece fuori, come ambito principale: biofuel, bioenergia, alimenti e mangimi in quanto tali, farmaceutica e dispositivi medici. La distinzione è importante: una bioraffineria può produrre più output ma il progetto deve dimostrare che l’applicazione principale rientra nel campo CBE JU e che l’uso della biomassa segue il principio del cascading use, cioè la valorizzazione progressiva e ad alto valore delle risorse biologiche.

Una call industriale

Le azioni Flagship puntano a impianti e catene del valore a scala pienamente industriale con TRL 8 a fine progetto. Le Innovation Actions puntano a dimostrazioni in ambiente rilevante o operativo con TRL 6-7. Le Research and Innovation Actions restano più vicine allo sviluppo tecnologico e alla validazione con TRL 5. In altre parole CBE JU 2026 è un programma che richiede consorzi capaci di portare tecnologie, filiere, mercato, regolazione, utenti finali e sostenibilità dentro un’unica architettura progettuale.

Anche la struttura finanziaria conferma questa impostazione industriale. La call prevede, in via indicativa, il finanziamento di 21 progetti. Le quattro Flagship hanno una dotazione di 20 milioni di euro ciascuna, con un contributo atteso di 20 milioni per progetto e dunque un progetto finanziabile per ogni topic. Le cinque Innovation Actions dispongono invece di 14 milioni di euro per topic, con contributo indicativo di 7 milioni per progetto e due progetti attesi per ciascuna linea. Le tre Research and Innovation Actions hanno una dotazione di 6,5 milioni di euro ciascuna, con contributo previsto di 3,25 milioni per progetto e due progetti finanziabili per topic. A completare il quadro vi è una Coordination and Support Action, con 1,2 milioni di euro e un progetto atteso.

Sul piano dell’intensità di finanziamento le Innovation Actions, comprese le Flagship, prevedono un contributo fino al 60% dei costi ammissibili, elevabile al 100% per gli enti non profit. Le Research and Innovation Actions e la Coordination and Support Action seguono invece il regime ordinario Horizon Europe con copertura fino al 100% dei costi eleggibili. Questo significa che le call più vicine al mercato richiedono una maggiore capacità di cofinanziamento mentre le linee più orientate alla ricerca, alla validazione tecnologica e al supporto sistemico risultano integralmente finanziabili.

Le quattro Flagship

La prima opportunità è Aumentare la competitività delle bioraffinerie attraverso le biotecnologie (HORIZON-JU-CBE-2026-IAFlag-01). Il tema è il rafforzamento della competitività delle bioraffinerie attraverso le biotecnologie. L’obiettivo è arrivare a una bioraffineria a scala industriale e a catene del valore capaci di produrre prodotti bio-based utilizzando il biotech come tecnologia abilitante. L’elemento fondamentale è la necessità di provare che il progetto può generare prodotti conformi alle richieste tecniche e di mercato migliorando sostenibilità, circolarità ed efficienza delle risorse rispetto a benchmark pertinenti.

La seconda Flagship è SSbD: alternative di origine biologica per la fertilizzazione e/o la protezione delle colture (HORIZON-JU-CBE-2026-IAFlag-02). Qui il focus è agricolo: fertilizzanti, biostimolanti e soluzioni per la protezione delle colture di origine biologica, progettati secondo l’approccio Safe and Sustainable by Design. Il programma chiede alternative competitive, efficaci sul piano agronomico e capaci di ridurre la dipendenza da prodotti chimici sintetici o minerali. È una call rilevante per imprese bio-based, produttori agricoli, cooperative, centri di ricerca agronomica, sviluppatori di biostimolanti e soggetti capaci di validare l’efficacia in campo.

La terza Flagship, Soluzioni bio-based SSbD per la cura della casa e/o della persona (HORIZON-JU-CBE-2026-IAFlag-03), riguarda i settori casa, detergenza, cosmetica e cura della persona. Il Work Programme cita ambiti come solventi, tensioattivi, conservanti, agenti antimicrobici e antifungini, disinfettanti, emulsionanti, emollienti, abrasivi, stabilizzanti, polimeri, addensanti e principi attivi. È una call molto vicina ai mercati consumer: performance tecnica, conformità regolatoria, accettabilità da parte del consumatore e sostituzione di input fossili diventano criteri centrali.

La quarta Flagship, Diversification of nutritional food ingredient sources for increased EU resilience and strategic autonomy (HORIZON-JU-CBE-2026-IAFlag-04), affronta un nodo strategico: diversificare le fonti di ingredienti nutrizionali, in particolare proteine, fibre, oli e grassi, riducendo pressione su risorse naturali e dipendenze esterne. La call si colloca al confine tra bioindustria, sicurezza alimentare e autonomia strategica. Finanzia catene industriali per ingredienti nutrizionali alternativi con attenzione a sostenibilità, accettazione dei consumatori e requisiti regolatori, incluso il rapporto con EFSA.

Le cinque Innovation Actions

Il primo topic IA è Percorsi biotecnologici per la valorizzazione della biomassa residua (HORIZON-JU-CBE-2026-IA-01). Il tema è la valorizzazione biotecnologica della biomassa residua. Il campo è ampio: residui agricoli e forestali, sottoprodotti della trasformazione, reflui e residui da acquacoltura, micro e macroalghe, rifiuti urbani bio-based, fanghi, scarti dell’industria alimentare, della carta, del legno e altri flussi misti. La qualità della proposta dipenderà dalla capacità di integrare logistica, pretrattamento, frazionamento, conversione, separazione, purificazione e validazione degli output in applicazioni di mercato.

Il secondo topic, Additivi di origine biologica come alternative per sbloccare e incrementare la riciclabilità e/o la biodegradabilità (HORIZON-JU-CBE-2026-IA-02), è uno dei più interessanti per plastica, materiali compositi e prodotti di largo consumo. Gli additivi sono spesso indispensabili per conferire proprietà ai materiali ma possono compromettere riciclo e biodegradazione o generare rischi ambientali attraverso rilascio di sostanze persistenti, VOC, metalli tossici o microplastiche. Il bando chiede additivi bio-based SSbD che migliorino il fine vita circolare dei prodotti testando compatibilità, processabilità, performance e impatti sui sistemi di gestione dei rifiuti.

Il terzo topic, Prodotti chimici e/o materiali di origine biologica derivati ​​da residui legnosi (HORIZON-JU-CBE-2026-IA-03), riguarda prodotti chimici e materiali ottenuti da residui legnosi. Corteccia, segatura, residui di taglio e trasformazione possono essere valorizzati oltre gli usi energetici o a basso valore. La call richiede dimostrazione di tecnologie almeno a TRL 6, validazione dei prodotti in applicazioni finali, eco-design, fine vita sostenibile e stretta collaborazione con proprietari forestali, gestori, cooperative o associazioni di settore. Per Paesi come l’Italia dove filiere forestali, arredo, carta, edilizia e materiali compositi hanno specializzazioni territoriali forti, è una call da leggere con attenzione.

Il quarto topic, Termoindurenti ad alte prestazioni, progettati secondo principi di economia circolare e a base biologica (HORIZON-JU-CBE-2026-IA-04), si concentra sui termoindurenti bio-based ad alte prestazioni. Sono materiali importanti per trasporti, energia, elettronica e applicazioni tecniche avanzate, ma il loro riciclo è complesso per la natura reticolata della struttura chimica. La call chiede materiali che mantengano performance elevate — proprietà meccaniche, resistenza al fuoco, corrosione, durabilità, stabilità termica — ma che siano progettati fin dall’inizio per il riuso, riciclo o upcycling.

Il quinto topic, Pellicole e rivestimenti per imballaggi circolari (HORIZON-JU-CBE-2026-IA-05), affronta uno dei mercati più visibili della transizione bio-based: imballaggi, film e rivestimenti. La call riguarda packaging alimentare e non alimentare ma impone almeno una applicazione non-food. Le sfide tecniche sono concrete: proprietà barriera contro ossigeno, umidità, grassi e sostanze volatili, adesione ai substrati, stampabilità, durabilità, compatibilità con la normativa su plastica monouso e Packaging and Packaging Waste Regulation, fine vita circolare tramite riciclo meccanico, chimico, enzimatico, compostaggio o combinazioni di queste soluzioni.

Le tre RIA

Le Research and Innovation Actions lavorano più a monte, ma restano chiaramente orientate all’industria. Affrontare le sfide di separazione e purificazione nelle bioraffinerie (HORIZON-JU-CBE-2026-RIA-01) affronta un collo di bottiglia classico delle bioraffinerie: separazione e purificazione. Anche quando il cuore del processo funziona, costi, purezza, stabilità, consumo energetico e uso di solventi possono impedire il passaggio alla scala commerciale. Il bando chiede piattaforme tecnologiche selettive, scalabili e integrabili in bioraffinerie esistenti o nuove, testate su almeno tre casi d’uso industriali o dimostrativi.

Polimeri SSbD di origine biologica provenienti da fonti alternative (HORIZON-JU-CBE-2026-RIA-02) punta su polimeri bio-based ottenuti da fonti alternative rispetto alla biomassa primaria agricola e forestale, esplicitamente fuori campo per questo topic. Sono ammissibili processi di sintesi, estrazione, isolamento, purificazione e funzionalizzazione di polimeri da risorse meno esplorate, con test in almeno due settori di mercato e verifica di fine vita sostenibile: riciclo, biodegradazione, riuso o remanufacturing.

Sviluppare fibre tessili innovative e sostenibili a base biologica (HORIZON-JU-CBE-2026-RIA-03) riguarda fibre tessili bio-based naturali modificate o man-made. Il Work Programme ricorda che nel 2023 le fibre sintetiche fossili hanno raggiunto il 67% del mercato globale mentre il cotone, pur essendo la seconda fibra più prodotta, presenta forti criticità ambientali legate a uso del suolo e consumo idrico. L’UE ha inoltre una quota limitata della produzione globale di cotone, circa il 2%. La call chiede nuovi processi compatibili con le attrezzature tessili esistenti, miglioramento di proprietà come tenacità, elasticità, resistenza termica, durabilità e prevenzione del rilascio di microplastiche lungo il ciclo di vita.

La Coordination and Support Action

Accanto alle dodici call tecnologiche il Work Programme prevede anche una Coordination and Support Action: Sostenere l’industria nella transizione verso prodotti e processi bio-based sostenibili e circolari (HORIZON-JU-CBE-2026-CSA-01). È una linea non tecnologica la cui funzione funzione è diversa da quella di Flagship, IA e RIA: finanzia la costruzione delle condizioni di sistema perché l’industria europea possa effettivamente “switch to bio-based”. Il progetto dovrà identificare barriere tecniche, di mercato e regolatorie che frenano l’adozione di materie prime, processi e prodotti bio-based, consultare imprese non bio-based o solo parzialmente bio-based in almeno tre settori industriali rilevanti per la transizione verde, analizzare casi studio e buone pratiche replicabili, creare un forum tra industrie bio-based, fornitori di biomassa, investitori, decisori pubblici, retailer, utilizzatori finali e public procurers, elaborare roadmap settoriali e trasversali per ridurre il rischio percepito dell’investimento e facilitare l’ingresso delle soluzioni bio-based nei mercati tradizionali. È, in sostanza, la call che lavora sul contesto: accettazione, domanda, competenze, de-risking, policy e raccordo tra la bioeconomia già attiva e il resto del sistema industriale. Proprio per questo contribuisce agli obiettivi di uptake di mercato, attrazione di investimenti e rafforzamento della capacità del settore bio-based europeo.

Sostenibilità dimostrata, non dichiarata

Il punto più rilevante del Work Programme è il modo in cui l’Europa chiede di dimostrare la sostenibilità. Tutte le proposte RIA e IA devono descrivere la biomassa utilizzata, la sua origine geografica, il rispetto dei limiti ecologici locali e il contributo al rafforzamento delle catene del valore europee. Il programma si aspetta, salvo casi limitati di campioni per test, feedstock prodotto o generato e processato negli Stati membri o nei Paesi associati a Horizon Europe.

Non basta dichiarare che una soluzione è verde. Le proposte devono includere valutazioni ex ante delle prestazioni ambientali e, per le azioni IA e Flagship, task o work package dedicati a valutazioni ex post tramite metodologie di Life Cycle Sustainability Assessment. Dovranno essere considerati clima, efficienza delle risorse, zero pollution, circolarità, impatti su aria, acqua e suolo, benchmark, standard, certificazioni e, dove pertinente, potenziale di carbon capture, use or storage.

CBE JU richiede inoltre un multi-actor approach: produttori primari, gestori di biomassa, imprese di trasformazione, brand owner, utilizzatori finali, operatori del waste management, consumatori, enti di ricerca, territori e comunità locali devono essere coinvolti in modo coerente con il progetto. È un passaggio e un messaggio decisivo perché la bioeconomia circolare non deve emergere solo dalla tecnologia ma dall’allineamento tra disponibilità della biomassa, logistica, accettabilità sociale, mercato, regolazione e investimento.

Il contesto delle imprese italiane

Per il sistema produttivo italiano CBE JU 2026 apre opportunità in più filiere: agroindustria, chimica verde, cosmetica, detergenza, carta, legno-arredo, packaging, tessile, materiali compositi, economia forestale, gestione dei rifiuti organici, biotecnologie industriali. La dimensione dei progetti, soprattutto nelle Flagship, richiede partenariati robusti e capacità finanziaria, ma le Innovation Actions e le RIA possono essere rilevanti anche per PMI innovative, centri tecnologici, università, cluster territoriali e imprese manifatturiere con una chiara traiettoria di scale-up.

La chiave sarà la capacità di leggere i bandi come verticalizzati sulla politica industriale. Prodotti migliori, processi scalabili, filiere più resilienti, business case solidi, compatibilità regolatoria, riduzione del rischio di investimento e accesso al mercato. Il linguaggio è quello del Green Deal ma l’architettura è quella della competitività: portare in Europa capacità produttiva bio-based, ridurre dipendenze fossili e importazioni critiche, creare valore nelle regioni e rafforzare le catene industriali.

Tre domande operative

Chi intende candidarsi deve partire da tre domande operative. La prima: la tecnologia è sufficientemente matura? Una Flagship richiede TRL 8 a fine progetto e quindi una capacità industriale quasi pronta al mercato. Una IA richiede dimostrazione almeno a TRL 6-7. Una RIA consente invece di lavorare su soluzioni meno mature ma comunque orientate a validazione e applicazione. La seconda: la filiera della biomassa è credibile? Origine, disponibilità, logistica, stagionalità, qualità, costi e sostenibilità devono essere dimostrabili. Senza una catena di fornitura credibile il progetto rischia di indebolirsi anche se la tecnologia è interessante. La terza: esiste un mercato verificabile? Le proposte dovranno presentare business case, business model e, per le Flagship, un vero business plan con analisi economico-finanziaria. NPV, investimenti, costi operativi, penetrazione di mercato, rischi regolatori e target applicativi sono parte della valutazione.

Una direzione chiara

La call CBE JU 2026 conferma la direzione: la bioeconomia esce dal contesto di una nicchia sperimentale è diventa componente della competitività europea. Il passaggio richiesto è dal progetto pilota alla catena del valore, dal materiale promettente al prodotto conforme, dal residuo alla materia prima, dalla sostenibilità dichiarata alla sostenibilità misurata.

I progetti vincenti saranno quelli capaci di combinare tecnologia, biomassa, territorio, industria, regolazione, mercato e impatto ambientale in un’unica proposta coerente.

SCOPRI ALTRI ARTICOLI IN EVIDENZA

Nuovi orizzonti

Neet: quando il talento incontra l’opportunità
La call “Vivere il talento” lanciata da Fondazione Tim creerà nuove opportunità per l'orientamento dei giovani esclusi dal sistema educativo.…
L’incubatore che aiuta lo sviluppo di “Infiniti Mondi”
Il bando mira a sostenere la fase di startup di dieci nuove imprese culturali e creative attraverso un percorso di…
Da Crea Media una nuova call europea per i produttori di videogiochi
Il sostegno previsto dal bando rafforzerà lo sviluppo di videogiochi e le esperienze immersive di qualità da parte delle società…

“La nostra mission consiste nel dotare i lettori di un magazine in grado di decifrare il vasto mondo della gestione d’impresa grazie a contenuti d’eccezione e alla collaborazione con enti pubblici e privati.”

“La nostra mission consiste nel dotare i lettori di un magazine in grado di decifrare il vasto mondo della gestione d’impresa grazie a contenuti d’eccezione e alla collaborazione con enti pubblici e privati.”

Resta aggiornato. Iscriviti alla Newsletter Acta.

Versione digitale della testata cartacea Acta Non Verba, registrata presso il Tribunale di Napoli n. 2815/2020 del 23/6/2020.
Direttore responsabile: Mariano Iadanza – Direttore editoriale: Errico Formichella – Sede legale: Viale Antonio Gramsci 13 – 80100 Napoli
Per comunicazioni e contatti scrivere a: redazione@actanonverba.it

ActaNonVerba ©2024 – Tutti i diritti riservati – Developed by Indigo Industries

ActaNonVerba ©2024
Tutti i diritti riservati
Developed by Indigo Industries

Sign Up to Our Newsletter

Be the first to know the latest updates

Whoops, you're not connected to Mailchimp. You need to enter a valid Mailchimp API key.

Accedi o iscriviti alla piattaforma

Completa il Captcha risolvendo questo semplice problema:

Cliccando sul tasto "Iscriviti" sottintendi la lettura dell'informativa privacy ed il consenso alla memorizzazione dei tuoi dati nel vostro archivio secondo quanto stabilito dal regolamento europeo per la protezione dei dati personali n. 679/2016, GDPR.
(Potrai cancellarli o chiederne una copia facendo esplicita richiesta a info@actanonverba.it)